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Un anno e 6 mesi per “Lady Fisco” Muscaridola
Accesso abusivo al sistema informatico dell’erario

 

Basilicata
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Lucia Muscaridola è stata condannata dal collegio del tribunale di Potenza
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POTENZA – Il collegio del Tribunale di Potenza ha condannato a un anno e 6 mesi di reclusione, con la pena sospesa, l'ex capo dell’ufficio accertamenti e controlli dell’Agenzia delle entrate di Basilicata, Lucia Muscaridola (nel 2014 il rinvio a giudizio).
“Lady fisco” è stata giudicata colpevole del reato di accesso abusivo nel sistema informatico dell'Agenzia delle entrate per acquisire notizie su eventuali accertamenti avviati dai colleghi nei confronti di se stessa e i propri familiari, più «diversi e numerosi soggetti».
Secondo gli inquirenti della procura di Potenza in molti casi si sarebbe trattato di imprenditori amici che in cambio delle sue infallibili consulenze fiscali l'avrebbero coperta di regali, sconti, favori e favoretti. Altri, invece, sarebbero stati oggetto delle sue attenzioni perché le avrebbero negato lo stesso trattamento privilegiato. Ma per questi episodi e le relative accuse di corruzione da parte di alcuni grandi contribuenti lucani (perlopiù costruttori di Potenza e Matera), risalenti al periodo tra il 2004 e il 2010, nelle scorse udienze del processo di primo grado è già intervenuta la prescrizione. Stessa sorte toccata alle imputazioni stralciate e inviate per competenza territoriale in altre sedi, dove in qualche caso sono arrivate anche sentenze di assoluzione.
In aula il pm Antonio Natale aveva chiesto una condanna maggiore, a due anni di reclusione. Nel verdetto letto dal presidente del collegio, Rosario Baglioni (giudici a latere Marina Rizzo e Marianna Zampoli) si è dato atto dell'avvenuta prescrizione anche per alcuni degli accessi abusivi contestati: circa 360.
Durante le loro arringhe difensive i legali dell'esattrice, Leonardo Pace e Angela Pignatari, avevano evidenziato l'assenza di prove per dimostrare la finalità abusiva degli accessi al sistema informatico dell'Agenzia delle entrate, dal momento che l'ex capo dell'ufficio accertamenti poteva effettuarne liberamente per ragioni professionali.
A luglio del 2011, nell’ambito di questa stessa inchiesta, Muscaridola era stata raggiunta da un’ordinanza di arresti, poi annullata dal Tribunale del riesame per mancanza di gravi indizi. In precedenza anche il sequestro di tutti i suoi beni era stato annullato poiché era riuscita a dimostrare che le varie operazioni immobiliari compiute negli ultimi anni di lavoro all'Agenzia delle entrate, che l'ha poi licenziata, sarebbero state da ricondurre in massima parte a un’eredità.
Le indagini della Guardia di finanza erano partite dalla gestione del Consorzio industriale di Potenza e un presunto sistema di favoretti per gli imprenditori che si rivolgevano in particolare a uno studio di commercialisti del capoluogo. Di qui i militari hanno avviato le intercettazioni, ed è emersa la strana relazione tra quei commercialisti e l'impiegata dell’Agenzia delle entrate facente funzioni di capo del settore “accertamenti e controlli” della direzione provinciale di Potenza, nominata cavaliere del lavoro nel 2009. Quello che ne è uscito fuori è stato ribattezzato “protocollo Muscaridola”, dove l’unica legge riconosciuta sarebbe stata quella del “do ut des”.

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