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«Nuovo teatro? Non è questo il momento»
L’ex assessore sull'uso dei 7 milioni disponibili

Basilicata

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Grazie all’architetto Luigi Acito per aver aperto la discussione sul recupero del Teatro Duni.
Ma sarebbe un grave errore affrontare questo argomento senza inquadrarlo nel tema più ampio degli spazi culturali della città. E senza tenere conto del cammino verso il 2019.
Aveva già avviato la discussione l’avvocato De Ruggieri con la sua proposta per un nuovo teatro a Matera. E già la Commissione cultura del Consiglio comunale aveva affrontato l’argomento in diverse sedute volute opportunamente dal suo presidente Morea.

Provo a identificare alcuni elementi dai quali non si può prescindere se si vuole aiutare l’Amministrazione comunale a prendere, come deve, una decisione ponderata.
Innanzi tutto un quadro dei contenitori culturali utilizzabili per le arti performative (è limitativo oggi parlare semplicemente di “teatro”). Matera ha un insieme invidiabile di spazi pubblici: il teatro Comunale, il Kennedy, l’Auditorium del Conservatorio, Casa Cava, il teatro della Martella, la Cava del Sole. Poi c’è il Duni che, però, è di proprietà privata. Anche se ha ragione Luigi Acito quando scrive che “un documento così importante della città, anche se privato, appartiene all’intera comunità e questa ha il dovere di occuparsene, salvaguardandone l’architettura e la funzione di luogo per lo spettacolo e la cultura”.
In secondo luogo, bisogna pensare a quali sono e saranno gli utenti di questi spazi. E la risposta non può essere limitata al territorio materano che non sarebbe sufficiente a garantirne una fruizione economica. Dobbiamo ragionare in termini più ampli allargando lo sguardo sia in termini di domanda che in termini di offerta. E quindi rientrano in questo ragionamento il Mercadante di Altamura, mirabile esempio di intervento dei privati, lo Stabile di Potenza, l’Orfeo di Taranto, il Petruzzelli di Bari, il Kismet di Bari con la sua grande apertura ad una visione moderna delle arti performative.
Infine ci sono le considerazioni legate alla designazione a Capitale europea della cultura 2019, partendo da quella fondamentale: c’è un prima e un dopo la fatidica data del 17 ottobre 2014. Con tutto quello che ne consegue. Il presidente del panel di esperti che ha nominato Matera è stato chiarissimo: il dossier che ha portato alla vittoria è un “contratto”. Che sarà utilizzato dalla commissione per valutare gli avanzamenti del programma degli eventi e delle infrastrutture. E nel dossier si parla di “rete dei teatri” finanziata per 7 milioni di euro attraverso l’FSC, da poco resi disponibili dalla Regione. Ma, soprattutto, il dossier individua i criteri ai quali attenersi per l’individuazione e la realizzazione degli interventi.

E’ bene ripeterli: privilegiare il recupero alle nuove costruzioni, Pensare spazi che siano coerenti con la filosofia, le pratiche e i progetti culturali previsti, Pensare alla sostenibilità economica, sociale e ambientale; prevedere con attenzione i costi di gestione e di funzionamento, Prediligere interventi “leggeri” e reversibili, a bassa definizione architettonica, Coinvolgere tutti i quartieri della città, non solo il centro storico. Proporre delle soluzioni progettuali che servano come osservatorio privilegiato per le città e le organizzazioni che in Europa affrontano sfide simili.

Se si tiene conto di queste premesse le scelte conseguenziali sono facili. Ragionando in termini di area vasta, l’insieme dei contenitori che ho elencato esclude per il momento la necessità, meglio, l’opportunità della costruzione di un nuovo teatro. Abbiamo un grande patrimonio pubblico da valorizzare.

Ecco come immagino che si potrebbero destinare i 7 milioni disponibili grazie anche alla sensibilità del Sindaco Adduce che su 24 milioni della rimodulazione dei Pisus ne ha riservato quasi un quarto ai contenitori culturali. Restituire alla città e al territorio il teatro Comunale riportandolo alla sua dignità originaria. Potrebbe essere accorpato alla Mediateca provinciale per essere utilizzato anche come piccolo centro congressi. Il Kennedy potrebbe essere ristrutturato e utilizzato in chiave di centro per le arti performative dedicato alla zona sud della città e al suo vicino liceo artistico. Un intervento sulla Cava del Sole per darle in modo permanente i servizi necessari. Un discorso a parte merita l’”arca del Prometeo” di Renzo Piano prevista dal dossier di candidatura. Si tratta anche in questo caso di rimanere nel filone del recupero e riuso. Non è un vero e proprio teatro. E’ uno spazio musicale ideato da Piano per ospitare l’opera scritta dal compositore Luigi Nono ed eseguita da Claudio Abbado.

Una grande cassa armonica, ispirata alla forma di una barca, che ospita 400 spettatori avvolti letteralmente dalla musica. Era nata per essere un’opera di architettura itinerante, ma dopo essere stata rimontata una sola volta, giace in un magazzino del milanese. Il suo riutilizzo a Matera, oltre ad essere un’intelligente operazione di recupero, sarebbe un omaggio due persone cui Matera deve molto, Renzo Piano e Claudio Abbado, e ad un grande compositore del 900, Luigi Nono.

Resta il tema affrontato da Luigi Acito. Il Duni. Sono d’accordo con lui quando scrive che “una Capitale della cultura non può ignorare questo monumento della modernità”. Occorre trovare una soluzione attraverso la quale il Comune possa intervenire per la sua ristrutturazione senza fare un regalo ai suoi proprietari, ma garantendo che allo sforzo finanziario necessario corrisponda il tempo dell’utilizzo pubblico. Infine, si dovrebbe lasciare una somma per poter predisporre un teatro tenda che consenta di proseguire le attività durante i lavori.
Tutto ciò non esclude che un domani si crei lo spazio per un nuovo teatro. Anzi me lo auguro. Ma non è questo il momento.
E’ necessario ora aprire una discussione ampia con gli operatori e con la cittadinanza per arrivare ad una decisione condivisa. Ma dobbiamo fare presto.

*ex assessore comunale alla Cultura a Matera e nel Comitato Matera 2019

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