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Gli Area in piazza per “Terra”
Musica contagiosa nell’ora di punta

Basilicata

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GLI AREA tornano a Matera per Terra. La trasmissione Zazà, condotta da Piero Sorrentino,  che da piazza San Giovanni ha chiuso il palinsesto della festa MateRadio 2014, ha ospitato ieri dalle 13 il ritorno materano degli “Area - International Popular Group”, a presentare l’ultima creazione “Terra. Un’opera rock su Lampedusa”. Coi musicisti Farinetti, Tofani, Micheli e Paoli. La voce di Lucia Vasini. Per la regia di Velia Mantegazza. Sostenuta dal fonico Sachias Re. E grazie ai testi d’autori contemporanei: Massimo Carlotto, Gianni “Frankenstein” Sassi, Cristina Bergo, Tinini Mantegazza, Cora Coralina e Giusi Nicolini. Dove il dramma vissuto quotidianamente a Lampedusa è evocato in raccontato in tutta la sua imponenza. Dove il dramma vissuto giornalmente a Lampedusa “non è che esempio emblematico dell’emergenza sociale”, che in realtà emergenza mai si sarebbe dovuta chiamare. Dove il dramma vissuto a Lampedusa è da leggere nella dimensione globalizzata del “neocolonialismo in terra d’Africa e in Medio Oriente”. Vasini è l’interpreta che simbolizza il nuovo percorso della musica degli Area. Fatto di brani del repertorio tradizionale dell’esperto gruppo e nuove composizioni. Quando la necessità dell’impegno si fonde con l’arte. A dire del presente e delle sue sfaccettature. Una performance fatta di progressive e teatro, un’opera teatrale a detta degli ideatori. Lucia Vasini legge scritti già sentiti. Anche perché il tema, analizzato nella sua accezione più vasta, naturalmente parla di viaggio (che una volta i medium trombettavano dicendo “della speranza”), di tradizioni africane, del fucile occidentale buono a prendersi le terre di tutti i Sud. Togliendo spazi naturali e propri d’altri popoli. E ricorda le disperate vicende dei nostri mari. Fino all’abbraccio ai pescatori lampedusani che cercano di salvare i vivi e sono costretti a pescare morti.

Le chitarre dure e impressioniste, tutti gli strumenti degli Area a intervalli cadenzano le vite. Per sconfiggere le sbarre che costringono “clandestini” africani, rumeni, albanesi, arabi. Senza motivo.

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