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Le doppiette lucane sono pronte: caccia al via, ma non mancano le polemiche

Basilicata
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La stagione venatoria terminerà il 29 gennaio 2017
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PARTE oggi e terminerà il 29 gennaio 2017 la stagione venatoria 2016-2017 in Basilicata.
In base al calendario venatorio regionale dalla giunta a fine luglio, tra le principali novità per la caccia al cinghiale consentita nel territorio a caccia programmata dal 1° ottobre al 31 dicembre 2016, rispetto al precedente calendario vi sono le direttive regionali emanate di concerto con le Associazioni venatorie che prevedono le tre giornate settimanali (mercoledì, sabato e domenica) per tutto il periodo, «esclusivamente in squadra e solo in battuta e braccata con l’uso esclusivo di munizioni senza piombo». Sul tesserino regionale viene aggiunto il comune dove è avvenuto l'abbattimento.
Per le attività di controllo la Regione ha istituito un apposito tesserino per i cacciatori abilitati in cui annotare le giornate di prelievo e gli abbattimenti fino al completamento del piano assegnato.

I PERIODI E LE SPECIE CACCIABILI Il calendario venatorio regionale definisce tutti i periodi e le specie cacciabili, le rispettive giornate di caccia, orari e carniere massimo per ogni specie stanziale o migratoria, oltre che l’uso dei cani da caccia e la disciplina nelle aree ricadenti nei siti Rete Natura 2000 (Sic - Zps -Zsc).
Per alcune specie (gazza, ghiandaia e cornacchia grigia - da appostamento temporaneo) la stagione si protrarrà sino all’8 febbraio 2017.
Sono tre le giornate di preapertura per colombaccio e tortora e due per la quaglia.
È introdotto l'obbligo al cacciatore di indossare un indumento ad alta visibilità durante le battute di caccia al cinghiale e prelievo della beccaccia.
L’addestramento dei cani (da ferma, da seguita e da cerca) è terminato lo scorso 31 agosto nei territori aperti all’esercizio venatorio.
I cacciatori, per esercitare l’attività venatoria, devono essere muniti del tesserino venatorio (rilasciato dalla Regione Basilicata nei 131 comuni lucani per come previsto dal protocollo di intesa firmato da Regione e Anci) sul quale dovranno essere annotati in maniera indelebile il numero dei capi ed il Comune nel quale è avvenuto l’abbattimento.

LE POLEMICHE E come ogni anno, se i cacciatori auspicano che sia «una festa», gli animalisti insorgono annunciando «una strage» per centinaia di migliaia di prede. La neonata Federazione nazionale delle associazioni venatorie riconosciute (Fenaveri) di cui fanno parte tra gli altri Federcaccia e Arcicaccia, vanta «il valore che diamo al paesaggio, ai boschi, all’economia del made in Italy con le tante produzioni legate alla caccia». Che sia «il battesimo della prima licenza» o «l'ennesima volta», per Federcaccia «il livello di emozione è sempre altissimo». I cacciatori rivendicano «il consapevole senso di responsabilità per le regole, il rispetto dell’ambiente che ci ospita e del lavoro degli agricoltori (i cui terreni ci troviamo spesso a percorrere)», «un prelievo corretto ed etico» del selvatico, condannando «i comportamenti irregolari».
Ma per le associazioni animaliste l’unica cosa di positivo che i cacciatori possono fare è «appendere la doppietta al chiodo», dice l’Ente nazionale protezione animali (Enpa), che accusa le Regioni di essere «ancora fuori dalle regole. In Italia l’illegalità è dilagante nei confronti dei selvatici, e per questo in Europa siamo ormai diventati un vero e proprio caso». Anche la Lav (Lega antivivisezione) contesta che in alcune Regioni ci sono norme in contrasto con la legge nazionale.

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