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Un mezzo dell'Impresa Riviezzi

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POTENZA – «Occorre osservare che il legame tra Sabato e i Riviezzi fosse riconosciuto non solo dai dipendenti del Bar-Caffetteria ma, incredibilmente, anche da professionisti ed avvocati».
C’è anche questa constatazione tra i passaggi più duri dell’ordinanza di misure cautelari spiccata da gip di Potenza Teresa Reggio, nell’ambito dell’inchiesta sugli affari del clan guidato dal pignolese Saverio Riviezzi. A partire proprio dalla gestione del bar all’interno del Palazzo di giustizia del capoluogo.

Oggi dovrebbero iniziare gli interrogatori di garanzia degli 11 finiti in carcere, a cui seguiranno i 3 agli arresti domiciliari e i 3 per cui è stato disposto l’obbligo di firma in caserma.
Perché si definisca il quadro delle accuse, tuttavia, è probabile che occorra ancora del tempo. Al vaglio degli inquirenti, infatti, ci sarebbero ancora diverse vicende collaterali. Da approfondire, poi, c’è anche il modo in cui è stato possibile che un’attività del genere, con una clientela composta in massima parte da avvocati, magistrati e operatori delle forze dell’ordine, finisse a dei prestanome di un esponente del clan, Salvatore Sabato. Basti pensare ai traffici di cocaina per cui il boss è tornato in carcere, a giugno del 2018, dopo appena due anni da un altro periodo di detenzione. Finisse e vi restasse, almeno per un certo periodo, in maniera indisturbata. Anche in tanti sapevano e facevano spallucce.

«Il 21.06.2018 – scrive il gip passando in rassegna il contenuto di alcune conversazioni registrate dalle microspie piazzate all’interno del locale – durante un colloquio al tavolino del bar tra Sabato Salvatore, l’avvocato – omissis – ed un uomo in corso di identificazione, proprio il legale enfatizzava le “conoscenze” del Sabato».

«Lui è amico di Saverio». Questa è la frase del legale captata dalle microspie che ha acceso la curiosità del giudice.
«Sempre l’avvocato – omissis – per non lasciare spazio ad equivoci, ribadiva all’uomo: “amico di Saverio, hai capito chi? Di Pignola, mi hai già capito. Ha i cavalli. Hai capito i cavalli? Ma lui sa andare benissimo a cavallo. Eh!”»
L’inchiesta di Squadra mobile e Gico della Finanza era partita dalla denuncia di un altro legale su un tentativo di farlo recedere dal ricorso al Tar intentato contro l’aggiudicazione della gara bandita dal Comune di Potenza per l’assegnazione dei locali del bar del Tribunale.

Ma a Sabato e alla compagna Barbara Nella (il primo in carcere e la seconda ai domiciliari) viene contestata anche un’ipotesi di turbativa nella scelta del contraente assieme ai responsabili del Comune di Potenza, Mario Giuliano e Mario Restaino, che si occuparono, nel 2017, della gara, e avrebbero spifferato «in anteprima le offerte presentate dagli altri concorrenti».

Intanto, ieri mattina, l’amministratore giudiziario nominato dal gip per il prosieguo delle attività della società “Bar del Tribunale srl” ha disposto la chiusura dei battenti fino a nuovo ordine.
A stretto giro, infatti, dovrebbe ultimare una verifica sui conti dell’azienda, al termine della quale si è riservato di decidere se far tornare i dipendenti al lavoro o meno.

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