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POTENZA – E’ stato conferito ieri mattina l’incarico al perito informatico dei pm di Potenza nell’ambito dell’inchiesta sul dissesto del Comune capoluogo. Assieme ai difensori di alcuni dei 35 indagati, che nei giorni scorsi hanno ricevuto anche il relativo avviso di garanzia, i magistrati hanno concordato la data dell’8 gennaio per l’inizio delle operazioni.

Gli investigatori sono alla ricerca «un filmato comprovante la cessione di 10mila euro» a un funzionario dell’ufficio provveditorato del Comune, Mario Giugliano. Filmato che sospettano trovarsi sui cellulari sequestrati a luglio al dipendente della ditta che gestisce il subappalto di pulizie e servizi vari per gli immobili dell’amministrazione.

Assieme a Giugliano risultano indagati per corruzione anche il proprietario dei cellulari, Pasquale Zaccagnino, e il suo datore di lavoro, Nicola Auletta, patron della Facility srl.

L’inchiesta di carabinieri, finanza e polizia municipale è partita alla fine dell’anno scorso, per provare a far luce sulle cause e il carattere del disavanzo da quasi 24 milioni di euro che hanno portato l’attuale amministrazione alla dichiarazione di dissesto. A partire proprio dal business da un milione e mezzo l’anno per le pulizie.

A dare il “la” all’indagine sarebbe stata la denuncia di un ex lavoratore della cooperativa barese Ariete, licenziato dopo l’adesione del Comune alla convenzione con la centrale d’acquisto del Ministero dell’economia (Consip), al termine della scorsa consiliatura. Nell’elenco degli indagati c’è anche il suo nome, come quello del fondatore della coop Ariete, e un altro dipendente della ditta. Ma i sospetti dei pm sembrano concentrarsi sull’adesione alla convenzione Consip. Per questo hanno deciso di esaminare: «tutta la documentazione in possesso dell’ente riguardante i rapporti tra quest’ultimo e le ditte Ariete, Romeo gestioni e Facility». Ossia la vincitrice dell’ultima gara comunale per le pulizie (datata 2007), il colosso napoletano che si è aggiudicato il lotto Consip per il “facility management” del sud Italia, e il suo fedele subappaltatore locale.

Tra i 19 indagati ci sono anche l’ex sindaco ed attuale consigliere regionale Santarsiero (Pd) e il “decano” del parlamentino lucano Franco Mollica, come pure 2 ex assessori, Federico Pace (bilancio) e Giuseppe Ginefra (mobilità), i dirigenti dei rispettivi uffici, Pompeo Laguardia e Mario Restaino, e il segretario comunale in carica, Giovanni Moscatiello.

Un secondo filone dell’inchiesta riguarda il contratto di trasporto pubblico, arrivato a costare anche 12 milioni di euro all’anno.

 A riguardo si ipotizzano profili di responsabilità a carico di Giulio Ferrara, presidente del consorzio di imprese che ha gestito il servizio negli ultimi anni (Cotrab), di uno dei sindacalisti che ha seguito più da vicino la vertenza di autisti e addetti alle scale mobili, Carlo Costa (Cisl), e la «coordinatrice dei sistema di trasporto sostitutivo» di Trenitalia per la Basilicata, Vincenza Troiano. Anche il coinvolgimento di Mollica (Udc) rientrerebbe in questo ambito di accertamenti, dati rapporti amichevoli con Ferrara.

Le ultime iscrizioni in ordine di tempo sono quelle del presidente della giunta regionale Marcello Pittella (Pd), e di un capitano della polizia municipale Paolo Paparella, responsabile dell’area “Attività territoriali” dei vigili urbani. Sul loro conto gli inquirenti avrebbero raccolto elementi distinti sia dal primo che dal secondo filone d’indagine. 

«Non so esattamente cosa mi venga contestato». E’ stata la replica di Pittella al Quotidiano all’indomani del primo avviso di garanzia. «Come sempre preferisco lavorare perché sono certo di chiarire. Continuo a lavorare serenamente e ho fiducia nell’operato degli inquirenti».

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