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Startup potentina a Tel Aviv
«Il futuro è all’estero»

Basilicata

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DALLA Potenza Valley alla Silicon Bay. E’ il viaggio di Giuseppe Morlino, un informatico lucano di 34 anni che ha studiato e vive a Roma. Se ha ragione lui, in un futuro assai prossimo non toccheremo più i nostri Smartphone. Basterà un soffio, o uno schiocco di dita, o uno sfioramento per interagire e far funzionare questi gioiellini della tecnologia che portiamo nelle nostre tasche. «Le applicazioni sono innumerevoli» spiega Giuseppe, che ha portato Snapback (questo è il nome della sua società) al Dld Tel Aviv Innovation Festival. Giuseppe Morlino ha vinto la partecipazione al Tel Aviv Bootcamp, uno dei più importanti appuntamenti internazionali di settore in programma dal 14 al 19 settembre qui a Tel Aviv. In questi giorni le startup vincitrici si presentano a investitori e a grandi player del settore. Snapback è costituita da un team di giovanissimi, sei soci e tre collaboratori. Giuseppe è in Israele «non per cercare soldi. O almeno, non solo per quello», dice pochi istanti prima di presentare la sua startup a una platea di rappresentanti di fondi venture capital.

Il futuro di Snapback? «Il futuro di Snapback sarà all’estero. Stiamo cercando una sede internazionale per sviluppare il nostro progetto e valutiamo l’ipotesi di andare in California, ma siamo pensando anche a New York e Singapore. Certo, non andremo nella Silicon Valley, lì i costi sono troppo alti. Al massimo potrebbe essere Silicon Bay, un po’ più a sud».

Cosa speri di ottenere da questa opportunità che ti offre Tel Aviv?

«Non penso ai finanziamenti che pure ci servirebbero molto, ma in questo momento mi interessano particolarmente le connessioni che posso creare intorno al mio progetto».

Ma senza soldi come si fa?

«Il mio è un progetto finanziato da soci. Certo che ci interessa incontrare finanziatori, ma soprattutto ci interessa che la comunità internazionale degli sviluppatori lavori con la cassetta degli attrezzi che gli forniamo noi con Snapback così da moltiplicare il numero delle applicazioni. Ora ci troviamo a Tel Aviv, pensa solo quante applicazioni possibili potrebbe avere Snapback per il sabato in Israele. In questo paese il sabato ci sono ascensori si fermano ad ogni piano per non costringere il passeggero a schiacciare il pulsante».

Insomma, l’obiettivo è trasformare la tua visione da software a hardware.

«Così è accaduto per le schede grafiche. All’inizio la grafica era software, ma poi la richiesta è stata tale da trasformare tutto in hardware con le schede grafiche».

Dal touch al touchless. Sarai l’uomo che sarà ricordato per averci tolto dalle mani lo smartphone?

«Non so, ma mi piacerebbe sviluppare anche altri progetti dopo Snapback».

Snapback è una startup in fase di sviluppo e di lancio. Come ti sostieni?

«Con i soldi che avevo messo da parte. Io e i soci abbiamo investito soldi nostri in questo progetto. Per questo cerchiamo investitori».

Porti la fede, sei sposato. Tua moglie che ne pensa?

«Mi sostiene. Per dare impulso alla mia attività mi ha anche proposto il viaggio di nozze a Singapore».

* vice caporedattore Corriere del Mezzogiorno (tratto da Corriere.it)

 

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