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Quella colata di cemento
attorno alla sopraelevata

Basilicata

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POTREBBE essere alto oltre 9 metri, oscurare il paesaggio ed essere pericoloso per i cittadini, visto il punto particolare in cui dovrebbe sorgere, incrociando ferrovia, ponte Musmeci e rampa di accesso all’autostrada. E’ quanto sostiene la sezione di Potenza di Italia nostra Onlus, associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico della nazione.
Il palazzo in questione sorgerà sulle ceneri del deposito Perretti, primo rivenditore di elettrodomestici in città, ormai abbattuto. Per Italia nostra, però, c’è più di qualcosa che non torna. Ecco perché hanno, due mesi fa, presentato all’Ufficio urbanistica del Comune di Potenza la richiesta di accesso agli atti. Il Comune ha risposto che dovevano attendere il consenso dell’impresa “Arcasensa”.
Consenso che a oggi non è ancora giunto. L’auspicio di “Italia nostra” è che l’accesso agli atti possa avvenire.
I dubbi dell’associazione riguardano sì l’eventuale deturpazione del paesaggio ma soprattutto i pericoli che la vicinanza ad altre strutture comporta in caso di terremoto o altre calamità naturali.
Domanda Paolo Donadio, della sezione di Potenza: «Sono state rispettate tutte le norme urbanistiche che riguardano le distanze da ferrovie, ponti e strade? Sono stati rispettai i vincoli paesaggistici? E le norme stradali europee?».
Domande alle quali l’associazione vuole solo risposte. Niente di più. Un confronto diretto con l’amministrazione affinchè si illustri il progetto. Per l’area coinvolta una prima difficoltà potrebbe riguardare l’accesso all’edificio, «sperando – continua Donadio - che non sia dalla rampa che da viale Marconi conduce alla rotatoria nei pressi di Ponte Musumeci, nè nelle prossimità dello stesso ponte», con gravi conseguenze sul traffico cittadino, all’incrocio già di per sé congestionato. Altra questione è poi l’estetica della costruzione, «così mastodontica e non conforme all’aspetto e ai volumi del manufatto precedente, che inoltre non era nemmeno invasivo dello spazio limitrofo, di proprietà delle Fal». All’associazione risulta strano l’ ottenimento dell’autorizzazione a costruire tra uno snodo stradale e l’asse ferroviario, nonché a pochi metri di distanza dal Ponte Musumeci, ritenuto una grande opera monumentale di arte contemporanea. Ecco perché torna a chiedere, anche a mezzo stampa, l’accesso agli atti, per poter verificare eventuali autorizzazioni. Insomma, per Italia nostra sarebbe l’ennesima inutile colata di cemento che non fa altro che convalidare l’idea di una città brutta, grigia e urbanisticamente caotica. Oltre, ovviamente, alle questioni pratiche che riguardano le costruzioni «abnormi» in zone altamente sismiche a e rischio idrogeologico. «Pur rispettando tutte le normative sulle costruzioni antisismiche, il problema resta la stretta vicinanza a ponte, autostrada e incrocio, attraverso una rampa già molto stretta che a questo punto andrebbe anche allargata».

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