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La truffa dei curriculum in Regione, indagati 3 direttori generali

Basilicata
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Da sinistra Elio Manti, Giandomenico Marchese e Giovanni Oliva
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POTENZA – Avrebbero indotto in errore la giunta regionale sui loro curriculum per ottenere la nomina a direttori generali.

E' l'accusa per cui la Procura della Repubblica di Potenza ha chiesto il sequestro di 300mila euro, a testa, nei confronti del direttore generale del Dipartimento programmazione e finanze della Regione, Elio Manti, dell'amministratore unico di Acquedotto Lucano Giandomenico Marchese (già direttore del Dipartimento attività produttive) e del segretario generale della Fondazione Matera 2019 Giovanni Oliva (già direttore generale del Dipartimento agricoltura).

Nei guai l’amministratore di Acquedotto lucano e il segretario generale di Matera 2019

L'inchiesta condotta dagli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato, coordinati dal pm Vincenzo Savoia, è partita da un esposto anonimo in cui si contestavano le nomine effettuate a febbraio del 2014 dalla giunta guidata da Marcello Pittella. In particolare la scelta di direttori generali “esterni” alla Regione, ossia che non rientravano tra i dirigenti a tempo indeterminato al servizio dell'ente.

Ad avallare i sospetti di irregolarità è intervenuto anche il sindacato dei dirigenti regionali, che interpellato dagli investigatori ha appoggiato la tesi dell'inconferibilità degli incarichi ai loro beneficiari. Di qui l'ipotesi di falso e truffa a carico di Manti, Marchese e Oliva, e la richiesta di sequestro preventivo delle retribuzioni incassate per il lavoro svolto in Regione.

La vicenda nei mesi scorsi è già finita sulla scrivania del gip Rosa Verrastro, che però ha negato il sequestro sostenendo l'assenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre direttori generali.

Il giudice avrebbe contestato anche la stima del presunto provento del reato, evidenziando che andrebbe decurtato della giusta retribuzione per le mansioni effettivamente svolte. Ma la Procura non si è data per vinta e ha avanzato un appello al Tribunale del riesame ribadendo la richiesta di sequestro.

Inizialmente le verifiche avrebbero riguardato anche il direttore generale del Dipartimento presidenza della Regione, Vito Marsico, anche lui “esterno” alla dirigenza dell'Ente. La sua posizione, tuttavia, sarebbe stata stralciata in un secondo momento.

Le contestazioni riguarderebbero, in particolare, l'autocertificazione dell'assenza di cause di inconferibilità dell'incarico di direttore generale della Regione sottoscritta da Marchese, che fino al 2014 era alla Sel, società di diritto privato ma di proprietà della stessa Regione, come direttore. La legge, infatti, prevede alcune incompatibilità in caso di ruoli politici o passaggi da un incarico a un altro in enti pubblici o sotto il controllo pubblico. Quindi Marchese, che a maggio è stato nominato amministratore unico di Acquedotto lucano, sarebbe inciampato su una di queste.

Diverse, invece, le contestazioni mosse al materano Oliva, che a gennaio è stato scelto come segretario generale della Fondazione Matera 2019, e al romano Manti. Per loro i pm ipotizzerebbero curriculum “gonfiati” ad arte, dopo aver verificato mansioni e ruolo svolto con i precedenti datori di lavoro da loro stessi indicati riscontrando che alcune dichiarazioni non trovavano corrispondenza.

L'udienza davanti al Tribunale al riesame era stata già fissata il 16 ottobre, ma è stata rinviata a causa di pendenze più urgenti. Il legali dei tre direttori generali dovrebbero quindi ricomparire in aula il 27 novembre.

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