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Poche librerie, edicole chiuse
Basterà un touch?

Basilicata

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L’ISTAT ci ha comunicato in questa settimana che nell’ultimo anno la quota di lettori di libri, dai 6 anni in su, è scesa dal 43 al 41,4%. L’indagine ha messo in evidenza che a leggere sono di più le donne e che il contesto “ambientale” influisce, notevolmente, sulla propensione alla lettura.
Però c’è un dato che dovrebbe farci riflettere e che merita, soprattutto in Basilicata, un supplemento di riflessione. Al sud solo il 29% della popolazione, oggetto dell’indagine, ha dichiarato di avere letto almeno un libro nell’ultimo anno. Persino le isole fanno meglio del sud peninsulare con il 31 per cento. Dal 2010, nel Mezzogiorno, abbiamo perso il 5% dei lettori.
E di quel 29%, solo il 6% è composto da lettori forti, cioè da chi legge più di 12 libri all’anno.
La Basilicata in questa classifica è al terzultimo posto, con il 69,6% di persone che nell’ultimo anno non ha letto neppure un libro. Peggio di noi solo Puglia e Sicilia.
Se estendessimo questo tipo di approfondimento alla lettura anche dei giornali quotidiani riscontreremmo, purtroppo, un risultato più o meno simile, con solo il 34% della popolazione che dichiara di leggere un giornale quotidiano, almeno una volta a settimana.
Con Matera capitale della cultura 2019, per noi lucani, la questione della partecipazione culturale non può essere derubricata a problema secondario.
In molti nostri comuni si fa fatica a tenere aperte persino le edicole e, anche in presenza di norme che hanno liberalizzato la vendita in altri esercizi, va detto che ciò non avviene perché di fatto non si legge più.
Recentemente in diversi piccoli centri delle nostra regione si sono chiuse edicole e si fa fatica a trovare riviste un po’ più ricercate persino nei due capoluoghi.
Nella nostra regione mancano librerie delle grandi catene nazionali e le resistenti e coraggiose librerie indipendenti fanno davvero fatica ad andare avanti.
Inoltre, va detto, che le storiche “cartolibrerie” dei nostri centri reggono, per quello che possono, solo per la vendita dei libri scolastici e con difficoltà sempre crescenti, in considerazione del progressivo ridimensionamento demografico che interessa il territorio lucano.
Eppure le statistiche non riescono a rendere in maniera plastica la drammaticità di quei numeri. Perché è del tutto evidente che, siamo in presenza di un problema per la nostra stessa democrazia, di un problema che riguarda la partecipazione delle persone alla vita sociale e pubblica nei diversi contesti.
Siamo, quindi, chiamati a porci il problema di un sistema di promozione e di spazi per la diffusione della lettura. Non possiamo pensare che il valore della carta di un libro o di un giornale possa essere sostituito in tutto e per tutto dalla tastiera o dal “touch” o che siano, prevalentemente, i “social” a plasmare le nostre opinioni, con tutte le bufale che girano in rete.
Sono, questi, elementi che rischiano di pregiudicare alla fondamenta il principio democratico del diritto alla scelta.
A fine 2013 l’allora Presidente del Consiglio Enrico Letta, nella legge di stabilità, inserì la norma per la detraibilità delle spese destinate all’acquisto di libri.
Una misura importante, che ha avuto, purtroppo, una serie di difficoltà burocratiche per la sua applicazione che ne hanno inficiato la stessa efficacia. Eppure sono convinto che bisogna ripartire da lì.
Uno strumento, quello fiscale, che può e deve aiutare lettori e librai. Così come una vera riforma dell’editoria non può non porsi il problema della diffusione e distribuzione dei giornali, anche nei piccoli centri.
Da qui al 2019 dobbiamo porci, proprio per le ragioni più profonde che ci pone l’essere territorio della capitale europea della cultura, l’obiettivo di incrementare il numero dei lettori “forti” e “deboli” di smuovere quella classifica, di assumere una leadership nel Mezzogiorno. Far si che sin dal primo ciclo scolastico si promuova il valore della lettura.
Gianni Rodari affermava: “Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo.” In questo momento storico, in cui le matite sono sinonimo di libertà, dovremmo avere maggiore consapevolezza della drammaticità di questi numeri e del valore della lettura.

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