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Franco Roberti, procuratore della Direzione nazionale antimafia

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La super-procura di Roberti critica le forze dell’ordine che negano l’attività di clan su Matera e litorale ionico

POTENZA – «Appare francamente sconcertante l’ affermazione di talune fonti istituzionali circa l’assenza sul territorio di aggregazioni criminali, laddove nella città di Matera (la cui economia legata al turismo è letteralmente esplosa dopo l’insigne riconoscimento di capitale della cultura per l’anno 2019) le medesime fonti segnalano un numero impressionante di attentati compiuti con ordigni rudimentali di un medesimo tipo ai danni di esercizi commerciali».
E’ una bacchettata alle forze dell’ordine autrici delle note compendiate nel rapporto sull’attività delle forze di polizia inviato alla fine del 2015 in Parlamento, quella della Direzione nazionale antimafia del superprocuratore Franco Roberti, nella sua ultima relazione annuale, datata 12 aprile, sul lavoro svolto tra luglio 2015 e fine giugno 2016.
Il riferimento è all’affermazione per cui non sarebbero emersi «segnali di riconducibilità alla criminalità organizzata (…) di fatti ed eventi delittuosi in quanto non si registrano dinamiche legate alla presenza di clan di stampo mafioso». Un dato smentito anche di recente, secondo i responsabili per la Puglia e la Basilicata della Dna, Francesco Mandoi ed Elisabetta Pugliese, anche dall’esito di «indagini svolte dal Ros e dalla Questura di Potenza (tuttora al vaglio della Direzione distrettuale antimafia di Potenza)».

Allarme immigrazione illegale a Nova Siri e caporalato tra Palazzo San Gervasio e Venosa

«Permane in particolare per il circondario di Matera – scrive il pm Pugliese – , una sorta di difficoltà nel percepire e valutare i fenomeni criminali che si realizzano nel territorio: l’indubbia assenza di manifestazioni eclatanti di criminalità e, in particolare, di fatti di sangue, ha prodotto sia nella cittadinanza che nelle istituzioni una tranquillizzante percezione di sicurezza che induce a minimizzare o a fornire immediate e poco convincenti chiavi di lettura di alcuni fenomeni che – per la ripetitività e gli obiettivi -dovrebbero essere approfonditi e valutati con maggiore prudenza».
La relazione 2017 della Dna evidenzia anche la «compiuta infiltrazione – attraverso forme di cointeressenza e alleanze – di organizzazioni criminali delle confinanti regioni nelle organizzazioni criminali territoriali». In particolare nel potentino.
Poi ci sono almeno due indagini relativamente nuove, e tuttora coperte da segreto, su fenomeni come caporalato e favoreggiamento dell’immigrazione illegale tra l’area nord della regione, in particolare Venosa e Palazzo San Gervasio, e Nova Siri, sul litorale ionico.
«Lavoratori extracomunitari – scrive il pm Pugliese – alloggiati in maniera precaria in vecchi ruderi ed ex poderi abbandonati e privi di servizi e acqua potabile – sono impiegati in lavori agricoli con orari disumani dall’alba alba al tramonto». Il tutto in un clima di diffusa «omertà» con i lavoratori, «espressamente diffidati sia dai “caporali” che dai datori di lavoro dal frequentare le stesse associazioni di assistenza».
In «119» sarebbero invece indagati per la rotta dell’immigrazione tra il Pakistan e Nova Siri. «Veniva accertata l’esistenza di 2 distinte associazioni a delinquere, tuttora operanti». Aggiunge la Dna. «Con a capo cittadini extracomunitari di nazionalità pakistana (…) e con la partecipazione di datori di lavoro (imprenditori agricoli) italiani, residenti nella provincia di Matera».

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