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I due materani e la app milionaria
Così l'Italia conquista la Germania

Basilicata

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La storia di Christian Sarcuni, 29 anni, materano, può essere raccontata ricorrendo a più livelli di lettura. Quello classico lo vede cervello in fuga, ma neanche tanto: Basilicata-Bologna, dove si laurea in tre anni con il massimo dei voti in Scienza di internet.

Un'altra chiave di lettura può essere quella del riscatto: Christian è figlio di due impiegati statali, dunque il suo sogno che si realizza può essere, nell'Italia degli scandali 2015, uno sprone per i tanti ragazzi meritevoli benché sforniti di un papà ministro. Sfata anche la litania del familismo amorale che vivaddio, dal Trota a scendere, da qualche anno non è più marchio esclusivo delle faccende meridionali (curioso che la teoria di Banfield affondasse le sue radici, come noto, proprio in Lucania).

Gli euroscettici e i diversamente autarchici vedranno in Christian il paladino di una revanche contro la Merkel. Perché?

La app che Sarcuni ha creato appena dopo la laurea – si chiama PizzaBo e permette di ordinare le pizze da casa – è diventata così appetibile in pochi anni (da 60mila ordini gestiti nel 2010 ai quasi 2 milioni nel 2014) che il colosso tedesco delle prenotazioni on line, Rocket Internet, nel suo piano di crescita su scala mondiale ha deciso di rilevarla al 100% per una cifra superiore ai 50 milioni, cifra che per adesso «non si può rivelare».

PizzaBo, ma il nome dovrà giocoforza perdere il riferimento geografico divenuto strettissimo in appena un lustro, è nata nella stanzetta di un gruppo di fuorisede dopo che «tornando a casa una sera – ha raccontato Sarcuni a Riccardo Luna su Repubblica, che oggi ha dedicato al caso una pagina intera e un richiamo in prima – vidi la casella della posta intasata di volantini: erano tutte offerte per consegna di pizze a domicilio. Mi dissi: ci deve essere un modo migliore per farlo».

Il modo migliore, Christian lo concepisce pensando a un servizio di prenotazioni online, in origine rivolto agli studenti – e infatti nelle città universitarie come Pisa, Padova, Parma, Ferrara e Milano sarà ben presto boom – ma da subito utilizzato senza distinzioni di età, ceto sociale e altro.

Chiama Livio Lanfranchi, suo coetaneo e concittadino che si occupa di marketing: Livio va letteralmente a bussare porta per porta alle pizzerie di Bologna.

«All'inizio ci prendevano per pazzi», hanno raccontato qualche giorno fa i due a Ballarò, che ha dedicato loro un servizio per raccontare l'Italia che ce la fa. A Riccardo Luna, che con Next sta dando protagonismo alla generazione degli innovatori e ha parlato di PizzaBo anche a The Innovation Game su RepubblicaTv, Sarcuni ricorda come nel «2009 ero alla ricerca di un lavoro, non volevo finire a fare lo sviluppatore, cercavo qualcosa di mio».

Altra chiave di lettura importante: non piegarsi a ciò che ci piove addosso, e soprattutto non piegarsi fino ad abbattersi se non arriva nulla, ma credere in un'idea e mettersi in gioco. Sembrano frasi fatte ma in questo caso è una lezione attualissima nel Sud campione di assistenzialismo e disoccupazione giovanile.

La conferma che quell'idea ha funzionato è nei numeri: entro il 2015 Christian e Livio contano di allargare la rete delle pizzerie collegate al sistema in «altre 20 città, a maggio tocca a Roma. Stiamo facendo assunzioni, prendendo persone anche da gruppi importanti. E poi non facciamo solo più pizze, ma anche kebab, cinese, sushi. Gestiamo gli ordini e incassiamo una percentuale, naturalmente la cosa funziona solo se i volumi sono alti».

La vendita a Rocket Internet è senza dubbio lusinghiera, ma non dev'essere bello consegnare il proprio gioiellino ad altri: «Mi dispiace che la nostra startup, una startup di pizze, oggi non sia più italiana».

L'accordo con i tedeschi, che per una volta prendono lezione dall'Italia anziché impartirgliene (mi accodo anch'io allo spirito revanscista, sì...), prevede che i due giovani di Matera lascino la società tra due anni. «A 31 anni andrai su un'isola di nababbi?», chiede Luna. «No, impossibile – risponde Sarcuni –. Farò un'altra startup. E mi piacerebbe aiutare i più giovani, vorrei diventare un angel investor».

Magari è un'occasione per tornare a Matera: nel caso, intitoleremo la sua storia “Cervelli in rientro”.

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