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Gli spacciatori del lido
dietro l’attentato a Pascale

Basilicata

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POTENZA - Gli hanno sparato sotto casa, a Policoro, mentre tornava a casa dalla moglie e i figli con le buste della spesa. Un colpo di fucile calibro 12 caricato a pallettoni, per ricordargli i «debiti contratti» i suoi rifornitori di droga.
E’ quello che sostengono gli investigatori della Guardia di Finanza di Policoro due anni e mezzo dopo l’attentato a Davide Pascale, imprenditore 38enne e marito dell’ex consigliere comunale Veronica La Padula.
L’agguato del 2 ottobre del 2012 nel rione popolare di via Gonzaga è stato proprio lo spunto da cui sono partite le indagini sullo spaccio di droga nel metapontino che il 29 maggio hanno portato all’ordinanza di misure cautelari per dieci persone.
Ieri mattina davanti al Tribunale del riesame sono iniziate le udienze sui ricorsi presentati dalle difese dei destinatari del provvedimento del gip di Matera. Udienze che proseguiranno anche nei prossimi giorni.
Intanto dagli atti dell’operazione “Walker” emergono nuovi particolari come i nomi di altri tre indagati, per cui il pm a breve potrebbe chiedere il rinvio a giudizio: Pier Paolo Gizzi (fratello di Ivan, raggiunto da un obbligo di dimora a Policoro), Claudio Laviola, e Giuseppe Tucci di Scanzano Jonico.
«Sin dall’agosto del 2012 Davide Pascale era oggetto dell’attenzione della Guardia di Finanza di Policoro per questioni relative alla ricettazione di titoli postali contraffatti». Spiega il capitano delle Fiamme gialle Antonio Taccardi in una nota riportata integralmente nell’ordinanza del gip Rosa Bia.
«Operata una perquisizione nei suoi confronti - prosegue il comandante della compagnia di Policoro - si ritrovava nella sua disponibilità un bilancino di precisione, generalmente adoperato da coloro che hanno dimistichezza con gli stupefacenti».
Ma è solo dopo l’agguato sotto casa che venivano attivate «indagini tecniche» nei suoi confronti. In particolare intercettazioni telefoniche, da cui «si aveva la conferma al sospetto, in quanto lo stesso Pascale riferiva a un interlocutore che la matrice dell’aggressione era da ricondursi a debiti contratti e riconducibili al mercato locale degli stupefacenti».
L’attenzione degli investigatori si è concentrata sull’«assidua frequentazione tra Davide Pascale (che commerciava eroina e cocaina) Pier Paolo Gizzi (che commerciava hashish) e Claudio Laviola (che commerciava cocaina)». Una frequentazione che sarebbe cessata poco dopo «per volontà di Gizzi», proprio a causa dell’«attentato subito da Davide Pascale».
Chi abbia sparato all’imprenditore, perforandogli la milza e il fegato, e maciullandogli un gluteo, nell’ordinanza non c’è scritto. Ma del fatto che il movente sia stato un debito di droga gli investigatori sembrano certi, e anche il gip riporta le parole dello stesso Pascale che 7 giorni dopo l’agguato ha chiamato uno dei suoi presunti pusher, Daniele Cosma, «rimproverandolo per il ritardo nel pagamento di forniture», accennando anche all’attentato: «Dipende sempre dalle stesse situazioni, cioé quello è il problema. Cioè quando io prego, che pressavo le persone...» Pressioni che secondo il magistrato sarebbero state rivolte a «recuperare il denaro delle cessioni di stupefacenti a credito»
Qualche giorno dopo sarebbe stato lo stesso Cosma, intercettato a sua volta, a tornare sulla questione con un familiare chiedendogli un prestito per cavarsi da questa situazione che si sta facendo molto pericolosa.
«In quel giro ci sono voluto entrare io e adesso ne sono voluto uscire... per questo sono qua, non sto vedendo quelle persone, però ci avevo questo fatto le dovevo vedere e già che mi ha chiamato mi dà fastidio e mi ha scritto anche i messaggi, mi dà fastidio (...) è roba di questa estate... io stesso l’ho fatto per spacciare... quello mi aveva detto 3-400 euro e io ti chiesto 400 per non prendermi i 100... perché mi aveva detto stesso lui... gli altri me li puoi dare anche a Natale... perché sapeva che me ne dovevo andare...»
Le indagini coordinate dal pm Alessandra Susca ed “ereditate” dalla collega Annunziata Cazzetta, hanno portato allo scoperto un meccanismo di spaccio che si muoveva nell’area metapontina, fra Policoro, Nova Siri, Scanzano, Tursi e Senise.
Ai domiciliari sono finiti Nicola Lofranco (49) di Nova Siri , Nunzio Cervone (51) di Scanzano Jonico e il tarantino Giovanni Insito (39). Entrambi pusher. Oltre ad Emanuele Scarcia (27) e Salvatore Scaria (48), entrambi di Policoro.
Hanno l’obbligo di dimora, invece, i policoresi: Ivan Gizzi (24), considerato un altro dei pusher, e Gianluca Vizziello (35) e Paolo Fortunato (30) e Pasquale Bruno (22). Più Egidio Ierone (32) di Senise.

l.amato@luedi.it

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