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LA TRAGEDIA DI CERSOSIMO | Valicenti e quell'ultimo mese pieno di silenzi: parlano i colleghi

Basilicata
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Nella foto: 
Vincenzo Valicenti e Angela Ferrara
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POLICORO (MT) – Nell'ambiente di lavoro era definito “impeccabile”, per disponibilità ed affidabilità. Tranne nell'ultimo mese, trascorso quasi tutto in malattia.
La guardia giurata Vincenzo Valicenti (il 41enne che sabato scorso a Cersosimo ha ucciso la moglie e poi si è suicidato) non lasciava trapelare nulla (o quasi), della sua profonda sofferenza per la separazione chiesta dalla moglie Angela Ferrara; era un tipo taciturno e introverso, ma sempre generoso e disponibile sul posto di lavoro, dove non aveva mai avuto problemi di servizio.
La sua carriera nel mondo della sicurezza privata, era iniziata nel 2015 proprio grazie alla moglie, perchè il presidente della cooperativa dove aveva esordito, la “Tigerpol” di Policoro, è Vincenzo Gentile, cugino della moglie. Pare che negli ultimi tempi fosse particolarmente sensibile al fascino femminile, ma solo piccoli episodi senza alcuna conseguenza.
Per il resto sono stati tre anni di servizio senza sbavature, come testimoniano dalla Tigerpol; poi, quattro mesi fa, la decisione dolorosa di tagliare il personale per motivi economici. Tra chi si doveva sacrificare c'era proprio Vincenzo, ma forse anche per la benevolenza nei suoi confronti, i dirigenti della Tigerpol si sono subito attivati a trovargli un'altra sistemazione. Quindi i contatti con la cooperativa “Lupi Lucani” di Ferrandina, il colloquio e l'assunzione tra maggio e giugno scorsi. Anche nel nuovo posto di lavoro, Valicenti non aveva dato alcun problema. «Era prevalentemente destinato alla Rems di Pisticci, il carcere per i detenuti con problemi psichici - ci spiega Stefano Bonora, presidente di Lupi Lucani -. Lì noi abbiamo solo un ruolo di vigilanza e prevenzione, qualora il personale avesse problemi con i detenuti. Io ho conosciuto Vincenzo all'atto dell'assunzione, e poi l'ho visto alla consegna della divisa. I due mesi di lavoro, fino al 20 agosto scorso, sono trascorsi senza problemi -rimarca Bonora- poi ha chiesto un periodo di malattia che pare si accingesse a prorogare, come da richiesta medica, ma il suo servizio per noi è stato regolare». I problemi con Angela erano iniziati a luglio, poi la ragazza, che Vincenzo aveva sposato quando non aveva neppure vent'anni, aveva chiesto il divorzio con l'intenzione di trasferirsi a Roma con il figlio di 8 anni. Vincenzo aveva tentato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma pare non ci fosse ormai più nulla da fare. Lui era armato sempre, non per sua scelta ma per la natura stessa del porto d'armi, rilasciato per “difesa personale”, dunque indipendente dal decreto sulla base del quale operano gli Istituti di vigilanza. L'uomo aveva rinnovato il permesso l'anno scorso con la vecchia normativa, che dopo l'anamnesi del medico curante, prevedeva solo la certificazione del medico sanitario e la pratica in prefettura. Il porto d'armi scadeva nel 2019, quando avrebbe dovuto rinnovarlo con le nuove norme, che prevedono, tra l'altro, un puntuale esame psicologico con un questionario di 500 domande da compilare, oltre ad test di alcol e droga.
Quindi Vincenzo poteva portare con sè la pistola, con la quale quella maledetta mattina ha portato a compimento il suo progetto omicida-suicida sul quale era molto determinato. Lo confermano i sette colpi esplosi contro la povera Angela, il primo alla testa e gli altri sul corpo, alcuni dei quali hanno ferito di striscio alla spalla ed allo zigomo la suocera, ieri rientrata a casa dall'ospedale. Poi l'uomo è andato a casa della madre, che gli ha chiesto cosa fosse successo, vedendolo particolarmente pallido. Ma non ha fatto in tempo a capire, perchè Vincenzo si è subito seduto sulla panca sparandosi un colpo alla testa. Lì lo ha trovato la madre, riverso su un fianco con la pistola ancora in una mano e il cellulare nell'altra. Forse per un attimo aveva pensato di costituirsi, pentito dell'orribile omicidio, ma il rimorso lo ha sopraffatto.

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