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Processo contro gli ex vertici del Consorzio industriale
Antezza e Folino testimoni in aula

Basilicata

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POTENZA - Ha risposto alle domande delle parti in aula il deputato Vincenzo Folino, ieri mattina in Tribunale a Potenza per testimoniare nel processo contro i vecchi vertici del Consorzio industriale del capoluogo. Con lui sono sfilati anche la senatrice Maria Antezza, l’ex consigliere regionale Emilia Simonetti, e gli ex presidenti del collegio dei revisori dei conti e del consiglio d’amministrazione Donato Pafundi e Giovanni Di Pilato.
Folino, che all’epoca del travagliato commissariamento del consorzio era assessore regionale alle attività produttive, era stato già sentito dal pm Francesco Basentini durante le indagini. Quando il caso è esploso anche in Consiglio regionale dove non sono mancate polemiche.
Il deputato autosospeso dal Pd ha precisato il senso di alcuni giudizi espressi sul caso. Per il resto è stato acquisito il verbale con le sue dichiarazioni agli investigatori, come pure per la senatrice Maria Antezza, che da presidente del Consiglio regionale aveva competenza sulle nomine negli organi sociali del Consorzio.
Più articolata è stata la deposizione di Pafundi che pur essendo rimasto in carica molto poco ha spiegato il meccanismo di assegnazione dei lotti, che avveniva secondo un criterio temporale e avrebbe voluto modificare lui stesso.
A giudizio in tutto ci sono 12 persone, tra cui l’ex presidente Mario Vasta, l’ex consigliere d’amministrazione, che oggi siede in consiglio regionale, Paolo Galante, più Donato Scavone, Angelo Ruggiero, Rocco Sarli, Alessandro Geraldi, Mario Cerverizzo, Nunzio De Canio, Pompeo Pisani, Graziano Gerardo, Alfredo Rocco e Rocco Tramutola.
Per loro le accuse vanno a vario titolo dall’abuso d’ufficio al peculato, per una vicenda che si riferisce all’utilizzo delle risorse economiche del Consorzio per lo sviluppo industriale di Potenza, tra il 2007 e il 2008, da parte degli stessi componenti del cda.
L’indagine è stata condotta tra il 2007 e il 2008 dai militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Potenza che hanno preso le pratiche gestite nello studio di Rocco Tramutola: commercialista, ex assessore al bilancio del Comune capoluogo in una delle giunte guidate da Gaetano Fierro, nominato presidente del collegio dei revisori dei conti del Consorzio nel 2007. Assieme a Nunzio De Canio e un altro consulente associato alla sua “firma” Tramutola avrebbe esercitano una certa influenza sulle attività e sulla gestione dell’Asi.
Tra le vicende al vaglio dei giudici del collegio del Tribunale di Potenza c’è anche quella della ditta del genero del presidente del Consorzio industriale di Potenza, Mario Vasta, per cui il termine concesso per versare il prezzo per un lotto industriale di 3mila metri quadri alla fine sarà stato tre volte quello concesso agli altri. Una delibera di aggiudicazione arrivata a tempo record, sei giorni dopo il deposito della richiesta, a cui sono seguiti due anni solo per attivare le procedure di esproprio dei terreni, perchè non era stato ancora presentato il progetto esecutivo. Poi la corsa a marce forzate per l’assegnazione definitiva e le autorizzazioni necessarie per realizzare le opere previste, nonostante in Consiglio regionale fosse stato già disposto lo scioglimento degli organi dell’ente per cattiva amministrazione. Con uno sconticino nel mezzo sul prezzo di riferimento per il suolo, che era stato stabilito in via generale, e un ulteriore ribasso poco prima della firma della convenzione.
Canovaccio simile per la vicenda della Stes Due srl di Rocco Zafarone che si sarebbe aggiudicata un lotto di 5mila metri quadri nell’area di Tito nonostante i ritardi nel deposito della documentazione necessaria e una serie di anomalie fatte passare per buone. Qui «l’istigatore» sarebbe stato Nunzio De Canio dato che la Stes Due era tra suoi clienti.
Poi c’è la spesa di 15mila euro per l’assistenza legale nel ricorso al Tar contro la decisione del Consiglio regionale di commissariare il Consorzio, e la delibera del presidente della Giunta che la rendeva operativa. Soldi «distratti dalle finanze dell’ente pubblico», secondo l’accusa.
Per la vicenda del ricorso al Tar sono a processo per peculato anche i revisori dei conti che hanno cercato di giustificarsi spiegando che quelle spese per gli avvocati risultavano richieste da Mario Vasta «a tanto autorizzato dal consiglio di amministrazione».
L’udienza è stata rinviata al 10 dicembre per proseguire con l’audizione dei testimoni dell’accusa.

l.amato@luedi.it

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