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Una mensa in odore di camorra
Interdittiva antimafia per la Sistesi srl

Basilicata

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POTENZA - Per la Prefettura di Cuneo c’è il rischio di «condizionamenti (...) da parte della criminalità organizzata» napoletana. Per questo a luglio l’amministrazione di Lauria ha deciso di recedere dal contratto stipulato per la gestione del servizio mense nelle scuole, proprio come aveva fatto Poste Italiane per alcune delle sue sedi tra cui Potenza. Ma il Tar Basilicata non sembra darci molto peso, e ha già sospeso gli atti impugnati dalla ditta, in attesa che a Roma decidano se annullare anche l’informativa antimafia a monte.

E’ bufera sulla Sistesi srl, una ditta specializzata nella ristorazione collettiva con sede legale in provincia di Cuneo e operativa a Napoli, in via Camaldolilli 120.

Al centro, stando a quanto rilevano i giudici del Tar del Lazio, che per primi si sono occupati del caso agli inizi di luglio bloccando il recesso dal contratto con le Poste, c’è il «legame di affinità tra uno dei soci della società ricorrente ed il suocero, cugino di un noto esponente della criminalità organizzata locale». Per quanto il suocero in questione, cugino del boss, non sia stato mai sottoposto a procedimenti penali per mafia. Più alcune «ulteriori circostanze di rilievo indiziario ed indiretto in ordine alla possibile (ma allo stato, non certa) sussistenza di possibili condizionamenti dell’attività imprenditoriale svolta dalla ricorrente da parte della criminalità organizzata».

Ad evidenziare questi presunti collegamenti con la malavita è stata la Prefettura di Cuneo nell’«informativa ostativa antimafia» emessa nei confronti della Sistesi srl il 24 aprile.

Ma anche i giudici lucani del collegio presieduto da Michele Perrelli, consiglieri Giancarlo Pennetti e Pasquale Mastrantuono, si sono mostrati dello stesso avvisodei colleghi romani, e hanno rinviato la discussione nel merito della questione a febbraio garantendo la possibilità alla ditta di avviare il servizio di refezione a Lauria con l’avvio dell’anno scolastico.

Il Comune guidato dal sindaco Gaetano Mitidieri non è l’unico che anche di recente ha avuto rapporti con la Sistesi srl. L’anno scorso infatti la ditta è subentrata in molti degli appalti che prima erano gestiti dalla Puliedil srl, già finita nel mirino del pm Henry John Woodcock che da Napoli ha ripreso un vecchio filone d’indagine avviato quand’era ancora in servizio a Potenza. All’epoca non erano mancate le occasioni in cui il pm anglo-napoletano si era prestato come “rincalzo” per i sostituti della Procura di Lagonegro, dove alcuni posti da sostituto risultavano scoperti da tempo. E proprio a Lagonegro nel 2010 la Puliedil era già incappata in un controllo incrociato di Nas di Potenza e Agenzia per la sanità pubblica, allargato anche a due scuole di Maratea.

A distanza di tre anni sono arrivati gli arresti per i vertici della ditta del patron Nicola Summa (in seguito liberato dal Riesame) più alcuni presunti amministratori compiacenti, e le perquisizioni per altri, come il sindaco di Lagonegro Domenico Mitidieri, accusati di corruzione.

Secondo gli inquirenti Mitidieri avrebbe chiuso un occhio in cambio dell’assunzione di «persone da lui segnalate» sul fatto che alla Puliedil mancasse un requisito «inderogabile» stabilito dal bando di gara. La ditta avrebbe dovuto avere «almeno due automezzi da adibire al trasporto dei pasti muniti dei requisiti sanitari». Invece l’amministrazione avrebbe preso per buona al posto delle prescritte autorizzazioni sanitarie  un’autocertificazione dove venivano indicati due numeri di targa, identica in tutto e per tutto, quindi anche i numeri di targa degli automezzi, a quella presentata in un altro comune.

Ma tra Sistesi e Puliedil c’è molto di più che una ricca eredità di appalti sparsi in mezza Italia. Tant’è che a capo della prima c’è un altro Summa, Simone, figlio di Nicola e già indagato col padre nell’inchiesta condotta dal pm Woodcock. Inoltre la sede operativa di via Camaldolilli 120 a Napoli coincide con la sede legale della seconda. Come pure identico è il legale che assiste l’una nel ricorso davanti ai Tar di Lazio e Basilicata e quello che ha difeso i vertici dell’altra dalle accuse della procura napoletana. 

Se ne riparlerà a novembre quando i giudici romani valuteranno fino a che punto la Prefettura di Cuneo si è fatta suggestionare da quegli indizi che a primo acchito non sono apparsi molto convincenti. Intanto anche i contratti per la sede delle Poste di Potenza e le scuole andranno avanti, a scanso di suoceri, cugini delinquenti e dei loro «possibili condizionamenti».

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