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Antonio Grieco

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POTENZA – Un ritardo inspiegabile nella trasmissione dell’audio delle intercettazioni attivate che ha impedito di appurare se vi fosser. E un passante sospetto che ha fatto perdere altro tempo prezioso agli investigatori, sulle tracce di una possibile compravendita di armi che in realtà era una trappola per il 52enne Antonio Grieco.

Sono solo due dei retroscena del delitto (LEGGI LA NOTIZIA), avvenuto a giugno dell’anno scorso nel bosco di contrada “Difesa San Biagio” di Montescaglioso, raccontati ieri in udienza, davanti alla Corte d’assise di Potenza dagli investigatori intervenuti per primi sulla scena del crimine.

OMICIDIO RISOLTO GRAZIE AL TROJAN

Gli agenti della Squadra mobile di Matera hanno confermato di essere stati nascosti poco lontano dal luogo in cui Grieco alias “il professore”, sotto inchiesta per spaccio di stupefacenti, ha incontrato i suoi presunti assassini: il 57enne montese Giuseppe D’Elia, e il 53enne Antonio Armandi di Pomarico.

Ma hanno aggiunto di aver dovuto fare i conti con dei problemi inaspettati di trasmissione dai microfoni con cui stavano seguendo lo svolgersi degli eventi. Per questo hanno avuto modo di appurare soltanto che Grieco aveva portato con sé il denaro richiesto per chiudere la presunta transazione per l’acquisto di alcune armi, ma non la presenza delle armi in sé. Per questo non sarebbero intervenuti per non bruciarsi la copertura.

L’avanzata verso la scena del crimine sarebbe avvenuta in seguito, dopo che le macchine con cui Grieco e gli altri erano arrivati erano andate via, ma nessuno era stato in grado di riconoscere al loro interno la sagoma inconfondibile del “professore”. Per questo i poliziotti avrebbero iniziato a farsi strada verso il punto in cui il gps installato nell’auto di Grieco aveva segnato la sosta più lunga. Nel farlo, tuttavia, avrebbero incontrato una persona che si aggirava nel bosco con fare sospetto. Per la precisione il presidente di un’associazione podistica che giorni prima aveva organizzato una corsa nel bosco e vi era tornato per raccogliere rifiuti e quant’altro i corridori potevano aver lasciato indietro. Solo una volta terminati controlli sul suo conto, quindi, si sarebbero inoltrati fino al punto segnato dal gps dove erano ben visibili una pietra insanguinata, un bossolo stranamente poggiato su un pezzo di carta stagnola e una strisciata di una decina di metri che interrompeva il tappeto di foglie del bosco fino a un dirupo. Quindi, guardando in basso, una scarpa bianca del tipo che aveva indosso Grieco, il cui cadavere sarebbe stato rinvenuto in seguito in fondo a quella scarpata.

«Pensai: “Questi qua si sono fatti Grieco”». Così uno degli investigatori ieri ha esposto alla Corte il suo ricordo degli eventi.

Stando a quanto ricostruito dai pm dietro i contrasti che hanno portato all’omicidio di Grieco, ci sarebbe stato il furto di «27.500 euro», ricavati con ogni probabilità di attività di spaccio.

Grieco ne avrebbe incolpato Armandi, che si sarebbe rivolto a D’Elia. Quest’ultimo quindi, appena uscito di galera dopo quasi 20 anni, prima avrebbe avallato le rivendicazioni di Grieco e poi avrebbe intavolato con lui la trattativa per i «4 mitragliatori». Invitandolo nel boschetto, dove li avrebbe aspettati Armandi con un fucile.

A processo assieme a D’Elia, reo confesso e diventato collaboratore di giustizia, e Armandi, c’è anche il montese Carmelo Andriulli considerato l’organizzatore “logistico” dell’agguato.

Nelle prossime udienze verrà sentito come testimone anche il figlioccio di Grieco, che era con lui la sera del delitto ed è sopravvissuto all’agguato scappando nei boschi. Quindi si è costituito come parte civile.

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