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La tifosa materana racconta l'assalto dei potentini sulla Basentana: «Quella rabbia non la dimenticherò»

Basilicata
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Margherita Giasi con la maglia del Matera regalatale dal presidente Lamberti
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MATERA – «La rabbia sul viso di quell’uomo, non la dimenticherò facilmente». Con questa frase, Margherita Giasi si congeda dalla nostra chiacchierata. L’argomento della discussione è stato il tentativo di aggressione, subìto martedì 16 ottobre, quando un pulmino nove posti era diretto a Cava de’ Tirreni per assistere alla partita tra la Cavese e il Matera. Il mezzo è stato individuato ed accerchiato lungo la Basentana da quattro autovetture, che hanno tentato di far deviare il pulmino per consumare la loro aggressione. Fortunatamente il conducente del mezzo, con a bordo i nove materani, è riuscito a scappare, con una manovra azzardata che ha sì messo a repentaglio l’incolumità dei passeggeri e degli altri automobilisti, ma consentito di evitare la vera e propria aggressione a cui erano pronti gli occupanti delle quattro auto; due di queste, poi, segnalate e individuate grazie ai numeri di targa. Margherita Giasi, 57 anni, è un’appassionata di sport, soprattutto di calcio. Nel suo passato c’è anche tanta radio e televisione. Questa passione per il mondo dell’informazione, ancora oggi è coltivata con la partecipazione alle puntate di “C Siamo”, appuntamento settimanale del “Matera Club”.
Lei il Matera lo ha nel sangue: abbonata storica al “XXI Settembre - Franco Salerno”, e da alcuni anni ha ripreso anche a seguire la squadra in trasferta: «Merito anche di questi splendidi ragazzi, che mi fanno sentire a mio agio, nonostante sono l’unica donna che partecipa alle trasferte. L’ambiente del calcio è abbastanza maschilista, anche nel tifo. Le donne che ruotano attorno a questo ambiente o sono le figlie degli appassionati, oppure sono le fidanzate. Sono poche le donne come me, che hanno questa passione, tale da affrontare anche tanti chilometri per seguire la squadra del cuore».
E quel martedì pomeriggio Margherita aveva deciso di andare in trasferta con quello che ormai era un gruppo consolidato: «Non siamo ultras, siamo tifosi appassionati della nostra squadra. Come me c’erano due ragazzi giovanissimi, un altro signore di oltre 60 anni e poi gli altri ragazzi sono persone con famiglia che hanno una grande passione per il Matera Calcio».
Quando ha capito che c’era qualcosa che non andava?
«Innanzitutto c’è da dire che il nostro pulmino era totalmente “anonimo”. Non c’erano bandiere, non c’erano striscioni, non c’erano sciarpe. Poi quella di Cava era una trasferta relativamente vicina, quindi non ci siamo fermati ad alcun autogrill per fare una sosta. Dopo Potenza, abbiamo notato che alcune macchine ci segnalavano con gli abbaglianti. Erano quattro vetture. Poi una di queste macchine ci ha superato, un’altra si affiancava a noi portandoci verso la deviazione che c’era in prossimità, dove c’erano quelli che erano scesi dalla prima macchina. Nel momento in cui ti riuscivano a bloccare, poi non avevi più scampo. Quando il pulmino ha iniziato a sbandare, in quel momento ho capito che qualcosa non andava per il verso giusto, in quel momento abbiamo intuito il pericolo».
Attimi di paura. Cosa passa per la mente in quel frangente?
«In realtà - continua Margherita - non si è lucidi. Sia ha solo paura. Si stentava a capire quello che stava succedendo. Anche perchè uno di loro, che era alla mia sinistra, era aggrappato solo con con una mano allo sportello, poi per tre quarti era fuori dal mezzo e aveva in mano una cinta. Sembrava una scena da Far West, come l’assalto alla diligenza in movimento. Era pericolo per tutti, sia per noi che per loro. Bastava un avvallamento nella strada, una pietra, una sbandata e poteva succedere di tutto».
Poi cosa è successo?
«Con la cinta colpivano sul pulmino in movimento. Fortuna ha voluto che il nostro conducente ha avuto la freddezza di invadere l’altra corsia per scappare. E’ stato attento, è stato pronto. Ha superato un tir, cosi da avere un mezzo tra noi e loro. In quel momento abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Anche perchè, la mia paura era che da dietro potevano aprire il portellone ed entrare nel pulmino. Lì c’erano i nostri zaini, ma non avrebbero fatto da barriera».
Successivamente avete continuato il vostro viaggio. Siete arrivati allo stadio.
«Ci siamo persi il gol del Matera. Alla fine eravamo in 13: noi 9 del pulmino e altri 4 giunti con una macchina. Il problema è stato dopo, al ritorno, quando siamo dovuti andare in Questura a Potenza e c’erano alcuni di quei personaggi. Prima avevano il passamontagna, ma comunque li ho riconosciuti dalla fisicità, dai vestiti che indossavano. E passarci accanto non è stato sicuramente facile».
Tornando indietro a quei momenti, da donna, come si è sentita?
«Ho provato a non farmi prendere dal panico. Però poi rifletti: basta una spinta per farmi volare. E poi la cosa allucinate è che tutto era fatto per danneggiarti. In tanti anni di trasferte non è mai accaduto nulla ed invece in quegli instanti poteva accadere di tutto, perchè si poteva anche provocare un grave incidente stradale».
Gli altri automobilisti si sono resi conto di cosa stava accadendo?
«Probabilmente no, perchè ci spingevano verso la deviazione. Forse al momento della manovra azzardata per scappar via qualcosa è stato intuito. Ma quello era l’unico modo per salvarci».
Quanto è accaduto fermerà la sua voglia di seguire la squadra e andare in trasferta?
«Assolutamente no. I momenti di paura ci sono stati, non si cancellano facilmente. Ma non si può rinunciare a qualcosa che ti piace, che ti fa star bene. E poi, seppur io sia l’unica donna, in questo gruppo mi trovo molto bene, perchè sono tutte della brave persone. Probabilmente qualcuno dopo questo episodio verrà meno, ma io continuerò a seguire la squadra, in casa e in trasferta, per quello che sarà possibile».
A chi è stata la prima telefonata dopo quanto accaduto?
«Si è immediatamente cercato di tranquillizzare chi era a casa, chi era a Matera. Nessuno di noi voleva allarmare amici e parenti. Personalmente ho solo mandato un messaggio per dire che era tutto tranquillo, ma più che altro per avvisare che tornavamo con un po’ di ritardo, visto che abbiamo passato tutta la notte in Questura a Potenza».
Dopo questo episodio, il nuovo presidente Lamberti a voluto omaggiarla con la nuova maglia del Matera.
«Sì, è stato un bel gesto da parte del presidente. L’ho apprezzato. Ma non solo io ho ricevuto quel dono».
Tra qualche settimana ci sarà il derby.
«Certamente sarà preclusa la possibilità di fare la trasferta. Già la situazione non era facile, ma dopo questo episodio sono certa che non ci sarà la possibilità di partecipare al derby per le tifoserie di “fuori casa”».
Cosa resta di quella brutta giornata?
«Sicuramente la paura. La rabbia sul viso di quell’uomo non la dimenticherò facilmente».
Ma nonostante tutte queste brutte sensazioni, resta anche la passione, la voglia di seguire la propria squadra del cuore. Il segnale è quello di riuscire a superare anche questi momenti, che lasciano il segno, ma che possono essere metabolizzati, grazie alla spinta che viene da una passione come quella dello sport. Raccontarli deve aiutare a non farli ripetere perchè a prescindere dai colori queste sono azioni che vanno condannate, ma raccontarle aiuta a far comprenderne la pericolosità. E la forza, il coraggio e la successiva determinazione della signora Margherita devono essere di esempio a molti. Lei, a 57 anni, sta già “studiando” come raggiungere Trapani per la prossima trasferta del “suo” Matera.

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