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Gasparetto: «Chiedo scusa a tutti»

Basilicata

Il brasiliano del Frascella Bng Real Team Matera rivive l'episodio dell'aggressione all'arbitro durante la gara col Giovinazzo e racconta la sua storia.

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di ANTONIO MUTASCI
MATERA - E' da qualche settimana sotto i riflettori per un gesto che non gli appartiene, ma che ha comunque segnato la sua carriera sportiva. Come giornale siamo stati i primi a condannare il suo gesto, ma allo stesso tempo, conoscendolo, abbiamo voluto dagli la possibilità di spiegare e di "redimersi" pubblicamente. Stiamo parlando di Andersson Gasparetto, il capitano del Frascella Bng Real Team Matera, reo di aver colpito un direttore di gara nella partita con il Giovinazzo e per la quale gli è stata comminata una squalifica di tre anni e mezzo.
«Vincevamo per 6-1. Dicevamo in continuazione di stare calmi e non fare fallo. Poco prima Osvaldo (Stigliano, ndr) aveva commesso un fallo su un giocatore del Giovinazzo. Poco dopo io ho intercettato la palla con il petto, portandomela in avanti. Un avversario ha gridato che avevo colpito la sfera con il braccio. L'arbitro che era alle mie spalle non poteva vedere nulla, ma ha comunque fischiato il fallo, ammonendomi. Ed è stato un momento. Non ho capito più nulla. L'ho colpito. Ancora oggi non capisco cosa ho fatto. In 22 anni di calcio non mi era mai successa una cosa del genere». «A fine partita, quando eravamo tutti più calmi, sono andato dall'arbitro per chiedergli scusa, lui ha accettato le mie scuse».
E' rammaricato quando racconta l'accaduto. Lui che crede in Dio. Lui che a fine interviste chiede di aggiungere questo importante particolare: «Sono cattolico. Credo in Dio. So che niente succede per caso. Anche se quello che ho commesso è un gesto sbagliato, credo che ci sia la mano di Dio. Spero che da una cosa così spiacevole nasca qualcosa di migliore. Anche da questo gesto ho imparato qualcosa. Nella vita non si finisce mai d'imparare: c'è da imparare da chi è più grande di te, ma anche da chi è più piccolo di te. Siamo degli esseri umani e possiamo sbagliare. Mi pento e mi scuso di quello che ho fatto».
Da quella partita la vita di Gasparetto, non solo quella sportiva è cambiata. «In sei anni qui a Matera ho preso solo due giornate di squalifica. Una la scorsa stagione l'ho presa solo perché ero in diffida e non volevo saltare una gara importante. In questo caso ho sbagliato, ma credo che tre anni e mezzo siano troppi».
Una squalifica del genere lascia un segno indelebile. «Sono stato e sto ancora molto male per tutto ciò. Ho trovato in mia moglie il conforto. Anche la mia famiglia in Brasile mi è stata molto vicina. Poi anche tutti gli amici materani oltre che i compagni di squadra. Mi stanno aiutando molto. Comunque volevo chiedere scusa a tutti i tifosi e a tutti gli sportivi materani. E devo chiedere scusa anche a me stesso. Questa squalifica mi ha tolto molte cose: mi manca l'allenamento con i compagni, vivere la settimana, mi manca la partita. Sto comunque continuando a seguire la squadra per stare assieme ai miei compagni».
La storia di Gasparetto, però, inizia in Brasile dove inizia a giocare a calcio a 11 nella squadra della sua città, nell'Umuarama in serie A. Dopo due stagioni da centrocampista di calcio a 11, passa al calcio a 5, dove scopre questa disciplina che non abbandonerà più. Dodici stagioni nella serie A brasiliana per poi passa alla Lazio, nella serie A1 italiana. Dopo sette mesi nella capitale, nel 2005 Nino Crapulli prende il suo cartellino e lo porta a Matera. «Avevo un contratto per tre anni con la squadra di Crapulli, ma non è stato difficile continua a restare in questa splendida città. Matera mi è piaciuta sin da subito. E' una città tranquilla con tanta brava gente. Non ho mai voluto andar via da Matera anche perché ho instaurato delle ottime amicizie. Persone come Osvaldo Stigliano, Nico Latorre e Fabio Volpe oltre a essere ottimi giocatori e buoni compagni di squadra, sono anche amici speciali fuori dal campo. Un rapporto particolare l’ho creato con Esutachio Rondinone: non solo un allenatore ma anche un grande amico. Adesso però tornerò in Brasile. Devo laurearmi. Per essere allenatore in Brasile c'è bisogno della laurea in Scienze Motorie e a me manca un anno. In verità volevo finire la mia carriera da calciatore qui a Matera per poi restare come allenatore per dare una mano alla società. Adesso torno in Brasile, ma spero di tornare quanto prima. E se torno in Italia, vuol dire che verrò a Matera. Per me l'Italia è Matera». «Da grande voglio fare l'allenatore. Il mio sogno p quello di allenare in Serie A di calcio a 5 in Italia. Mi piace anche tanto lavorare con i giovani. Il calcio a 5 è la mia vita».
Adesso la speranza è che la squalifica possa essere ridotta, ma fino ad allora Gasparetto non potrà svolgere alcuna attività. Nel frattempo il brasiliano saluta tutti e rivolge un ultimo ringraziamento: «Voglio ringraziare il presidente Nico Taratufolo, il diesse Antonio Quaranta che mi hanno dato fiducia e mi hanno chiamato per giocare con loro. Ringrazio anche Eustacchio Rondinone e tutto lo staff tecnico della squadra. Ringrazio tutti. Ringrazio Matera». Sembra quasi un addio, ma speriamo che sia un arrivederci.
a.mutasci@luedi.it

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