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Spaccio, allarme dal Viminale

Basilicata

Sono aumentati del 3.500 per cento i reati connessi agli stupefacenti

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di ROSAMARIA AQUINO Sono aumentati del 3.500 per cento i reati di associazione finalizzati allo spaccio di sostanze stupefacenti in Basilicata. Una cifra esorbitante che salta fuori da un’indagine condotta dal ministero degli Interni. I dati sono emersi ieri sera, nella sala Bertazzoni della parrocchia Don Bosco, in occasione di un dibattito sul delicato tema giovani e droga, organizzato dal circolo Angilla Vecchia, che festeggia i vent’anni dalla sua fondazione. Al tavolo dei relatori, coordinati dal direttore del Quotidiano Paride Leporace, sociologi, autorità sanitarie, amministratori, forze di polizia, medici, pezzi di società che si sono confrontati su un problema - lo dicono i numeri - che ha impegnato una parabola in ascesa. Del Viminale e dell’assoluto allarme destato dalla sua ricerca, ha parlato il sociologo Michele Finizio, ponendo l’accento sull’ «inefficacia» di certe campagne informative, che spesso parlano un linguaggio molto distante da quello dei ragazzi. Il dibattito, seguito e partecipato da molte delle anime della comunità potentina, è seguito alla proiezione del cortometraggio “Soffio di vento” del giovane regista Giuseppe Gallucci, pensato otto anni fa e autofinanziato, dopo diverse richieste inevase alle istituzioni locali. Sulla scia della tragica fine della zia Cinzia, morta nel 1986 dopo un lungo periodo di tossicodipendenza, il regista potentino ha raccontato la storia di centinaia di ragazzi, «un’intera generazione» l’ha definita Leporace, che dagli anni ‘70 ha una «Spoon river» in ogni provincia. Dallo scandire degli interventi chi ne esce a pezzi è la famiglia. O perché complice e lasciva, come denuncia Fernando Barbaro, presidente dell’Associazione genitori della Basilicata, o perché abbandonata dalla filiera istituzionale, secondo il pensiero di don Italo Bilotti, parroco della chiesa, che invita a una «Cristoterapia», ossia al recupero dell’amore verso se stessi. La classifica che stila Giuseppina Agriesti, responsabile del Sert cittadino, induce a pensare che parecchio di questo amore si sia perso per strada. Incrociando pericolosità individuale e sociale degli stupefacenti, la dottoressa cita uno studio che mette in cima l’alcool, seguito a ruota da eroina, crack, metanfetamine, coca, tabacco e cannabis. Il Sert, così come le comunità terapeutiche sono solo la stazione di arrivo del consumatore occasionale che, secondo il parere degli intervenuti, ci mette ben poco a diventare dipendente. Vincenzo Martinelli, de L’Aquilone, ne sa qualcosa e aspetta fiducioso che dalla Regione arrivino risposte per la seconda struttura di recupero che da diversi mesi aspetta di essere inaugurata. Il dito è come sempre puntato sulla lontananza delle istituzioni, ma la storia raccontata dall’assessore cittadino alle Politiche sociali Donato Pace, che cerca lavoro per un tossicodipendente con precedenti per fargli cambiare vita senza avere alcuna risposta dalle sue conoscenze, rimanda all’indifferenza di un’intera città. Di indifferenza parlerà anche la dottoressa Assunta Basentini, psicologa del Tribunale dei minori, secondo la quale, negli anni, la lontananza della comunità da queste tematiche è addirittura aumentata. Aumentano, però, con percentuali da capogiro, anche gli arresti e i sequestri legati allo spaccio. Lo conferma con preoccupazione il capo della Squadra mobile Barbara Strappato, che ha raccontato con molta umanità gli aspetti più sociologici e delicati dell’attività di repressione della Polizia. Che fare? La proposta arriva dal presidente di Angilla Vecchia, Enzo Fierro: «una conferenza dei servizi che metta al centro la questione».

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