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Vincenzo Catalano racconta
Auschwitz e Birkenau

Basilicata

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AD Auschwitz e Birkenau non è necessario cercare il dolore. E’ lui che ti trova e ti assale. Vincenzo Catalano, il fotografo barese che nel 2008 per la prima volta è entrato nel celebre campo di sterminio, si è lasciato assorbire da quel sentimento e lo ha trasformato in immagine. Forni crematori, camerate, spazi aperti, fosse comuni immortalate a colori hanno descritto il dramma dell’umanità. Gli scatti esposti nell’ex ospedale di S. Rocco sono 300, sui 5000 complessivi del fotografo pugliese. Per la la Soprintendente Marta Ragozzino: «E’ un punto di vista diverso su luoghi che tutti dovremmo conoscere». Biagio Lafratta, della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici: «Un incontro fortuito, quello con Catalano, che ha condotto a questo bellissimo allestimento che verrà visitata anche dalle scolaresche. L’ex ospedale dovrà ospitare altre iniziative ospitando anche progetti sulla memoria della città con un archivio storico multimediale». Il viaggio nelle tenebre dell’umanità, per Catalano, ha preso colore ed è diventato racconto e al tempo stesso appello ai valori della libertà. «C’è grande interesse per questa mostra (che chiuderà fra un mese, ndr.) anche in molte altre città europee - spiega Catalano che nel frattempo sta lavorando ad un progetto sulla vita di Gesù di Nazareth. La mostra è stata allestita seguendo la stessa struttura del campo di concentramento. «Auschwitz 1 è la caserma che oggi ospita il museo e Birkenau è il campo di sterminio, a tre chilometri dal corpo centrale -- spiega Catalano - Mi piace raccontare la storia attraverso la fotografia, dar voce alle immagini». Lo sguardo di Catalano si è mosso lungo le tracce di quel dramma, leggendo anche concetti come la speranza che pur di intravedeva. Lo descrivono le foto dei disegni che i genitori polacchi facevano per i loro bimbi rinchiusi nel lager. Immagini di bambini in fila, colorate, per evitare l’oblìo cui li avevano costretti i nazisti. In tanti non sono tornati ma ancora oggi, spiega Catalano (mentre descrive anche gli scatti esposti nella corte dell’ex ospedale di S. Rocco con un omaggio ai bambini vittime di quella ferocia), camminando a Birkenau si rischia di calpestare un paio di occhiali, qualche oggetto, che la terra restituisce, così come le ossa delle vittime, ormai calcificate nel tempo e diventate piccole pietre che illuminano la notte dell’ex campo di sterminio. Basta uno sguardo e l’orrore è tutto lì. Basta uno scatto e il passato torna con il silenzio della morte.

a.ciervo@luedi.it

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