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POTENZA – Il “nodo” Acta resta un punto centrale di discussione. Con la raccolta differenziata alle porte (dal 1 gennaio si dovrebbe iniziare) e il direttore generale in forse, non poteva essere diversamente.

Ieri intanto il cda dell’Acta ha preso atto delle dimissioni di Silvio Ascoli senza però prendere ancora alcuna decisione, come confermato dal presidente dell’azienda comunale, Luisa Scavone. «Ascoli resterà al suo posto fino al 31 dicembre, nel frattempo noi cercheremo, insieme all’amministrazione, di valutare la situazione».

In verità la posizione dell’amministrazione comunale sembra piuttosto chiara. Grande fiducia per come l’Azienda comunale per i rifiuti ha operato finora non è mai stata espressa.

E ieri, nel corso del consiglio comunale, il sindaco di Potenza, Dario De Luca, ha confermato la sua posizione. «Io non voglio accusare nessuno – ha detto – ma è chiaro che un problema c’è. A fronte di una spesa che supera i 17 milioni di euro annui – continua – io vedo una città sporca. E non sono certo soddisfatto. E’ chiaro che ci sono livelli di inefficienza notevoli».

Senza nominare mai il dimissionario Ascoli, il sindaco sembra rispondere ai diversi punti critici evidenziati nei giorni scorsi dal direttore generale. In primo luogo c’è la questione “personale”. Ascoli aveva posto il problema, in vista proprio dell’avvio della raccolta differenziata: chi andrà a fare il “porta a porta”?

Rispetto all’attuale pianta organica – 130 persone assunte – saranno necessari 50 unità da dedicare alla differenziata.

«Ma io – ha detto De Luca – ho posto un problema. Prima dobbiamo fare pulizia all’interno dell’Azienda e solo dopo potremo assumere. All’Acta abbiamo una sproporzione tra il personale che lavora in ufficio e il numero di coloro che stanno su strada. Cosa è successo: che l’operatore che era su strada ha avuto una promozione, poi un’altra e poi ha deciso che non poteva stare più in strada, doveva stare in ufficio. Noi li conosciamo i mali dell’Acta, un’azienda troppo condizionata dalla politica delle microclientele».
All’Acta – ha continuato il sindaco «si sono riempiti gli uffici e creati nuclei di scarsa produttività».

Quale allora la strada? In vista c’è una riforma dello Statuto dell’Acta, «abolendo il cda e mettendo l’amministratore unico. Ma uno bravo, competente e capace». Uno, sostanzialmente, che costringa «tutti a lavorare. Prima devo impostare la catena di comando. Poi potrò andare dall’operatore ecologico che passa un’ora nel bar e dirgli: così non va, qui si deve lavorare”». Come essere più chiari insomma?

Con l’Acta “sorvegliato speciale”, dovrà partire ora la differenziata. Con la quale – spiega il sindaco – «non si pensi di avere un risparmio immediato, anzi. Il primo anno piuttosto ci sarà qualche spesa in più. Che, però, verrà ammortizzata nel corso del tempo».

In progetto anche «l’utilizzo del depuratore di Potenza per il trattamento della frazione organica. Una soluzione che stiamo verificando per evitare quanto previsto dal progetto Conai, che paventava un trasferimento della stessa frazione in stabilimenti settentrionali. Ci sarebbe la necessità di un reimpianto, i cui costi si ammortizzerebbero in breve con i benefici che tale scelta comporterebbe».

C’è poi Vallone Calabrese. Anche quell’area resta sotto osservazione. Con i relativi ritardi che questo comporta sul fronte progettuale.

Ed è forse per questo che in Aula, ieri, si è improvvisamente “materializzato” l’ex assessore all’Ambiente Pasquale Pepe, che oggi è sindaco di Tolve. Che in questo momento un po’ di solidarietà agli ex colleghi deve essergli apparsa necessaria.

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