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«Il petrolio ha frenato lo sviluppo»: il bilancio in negativo di Legambiente 20 anni dopo l’accordo Eni-Regione

Basilicata
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Il Centro Olio Val d'Agri a Viggiano (PZ)
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VIGGIANO - Un’era del petrolio negativa e «sacrificata sull’altare di “interessi superiori”, e, conseguentemente, per l’intera Regione». Non usa giri di parole il presidente di Legambiente Basilicata, Antonio Lanorte, sui vent’anni di estrazioni in Val D’Agri. Il 18 novembre 1998, infatti, Eni e Regione Basilicata siglavano il protocollo d'intesa per lo sfruttamento petrolifero in Val d'Agri. Quello di Legambiente è un bilancio negativo «costellato di incidenti, casi conclamati di inquinamento delle matrici ambientali, indagini giudiziarie per corruzione e traffico illecito di rifiuti. Una lunga sequela di fatti gravi e rilevanti per il loro potenziale impatto sulla salute e l'ambiente rispetto ai quali risulta certamente necessaria e prioritaria la verifica e interpretazione dei dati, anche in relazione alla caratterizzazione ambientale dei siti e alla valutazione dell’incidenza dei fattori ambientali sullo stato di salute della popolazione». Lanorte inoltre parla di «filiera oscura e foriera di distorsioni a danno dei territori» i cui effetti sarebbero sotto gli occhi di tutti.

«Il continuo spopolamento - gli fa eco Ennio Di Lorenzo, Presidente del Circolo Legambiente Val d'Agri - soprattutto delle generazioni in età lavorativa di fascia medio-alta, indica non solo la carenza di opportunità congiunturali, ma anche la scarsa attrattività complessiva del territorio in termini di investimenti e nascita di nuove attività. La presenza dell’attività estrattiva, infatti, non solo non ha innescato nuova economia, ma ha progressivamente influenzato le dinamiche del tessuto sociale nel suo approccio al mondo del lavoro e al concetto di qualità della vita, frenando le ambizioni di consolidamento di processi di sviluppo endogeni e sostenibili da parte di un territorio agricolo di qualità, dalle caratteristiche ambientali di valore assoluto. Le produzioni agricole certificate sono tornate alle quantità di 15 anni fa».

«Il petrolio in Basilicata - continua Di Lorenzo - ha quindi rappresentato un elemento di freno per lo sviluppo». «E' necessario allora - sostiene ancora Lanorte - cambiare rotta in vista del rinnovo decennale della concessione petrolifera Val d'Agri prevista per ottobre 2019. Con la premessa indispensabile e non scontata che è necessario un assoluto diniego per qualsiasi nuova ulteriore attività petrolifera in Basilicata, il governo regionale che uscirà dalle elezioni del 2019 dovrà, in un'ottica partecipativa, definire quali siano le condizioni di sostenibilità per continuare o meno a sfruttare la risorsa petrolifera. La Basilicata deve recuperare il tempo perduto sul fronte dei controlli, della sicurezza e delle bonifiche, costruendo un moderno sistema di monitoraggio, controllo e ripristino ambientale ed adottando organicamente strumenti di valutazione e prevenzione come la Vis (Valutazione Impatto Sanitario). Un sistema accompagnato da regole e procedure certe e gestito dalla mano pubblica in grado di dettare la linea a prescindere dai forti interessi economici in gioco. Se le condizioni di sostenibilità fornite da tale sistema, integrato con l'adozione delle migliori tecnologie disponibili da parte di Eni, non verranno garantite, bisognerà ipotizzare l'opzione zero in relazione al proseguimento dello sfruttamento petrolifero in Val d'Agri». Per Lanorte «gli aspetti legati a salute e sicurezza sono solo una parte della questione petrolifera regionale. Qui è in discussione il futuro di intere aree territoriali della Basilicata e il punto per noi imprescindibile è che ogni idea di sviluppo per queste aree non può continuare ad essere imperniato sullo sfruttamento delle risorse petrolifere. In definitiva l'"oltre" petrolio deve cominciare da subito, serve cioè una "exit strategy"». Di Lorenzo propone la valorizzazione dei luoghi e la loro messa a valore «coniugando territori e risorse umane, utilizzando in modo organico e coerente le risorse finanziarie concepite per questi obiettivi».

«Tutto questo si può fare - conclude Di Lorenzo. Bisogna immaginare però una grande iniziativa economica e culturale, basata su un rinnovato senso civico, nuove idee e progetti, fiducia nella forza endogena delle comunità. Altrove ci sono riusciti: in Germania per esempio, nella regione della Ruhr dove, con il declino delle industrie minerarie degli anni ‘70-’80, tutto sembrava compromesso e invece è stato realizzato il più grande progetto di riconversione, realizzato in 10 anni, dal 1990 al 2000; costo: due miliardi e mezzo di euro; risanando i corsi d’acqua, migliorando i servizi, facendo nascere piccole imprese». «Infine conclude Lanorte - ma non meno importante, è utile ricordare che il petrolio è il passato, perchè i cambiamenti climatici impongono il superamento dell'era delle fonti fossili».

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