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Opere incomplete
Protestano cittadini e sindaci

Basilicata

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NOVA SIRI - Non sono mancati i politici, al corteo di protesta per il mancato completamento dei lavori della ss 106, ma soprattutto non sono mancati i cittadini. Quelli che stanno vivendo sulla propria pelle i danni di una grande opera tanto attesa ma incompiuta. C’è il proprietario di un distributore di benzina ora tagliato fuori dal mondo (nel senso letterale del termine: la strada di accesso alla sua struttura è ora un vicolo cieco). C’è la signora che per mesi si è disperata, perché costretta a convivere con un cantiere stradale a un passo dalla sua cucina. C’è il ristoratore che mette il suo logo su uno striscione che dice tutto: “Non uccidete il nostro futuro”. «E se ci avessero coinvolti prima - spiega l’imprenditrice Antonella Latronico, animatrice del corteo e del Comitato che lo ha organizzato - forse non saremmo arrivati a questo punto». In effetti la sensazione è proprio quella di essere arrivati troppo tardi. Tra un po’ il cantiere principale chiuderà, e il timore è che ciò accada prima che possano vedere la luce le tante opere accessorie decisive per il territorio, come quella dell’ex 106 ora ridotta a un vicolo cieco, o il ponte sul Torrente San Nicola, o gli accessi diretti ai lidi di Rotondella e Nova Siri, che renderebbero il centro di Nova Siri unico accesso al mare (praticamente un caos, in estate). Tante le cose sul piatto, tante le risposte che si attendono dall’Anas. Non solo da parte del Comune di Nova Siri, ma anche di Rotondella e Rocca Imperiale. E se c’è una cosa positiva che salta agli subito agli occhi, in questa manifestazione, è l’unità che si è venuta a creare. Tra i diversi Comuni, innanzitutto, ma anche tra le parti politiche. Hanno preso la parola, con unità di intenti, anche il senatore Carlo Chiurazzi (Pd) e l’onorevole Cosimo Latronico (Fi), entrambi di Nova Siri. Dopo il richiamo all’unità del sindaco di Rocca Imperiale, Giuseppe Ranù, ha preso la parola Vito Agresti, sindaco di Rotondella, richiamando «L’esigenza di aprire subito un tavolo romano, poiché la questione riguarda più Regioni».
«Chiediamo che siano rispettate le realizzazioni indicate in sede di progetto – ha detto il Senatore Chiurazzi - anche laddove non c’era una prescrizione finanziaria. Ma quello che è scritto deve essere realizzato perché c’era un impegno. Non vogliamo chiudere qui la partita». L’onorevole Cosimo Latronico ha richiamato l’esigenza di garantire gli accessi al mare e far rivivere la ex 106 (attuale complanare), invitando i primi cittadini a concepire il tutto come una positiva occasione per valorizzare le aree. Come quella della complanare, «Dal torrente San Nicola al Toccacielo, che ora potrà riqualificarsi come area archeologica e ambientale, liberata dal fardello della statale. E sarebbe bello inserire in contrattazione anche la possibilità di realizzare un unico grande lungomare tra i tre Comuni».
Ha concluso Eugenio Stigliano, sindaco di Nova Siri, che ha sottolineato come le situazioni di oggi siano conseguenze di errori del passato, in particolare della fase di contrattazione dei fondi di compensazione. «Per soli 650 mila euro hanno sventrato una collina e cambiato la sorte di tante nostre attività commerciali. C’è chi, altrove, si è fatto compensare con opere concrete e molto utili ai territori, non con piccole somme che non possono ripagarci». La posizione è in parte affine a quella che ha voluto esprimere al Quotidiano il consigliere Provinciale Pino Ferrara. «Si pagano gli errori della politica. Bisogna lottare per la soluzione più positiva, e per questo io sono al fianco di cittadini e operatori, ma la soluzione ottimale non si potrà più avere. Bisognava agire meglio nei tempi opportuni: toccava alla politica ma anche alle associazioni di categoria, che forse avrebbero dovuto giocare un ruolo più attivo». A non generare troppo ottimismo è la vicenda della vicina Policoro, «A cui da vent’anni manca uno svincolo per la zona artigianale. Oggi Nova Siri paga quello che ieri ha pagato Policoro e che, invece, non ha pagato Scanzano. Lì, evidentemente, sono stati più abili nel far pesare le esigenze del territorio».

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