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In manette i pusher di San Rocco
Spacciavano eroina tra Scampia, Tolve e Potenza

Basilicata

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POTENZA - Sono partite da un esposto anonimo recapitato in Questura a ottobre del 2012 le indagini della squadra mobile di Potenza, che ieri hanno hanno portato all’arresto di 6 persone e all’obbligo di dimora per la settima, mentre un’altra ancora è risultata irreperibile.
In carcere sono finiti Vito Colangelo, 35, e Marco Porzio, 27, entrambi di Tolve, con il 25enne napoletano Giovanni “Gio’” De Rosa, considerato il loro refentente nel Lotto G di Scampia, casamatta, almeno fino a qualche anno fa, del clan degli scissionisti.
Resteranno ai domiciliari, invece, se non presteranno il consenso al braccialetto elettronico, il tolvese Luigi Lorato, 24, che ieri è stato fermato a Verona, e il napoletano Luigi Attrattiva, 50.
Il gip di Napoli Pietro Carola su richiesta del pm Urbano Mozzillo ha disposto anche il divieto di dimora per il titese Laviero Salvia, 36, e i domiciliari per il potentino Flavio Viola, già detenuto in esecuzione di un’altra misura cautelare.
Inoltre, stando a quanto reso noto ieri mattina in una conferenza stampa nella Questura di Potenza dal vicequestore vicario, Dario Sallustio, dal capo della Squadra mobile potentina, Carlo Pagano e dal capo della sezione antidroga Marcello Pantone - risultano indagate altre 25 persone.
Per quasi tutta l’accusa è di spaccio di droga, perlopiù eroina, pura fino all’80%, ma anche cocaina, hashish e marijuana che veniva acquistata nei famigerati supermarket della droga di Napoli e poi riveduta tra Tolve, Tito e il capoluogo. Poi c’è chi è stato individuato come un consumatore-cliente dei presunti pusher, ma di fronte agli investigatori ha negato di conoscerli e di aver mai acquistato droga da loro, e adesso rischia un processo per favoreggiamento.
L’inchiesta è stata soprannominata “Sotto il santo” perché spesso i cilindretti con cui sono confezionate le dosi, venivano venduti vicino al santuario di San Rocco. Ma anche in piazza Mario Pagano, sempre a Tolve, dove il ritrovo era alla «fontana».
I fatti risalgono alperiodo tra maggio e novembre del 2013.
«Marco Porzio e Vito Colangelo - scrive il gip Carola - si sono recati costantemente nel comune partenopeo per rifornirsi di quantitativi di sostanze stupefacenti che hanno poi venduto e/o ceduto ad assuntori residenti nella provincia di Potenza. L’attività di intercettazione operata nei loro confronti ha fornito la conferma che entrambi gli indagati sono stati sempre alla ricerca di autovetture per recarsi nelle piazze di spaccio del territorio partenopeo».
A volte erano proprio i clienti a prestare un’auto pulita, in cambio di qualche dose. Ma in qualche occasione risulta che la sostanza sia stata trasportata anche su mezzi pubblici.
Sono stati diversi i consumatori tra Potenza e Tolve che hanno confermato di aver acquistato eroina da Colangelo e Porzio, e li hanno riconosciuti in fotografia. Molti dei quali hanno dichiarato di essere già in cura al Sert. Eppure non è mancato chi soltanto pochi giorni dopo averli accusati è tornato a cercarli per comprare qualche dose.
Le intercettazioni hanno fatto il resto, e gli investigatori hanno avuto gioco facile a riconoscere le voci e il tipico frasario in codice, per cui le siringhe diventano «giraviti» e così via.
Diversi tra i presunti pusher, come Porzio e Davide De Carlo, avrebbero condotto una vera e propria doppia vita lavorando di giorno come ambulante, e spacciando nel tempo libero.
C’è anche chi come Viola avrebbe adottato degli elementari escamotage per non destare troppo nell’occhio, come muoversi soltano in piena notte: «Ai tempi nostri. Alle 3 le 4 di mattina... sempre».

l.amato@luedi.it

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