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La Felandina, fuori dal ghetto e lasciati per strada dopo lo sgombero

Basilicata
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Uno degli sgomberati dalla Felandina in cerca di un riparo, a piedi, tra il traffico della Basentana
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BERNALDA (Matera) – L’immagine è disumana per quanto surreale, almeno in Basilicata: tanti poveri Cristi, a piedi sul ciglio della Statale Basentana, con materassi e altre masserizie in testa; alcuni addirittura con un’intera cassa di acqua minerale. Gli agenti della Polstrada, con la paletta fermavano tir e auto in transito, per favorire l’esodo verso una vicina stazione di servizio, dove alcuni di loro si ammassavano rimanendo lì fino a tarda sera.
È l’ennesimo dramma dei circa 250 braccianti africani, sgomberati ieri dall’area de “La Felandina” a Bernalda, senza una precisa destinazione alternativa. L’azione, attesa e disposta dal sindaco di Bernalda tre mesi fa, è scattata intorno alle 7, con un ampio dispiegamento di polizia e carabinieri, arrivati anche dalla vicina Calabria; tanto da rendere necessaria l’installazione di bagni chimici per chi operava. Gli stessi bagni chimici, che per mesi hanno atteso invano anche i braccianti, costretti a vivere di stenti senza acqua e corrente elettrica, gettando i rifiuti davanti a quei 5 capannoni, da ieri mattina di nuovo vuoti ed inutili. Uno strazio, consumatosi con compostezza e rassegnazione. Non una protesta o una parola fuori posto, di fronte a serietà e professionalità delle forze dell’ordine, meri esecutori di “disposizioni dall’alto”. La Questura ha istituito anche un Sportello immigrazione mobile, a cui solo qualcuno ha fatto ricorso, per sapere dove poter andare. Sono tutti uomini liberi, nessuno può obbligarli ad allontanarsi; anche perchè il lavoro (quasi sempre in nero e sottopagato) è ancora nel Metapontino, come il loro ultimo stipendio, che forse non prenderanno, visto che alcuni datori di lavoro li hanno già abbandonati, senza farsi scrupoli, ma altri sono stati costretti a fermare le proprie attività, avendo perso la principale forza lavoro. Così, ieri mattina erano già pronti con le loro valigie, spaesati e senza alcuna idea sul loro futuro prossimo.

PRIME FUGHE GIA’ NELLA NOTTE
La notizia che ieri mattina sarebbe arrivato lo sgombero, era circolata già martedì sera. Tanto che quasi 150 braccianti si sono allontanati da quel ghetto, ma già con l’idea di allestirne un altro. Così è stato, con l’occupazione di uno stabile abbandonato sotto la città di Bernalda, a pochi chilomentri da La Felandina e l’ex acquapark “Atlantide” in zona “Selva Piana”, nel Comune di Montescaglioso (quindi il problema si è allargato). Qui il sindaco, Vincenzo Zito, si è subito affrettato ad allertare i carabinieri, mettendo a disposizione uno scuolabus, per trasferirli subito in un Centro di accoglienza. Una soluzione tampone, perchè quasi certamente buona parte di loro tornerà presto lì.

POCHE PROPOSTE ACCETTATE
Sono circa cento, i braccianti che hanno accettato soluzioni alternative al ghetto, prendendo un biglietto di treno o autobus per andare fuori regione, o facendosi trasferire nei Centri di accoglienza di Irsina e Gravina in Puglia. Una soluzione inefficace, perchè questa gente va dove c’è il lavoro, non accetta di restare “parcheggiata” senza far nulla dove non c’è una fiorente attività agricola.

LO SGUARDO NEL GHETTO
Sono entrati muniti di mascherine, alcuni hanno persino indossato la classica tuta bianca “stile Ris”. Così carabinieri e polizia, hanno potuto toccare con mano quello squallore e quella miseria disumana, tra vecchi divani adattati ad alcova, materassi sporchi e maleodoranti adagiati direttamente sul pavimento di quei capannoni ancora allo stato grezzo, perchè mai entrati in funzione. A separare i vari “appartamenti”, delle misere pareti di cartone e compensato, con porte raccattate qua e là, quasi a voler dare una parvenza di condominio a quello che si presenta come un autentico accampamento di disperati. Davanti all’ingresso dei capannoni, quintali di rifiuti maleodoranti che il Comune di Bernalda non ha mai fatto rimuovere, non essendo quella un’area ufficialmente antropizzata. Lì lo scorso 7 agosto è morta bruciata Elis Petty, una 28enne nigeriana, vittima di un incendio che ha determinato anche lo scoppio di una bombola di gas (LEGGI LA NOTIZIA). L’Agenzia del Demanio, che ha rivendicato la proprietà di quell’area, ha già avviato una gara per assumere la vigilanza privata. Lì non si potrà più entrare, ma sono pronti altri ghetti.

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