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Varese, operai lucani vivevano come schiavi
in un ostello della disperazione

Basilicata

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POTENZA - Quando è arrivata la Finanza l’acqua era già iniziata a salire per l’esondazione del vicino fiume. Eppure in 12 operai di Francavilla in Sinni, più 4 stranieri, si sono rifiutati di abbandonare il loro ostello abusivo, da cui partivano ogni giorno per andare a lavorare in Svizzera. E l’imprenditore, un 48enne sempre di Francavilla, di fronte alle forze dell’ordine ha ammesso candidamente di non avere i soldi a causa della crisi per offrire ai suoi dipendenti un alloggio vero.
Sono stati sgomberati dal sindaco di Germignaga gli operai lucani scoperti dalle forze dell’ordine mercoledì sera nella zona industriale del piccolo paese in provincia di Varese, a due passi dal Canton Ticino.
“Vivevano come schiavi”, è il commento che hanno fatto in tanti vedendo le immagini di quel capannone adibito a dormitorio. Completamente abusivo. Con un impianto elettrico di fortuna, che avrebbe potuto generare un corto circuito in qualsiasi momento.
Il titolare della ditta, che ha una sede nel milanese e una filiale oltreconfine, l’aveva affittato diversi mesi fa, e da allora gli investigatori pensano che abbia ospitato la sua manovalanza, persino bambini, in condizioni a dir poco degradate.
Il sospetto di caporalato trapela in maniera distinta, intanto la denuncia per abuso edilizio è stata già avviata. Perché all’interno della struttura erano stati realizzati dei locali per accogliere gli ospiti con lettini, cucina, e bagni che di igienico avrebbero avuto ben poco.
All’ingresso, campeggia ancora una scritta con la vernice che riporta il nome della “B.N costruzioni”. E invita a «busare» alla porta affianco.
Il nome della “B.N costruzioni generali srl” era già balzato alle cronache locali due anni fa in un’indagine dei carabinieri di Verbania per una presunta turbativa d’asta orchestrata da un imprenditore di Francavilla utilizzando le società intestate alla moglie e alla figlia con sede a Romentino, in provincia di Novara, e a Chiaromonte. A insospettire i militari era stato il fatto che le offerte di due imprese all’apparenza così lontane fossero state compilate con la stessa calligrafia.
«Sono esterrefatto». Ha dichiarato il giovane sindaco di Germignaga Marco Fazio (Pd) dopo la scoperta degli operai nascosti nel capannone, che non volevano andarsene nemmeno di fronte all’acqua che continuava a salire. «Le stanze all’interno erano state sistemate bene, ma in una condizione di pericolosità e totale illegalità. Mi colpisce molto che dei lavoratori, nel 2014, per poter sopravvivere debbano emigrare al confine con la Svizzera e vivere nascosti dentro una fabbrica».

l.amato@luedi.it

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