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Non possiamo rinunciare a San Gerardo
La festa di Potenza, uno stop and go

Basilicata

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POTENZA - La città è un po’ triste di questi tempi. Il dissesto, la crisi politica, la crisi economica, i tagli e i numeri che si mescolano a tira e molla amministrativi. Speranza in giro davvero poca, «si respira nell’aria».

Ecco perché c’è bisogno, dice Gennaro Favale, di trovare il momento giusto e cercare di andare oltre. Presidente dell’associazione Portatori del Santo, da anni un pezzo fondamentale della festa patronale, che con concerti, stand e iniziative nelle scuole, accompagna il viaggio della città verso il Santo Patrono, a ridosso del 30 maggio.

«Rinunciare anche a questo, no». Perché, ribadisce contagioso, solo la festa patronale può essere il punto di rinascita. «Un sorriso, ce n’è bisogno. E poi identità».
Uno stop and go, insomma.

«Credo che chiunque in città dovrebbe pensare di poter fare qualcosa per distribuire un po’ di gioia».

San Gerardo l’occasione.

«La festa patronale è il momento in cui possono cadere divisioni e pregiudizi. Se non funziona in questa occasione, sarà difficile che la città si rialzi in un altro momento».

Ne parlano tutti, ma poi qual è il bene della città?

«Per me significa fare qualcosa per la comunità, mettendo in conto il rischio di rimetterci e senza aspettarsi nulla».

E come Portatori ci avete rimesso?

«Ci siamo trovati in una situazione paradossale, per la “colpa” di aver anticipato nel 2013 le risorse del Comune».

Sul contributo del Municipio agli eventi legati alla festa patronale ci sono sempre state gran confusione e molta polemica.

«Nel 2013, con piazza Prefettura in ristrutturazione, e il bisogno di rimodulare le presenze (e relativi introiti) in un’altra area del centro, il Comune ha accettato di sottoscrivere metà dei contratti con gli artisti in cartellone. Una formula per sostenere gli eventi, senza che i soldi passassero per l’associazione privata: il rapporto era Ente-artisti. Ma a pochi giorni da San Gerardo, con biglietti aerei già pagati e cartellone chiuso, il Comune non aveva ancora liquidato i cachet e gli artisti minacciavano di non venire. Per non far saltare tutto, e rimetterci le spese già sostenute, ci siamo proposti di anticipare la quota dell’ente».

Che, mi pare di capire, è rimasta un credito.

«Dal maggio 2013, in più occasioni, abbiamo chiesto quel credito. Una nota del sindaco Pietro Campagna diceva che sarebbe stato inserito nel bilancio di previsione 2014. Ma poi è arrivato il dissesto e ora ci tocca reclamare la somma (12 mila euro) ai commissari liquidatori».

Quanto vi costa mettere in piedi la festa?

«Le quattro giornate in cui sono impegnati i Portatori (i concerti, il tradizionale pranzo, la cantina, le iniziative per famiglie e bambini, ndr) costano circa 60 mila euro. Lo scorso anno siamo riusciti a coprire 50 mila euro tra sponsor, merchandising e autotassazione».

Dal Comune nessun contributo economico?

«Tranne che nel caso del 2013, per cui siamo in credito, e un sostegno nel 2005 ottenuto sempre con pagamento diretto agli artisti, nessun contributo. Massima collaborazione e disponibilità su logistica, ma fondi no. Ecco perché la vicenda del 2013 è per certi versi mortificante: ci troviamo in difficoltà per aver dato disponibilità ad anticipare».

E quest’anno come andrà a finire?

«Cominciamo dal clima da costruire, ma tutti, davvero, non solo i Portatori».

Manca poco, a pensarci.

«Da mesi mettiamo giù progetti, concorriamo a bandi, ricerchiamo partner e sostenitori, non solo economici. Ma la prima consapevolezza è che proprio questo bisogno di speranza deve indirizzare il clima della festa».

Cambio di target?

«No, anzi. Di più. Un allargamento, con maggiore spazio per bambini e famiglie».

Qualche idea in cantiere?

«A settembre scorso avevamo chiesto al Comune di poter essere per alcuni mesi “custodi” del tempietto di San Gerardo. Avremmo voluto realizzare un tour del Santo tra i quartieri e le contrade, così da organizzare in ogni parte della città un momento dedicato. Occasione per fare comunità, per rilanciare la partecipazione popolare».

Troppo tardi per partire?

«No, non è tardi. Certo, maggio è dietro l’angolo».

Nel frattempo su altri fronti vi muovete in autonomia.

«Vogliamo affiancare alla Cantina del Portatore (stand di distribuzione di prodotti locali e musica popolare, ndr) uno spazio per i bambini. Coinvolgeremo le scuole ancora di più, non solo per le tradizionali “lezioni” sulla festa patronale, ma magari per realizzare pezzi di artigianato, angoli di potentinità».

In tempi di Expo la festa non è male come occasione di promozione territoriale.

«Abbiamo candidato il progetto al ministero dell’Agricoltura. Non abbiamo ottenuto il finanziamento, ma siamo primi per punteggio tra i lucani. Questo ci incoraggia, l’idea è buona, può funzionare».

Anticipiamola, allora.

«Lasciando l’atmosfera più popolare alla Cantina del Portatore, si potrebbero allestire bistrot o spazi di enogastronomia più ricercata nei vicoli e in angoli del centro».

Vetrina per gli operatori, ristorazione per turisti.

«E quel senso di coraggio che tante presenze potrebbero consegnare, un po’ di respiro».

Il Folk Festival cambierà?

«Stiamo seguendo più strade per la ricerca fondi, ma è incredibile sapere che dopo anni siano gli artisti da ogni parte del mondo a candidarsi».

Quest’anno l’associazione compie 18 anni. Cosa si aspettano i Portatori dalla maggiore età?

«Che la città ci sia, che ci dia aiuto, che ci proponga idee e migliori le nostre. Vorremmo, con tutta questa gente attorno, essere parte della ripartenza».

s.lorusso@luedi.it

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