Salta al contenuto principale

Da Gela a Viggiano
Rivolta dei sindaci

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 3 secondi

I SINDACI della Val d’Agri prendono posizione rispetto alle notizie che si rincorrono sul trasferimento di 250 operai dalla Raffineria di Gela al Centro Oli di Viggiano. Ma la vicenda è più complessa di quello che si pensa. Innanzitutto i fatti: secondo gli accordi sottoscritti a novembre scorso tra Eni e Regione Sicilia, la compagnia si è impegnata a trasferire i lavoratori negli altri siti in cui è attiva Eni, in attesa dei lavori di riconversione della raffineria. E qualche giorno fa, il giornale regionale on line “Meridionews” ha dato la notizia di 250 trasferimenti a Viggiano. Ma, secondo fonti sindacali lucane al momento non ci sarebbe stato ancora alcun nuovo arrivo effettivo in Basilicata.
In Sicilia, però, pare che ai lavoratori sia già stato comunicato il trasferimento. E qualcosa inizierebbe a muoversi anche nell’indotto dell’area industriale di Viggiano. Tanto che i sindacati, in alcune aziende come Sudelettra, hanno già fatto richieste di incontri urgenti con le direzioni.
Si teme il peggio: che mentre si chiamano operai da fuori regione, quelli attualmente in attività possano essere messi in malattia. Ma è chiaro che la questione è così complessa da non poter essere affrontata caso per caso. C’è bisogno di una concertazione più grande.
Ed è per questo che si starebbe lavorando, anche in Basilicata, a un accordo tra Regione, sindacati ed Eni per regolamentare il prevedibile “sbarco” di operai siciliani a Viggiano (che ospita uno degli stabilimenti più importanti), in base a quanto sottoscritto in Sicilia a novembre scorso. Un pò come accaduto per le fabbriche Fiat, con trasferimenti da Pomigliano e Cassino: i lavoratori Eni verranno trasferiti non solo in Basilicata, ma ovunque la compagnia del cane a sei zampe abbia possibilità di impiegarli. Una forma di solidarietà interregionale a cui la Basilicata ha sempre dato il suo generoso contributo. A patto, chiaramente, che questo non si trasformi nell’ennesima mortificazione dei territori.
Certo, l’esodo dei siciliani alla volta della Val d’Agri non rappresenta una priorità. Da Gela sono stati chiamati, a esempio, lavoratori dalle aziende che hanno eseguito il lavori di ammodernamento della V linea del Centro Oli, e ancora di fermata dell’impianto. Ma in questo caso, pare si sia trattato di operai specializzati. Ad ogni modo, dai sindaci della Val d’Agri, si è alzato ieri un coro unico: si dicono preoccupati per il continuo e costante afflusso di operai e tecnici provenienti da fuori Regione. Ed è stato anche convocato un incontro con l’assessore Liberali, che si terrà domani, alle ore 11, al Comune di Viggiano, per affrontare la questione.
Gli amministrazioni sono compatti nel ritenere che l’arrivo di unità da fuori regione fossa ingenerare un malessere ancora maggiore su territori che fanno i conti con una grave crisi occupazionale, a dispetto delle grandi aspettative ingenerate da Eni per il proprio indotto. «Promesse non accompagnate da una adeguata risposta occupazionale “locale”, con una prevalenza manodopera e imprese esterne.
Per questo i sindaci della Val d’Agri propongono assunzioni dirette in Eni di lavoratori e tecnici della Val d’Agri e della regione Basilicata, a fronte di ripetuti dinieghi da parte della stessa multinazionale.
«Sarà questa l’occasione per Eni - cocnludono nella nota congiunta - di dimostrare, al pari di quanto garantito sinora alla Sicilia, se vorrà tutelare ed essere “sensibile” alla richiesta di un territorio che però sta dando molto di più alla nazione».

m.labanca@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?