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Il caso Pallotta: le conclusioni dopo l’autopsia
Non si evidenziano colpe, servono approfondimenti

Basilicata

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«E’ una situazione in cui mai avrei pensato e voluto trovarmi», dice Adamo Gerardi. La condizione di un marito che si ritrova senza più sua moglie, persa all’improvviso sotto i suoi occhi, mentre era ricoverata all’ospedale San Carlo di Potenza. E che ora si sente schiacciato da una giustizia dai tempi troppo lunghi e dagli esiti incerti. Che non riesce a dare risposte neppure dopo l’autopsia e un lavoro d’indagine durato diversi mesi.

Il caso è quello di Annamaria Pallotta che, quando è morta nel reparto di Malattie infettive lo scorso 13 luglio, aveva solo 38 anni.

Nei giorni scorsi è stato consegnato alla famiglia di Annamaria e al suo legale, Fabio Di Ciommo, l’esito degli esami autoptici disposti il giorno successivo l’improvviso decesso della donna di Lavello. E quanto è emerso ha aggiunto altra amarezza a una storia dolorosa e, al momento, ancora incomprensibile. Perchè è vero che Annamaria era affetta da una malattia autoimmune (Les), ma è altrettanto vero che quella malattia era sempre stata tenuta sotto controllo. E Annamaria non era una persona che trascurava la sua salute, anzi. Era precisa e metodica nei controlli e nel seguire le cure. Quindi la causa della sua morte non è certamente quella malattia. O almeno non solo quella.

Dopo mesi di lavoro, il medico legale Aldo Di Fazio, nelle sue conclusioni ha ritenuto di non poter evidenziare «elementi di colpa professionale nella gestione del caso». Ma trattandosi di un caso con importanti implicazioni specialistiche «si ritiene indispensabile consigliare l’acquisizione di un ulteriore parere medico specialistico nelle tre branche internistiche (malattie infettive, reumatologia, medicina interna), al fine di meglio verificare la correttezza delle terapie effettuate e delle cure prestate».

Una relazione che resta come sospesa a metà, perchè non accusa, ma neppure toglie completamente ogni dubbio sui medici e i sanitari tutti che seguirono Annamaria Pallotta nel corso dei diversi ricoveri che si susseguirono nel giro di pochi mesi. Anzi, si pone l’accento su diversi aspetti che meriterebbero un’analisi più approfondita. Quasi a dire: la gestione del caso, sotto diversi profili, potrebbe non essere stata proprio esemplare.

«Si consiglia al giudice - spiega Adamo Gerardi - di continuare ad approfondire il caso consultando altri specialisti. Perchè qualcosa, anche durante le settimane precedenti potrebbe non essere andata nel verso giusto. Ma mi chiedo: non si poteva farlo direttamente in questi mesi? Così si allungheranno ulteriormente i tempi. Noi al momento sappiamo solo che la causa della morte di Annamaria è uno shock settico. Ma cosa l’ha causato continuiamo a non saperlo. Sicuramente andremo avanti, ma non siamo certo contenti. E’ questa una situazione in cui mai avrei voluto trovarmi».

«Onestamente - ha dichiarato il legale della famiglia Pallotta, Fabio Di Ciommo - le conclusioni del Ctu non ci soddisfano affatto, sia dal punto di vista metodologico che nel merito. Se Di Fazio ritiene che sia indispensabile approfondire la vicenda in ben tre branche specialistiche, allora poteva, fin dal conferimento dell’incarico o nelle fasi successive, farsi autorizzare dal pm alla nomina di medici esperti in questi settori. D’altronde - continua - questa è la prassi nella quasi totalità di casi complessi come quello della signora Pallotta. Il suo resta così un lavoro parziale e incompleto, che non ci attendevamo dopo tanti mesi in cui ha potuto svolgere la perizia. Di certo noi non ci fermiamo e percorreremo tutte le strade possibili, in sede penale e civile, per avere giustizia. Confidiamo, chiaramente, in una pronta integrazione alla perizia di Di Fazio, disposta dal pm, affinchè si riesca a fare chiarezza su una morte che si poteva e doveva evitare».

Il fascicolo per omicidio colposo resta quindi ancora contro ignoti e ora al pubblico ministero Maria Alessandra Pinto toccherà il compito di decidere se disporre o meno altri approfondimenti, così come consigliato dal medico legale.

Certo è che la famiglia di Annamaria, ancora provata per una morte così improvvisa, non si sarebbe aspettata di dover vivere anche il lungo calvario alla ricerca di risposte.

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