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Il leone ostaggio di soldi e giunte
La storia di un'opera che divide i potentini

Basilicata

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UN leone simbolo di coraggio ma anche di discordia. Singolare è la storia della scultura bronzea che in questi giorni divide l’opinione pubblica di Potenza.
Il gusto estetico è certamente soggettivo, ciò che più interessa, tuttavia, è la vicenda che ruota intorno a un’opera d’arte oggetto nel tempo di numerose peripezie. Il ruggito di un leone rampante non è stato placato dalla lentezza di un iter burocratico, e l’orgoglio dell’artista che l’ha ideato e plasmato non è stato soffocato dal succedersi di amministratori locali ignari del risveglio del felino.
Il racconto dal contorno fiabesco ha come principale protagonista Vito Natalino Giacummo, docente di scultura e fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Milano. L’artista di origini lucane nel 1999 cura a Firenze una mostra dal titolo “Maestri dell’Accademia”.
Orgoglioso dei suoi natali, istituisce all’interno della Biennale una sezione lucana.
«Non ho mai dimenticato di essere di Potenza - sottolinea con fierezza Giacummo».
Gaetano Fierro, all’epoca sindaco di Potenza, partecipa alla collettiva e apprezza le opere di Giacummo al punto da spronarlo a creare qualcosa per la sua amata terra d’origine. Da questo momento in poi inizia una vera e propria avventura. La Lottomatica bandisce un concorso nazionale i cui proventi del gioco sono destinati o alla realizzazione di un’opera d’arte o alla costruzione di una struttura sportiva.
Giacummo su invito del sindaco Fierro partecipa per Potenza e Matera e alla fine ottiene la maggioranza.
L’arte e la cultura al primo posto, dunque, poi se l’obiettivo è la collocazione di un’opera al centro della città, come non dare ampio spazio alla preparazione accademica e alla creatività. Peccato che anche i più lodevoli propositi incappano in difficoltà economiche. Non è certo la mancanza iniziale di fondi a fermare l’artista che procede «spedito sino alla nascita di un’opera monumentale di quattordici quintali, creata con la tecnica della fusione a cera persa».
«La cifra messa in palio dalla Lottomatica - spiega Giacummo - si aggirava sui trenta milioni circa e poteva servire solo per una scultura di piccole dimensioni, meno di un metro. Di mia tasca allora ho quadruplicato la somma, altrimenti avrei fatto solo le zampe del leone. Il valore attuale dell’opera è di centocinquanta mila euro».
L’ingente investimento economico non tiene conto della scadenza di mandato di Gaetano Fierro, e cade inevitabilmente nel dimenticatoio. «L’opera è stata consegnata nel 2006 ma tecnicamente bisognava prenderla - continua l’artista - l’originaria collocazione della scultura era davanti al Teatro Stabile, nel bel mezzo di piazza Prefettura. A seguito del restauro della piazza, invece, il leone appare non conforme allo stile adottato da Gae Aulenti e sono stato costretto a prendere in affitto un locale che lo custodisse».
Un leone in gabbia, insomma, che prima o poi sarebbe scappato.
«Il Comune ha quasi ultimato i pagamenti nei miei riguardi - afferma Giacummo - mi devono ancora circa seimila euro. Solo che nessuno ha preso posizione sulla collocazione definitiva del leone».
Un’opera in itinere dalla nascita è il caso di dire. Poi se si tiene conto del fatto che il leone ha il capo prominente, l’equilibrio senza un solido basamento è instabile.
«Nel mio disegno originario il leone doveva essere uno gnomone del Meridione - conclude l’artista - un collettore di energia solare per la piazza».
La mancanza di equilibri e armonia nel capoluogo di regione deriva dall’assenza di un catalizzatore di energie? Si potrebbe compiere l’esperimento.

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