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Violenza su una minorenne disabile
L'episodio a gennaio in un casolare di Pignola

Basilicata

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LA semplicità del sorriso, la tenerezza di ogni suo gesto e quel suo vedere il mondo come un luogo bello. Questa era Alice - il nome è di fantasia - per alcuni che l’hanno conosciuta e incontrata prima di quella terribile sera di 9 mesi fa. Poi Alice è cambiata. Niente più sorrisi e abbracci da donare a chi la incontrava. Alice si è ripiegata su se stessa e si è trincerata dietro un muro di silenzio. Un cambiamento che ha stupito chi la conosceva e le voleva bene. In tanti a domandarsi: chissà cosa le è successo? Domanda che solo ieri ha trovato una risposta.
Risposta che ha dei nomi e dei cognomi: Massimiliano Calvello, 24 anni di Pignola, e Giovanni Marchese, 19 anni di Potenza.
Sono loro quelli che hanno cambiato e stravolto il mondo di Alice.
Alice che la sera del 17 gennaio scorso è stata portata in un casolare abbandonato ed è stata violentata.
Una violenza - atto di per sé già terribile - aggravato dal fatto che Alice è una ragazza minorenne affetta da un lieve ritardo mentale.
Ed è sul quel ritardo mentale che hanno fatto forza Massimiliano Calvello e Giovanni Marchese da ieri sono agli arresti domiciliari perché accusati di violenza sessuale di gruppo.
E dire che quel 17 gennaio Alice, residente vicino il comune di Pignola, era uscita in compagnia della cugina - i genitori gliela avevano affidata - e di un’amica perché in paese c’erano i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio.
Doveva essere una serata tranquilla e spensierata. Si è trasformata in un incubo.
Alice con la cugina e l’amica incontrano Massimiliano Calvello e Giovanni Marchese. Con loro ci sono altri due ragazzi, di cui uno minorenne.
A un certo punto il gruppo si avvia verso un casolare abbandonato che si trova nelle vicinanza del campo sportivo.
I due ragazzi che oggi sono ai domiciliari entrano con Alice in quel luogo. La cugina, l’amica e gli altri due - che sono stati segnalati - rimangono fuori. Sanno o immaginano quello che sta per accadere? Perché né la cugina né l’amica hanno impedito ad Alice di entrare o perché l’hanno lasciata andare da sola con quei due? Gli agenti della Squadra mobile, diretta da Carlo Pagano, faranno luce anche su questo. Intanto i quattro sarebbero già stati iscritti nel registro degli indagati.
Senza che nessuno dei quattro battesse ciglio Alice, che mai avrebbe potuto neanche lontanamente immaginare cosa le sarebbe potuto accadere - un pensiero lontanissimo da lei anche per quel suo deficit - è entrata in quel casolare con il ventiquatrenne e con il diciannovenne. Di loro si fidava e il pensiero che il male esiste non faceva proprio parte - e forse non lo fa ancora oggi - del suo essere.
Una volta dentro i due hanno avuto gioco facile proprio per la condizione mentale della ragazza.
Massimiliano Calvello, senza neanche il bisogno di ricorrere ad atti di forza fisica, ha preso e violentato Alice. Poco distante Giovanni Marchese con in mano il cellulare faceva luce in quel posto buio. Poi sarebbe toccato a lui abusare della ragazza. Per fortuna così non è stato. Mentre i due stavano per darsi il cambio Alice è uscita da quel casolare. Fuori la cugina, l’amica e altri due ragazzi. Possibile che nessuno abbia notato qualcosa di strano?
Alice torna a casa apparsa molto scossa e riesce a fare capire alla mamma che è accaduto qualcosa di brutto. La donna porta immediatamente la figlia in ospedale dove i medici l’hanno visitata, accertando la violenza - e l’hanno anche medicata.
Come da protocollo è stata subito avvisata la Polizia.
Sono cominciate le indagini. Gli agenti della Mobile hanno raccolto diverse testimonianze e hanno anche interrogato, alla presenza di uno psicologo, Alice.
Un lavoro investigativo non facile che però alla fine ha dato i suoi frutti.
Alla fine, la Procura della Repubblica di Potenza, diretta da Luigi Gay, ha chiesto e ottenuto dal gip gli arresti domiciliari per Massimiliano Calvello e Giovanni Marchese.
Sarebbe bello sapere che Alice prima o poi riuscirà a ritrovare quel suo sorriso.

a.giammaria@luedi.it

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