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POTENZA – Si è svolta ieri mattina una conferenza stampa durante la quale l’ex vice presidente nazionale di Avis nonché, fondatore dell’associazione di volontariato a livello regionale, Genesio De Stefano ha fatto il punto sui dati che sono stati diramati lo scorso 6 gennaio dall’Avis Basilicata, confutandone in parte i dati. Anzi. Per De Stefano in regione ci sarebbe una vera e propria emergenza sangue che prima non c’era.

«Se è vero – ha detto De Stefano – che sono state effettuate 18.000 donazioni è anche vero che affermare, come è stato fatto, di aver effettuato 5550 donazioni di piastrine (a fronte delle poche centinaie reali) fa sorridere chi come me si è occupato da sempre di tale volontariato». Affermare «che il 2019 sia un anno da incorniciare per i risultati raggiunti quando si sono perse circa 2000 donazioni rispetto all’anno precedente e circa 14.000 negli ultimi cinque anni, mi sembra veramente non corrispondente alla realtà».

A seguito di verifiche «da me effettuate su 21 situazioni di emergenza ematica» è «emerso che sono state importate circa 1700 unità di sangue da vari centri trasfusionali d’Italia alcuni dei quali distanti oltre mille chilometri con grave “esposizione” per gli ammalati e grosso dispendio di risorse economiche per la Regione». Fino al 2013 «eravamo capaci di produrre 31.800 unità esportando circa 5.000 nella regione Lazio».

Insomma il calo in così poco tempo «non è certamente attribuibile al calo demografico o al flusso migratorio» ma bensì «dalla chiusura dell’infopoint presso l’Università, dall’incapacità di tenere in vita le convenzioni con vari Enti e con gli Organi Polizia, al mancato processo di fidelizzazione dei donatori, alla mancata pubblicizzazione del bilancio sociale». Per quanto riguarda «l’accreditamento “Udr Berign fino al 2021” vale la pena spiegare che non si tratta di un riconoscimento bensì della visita di verifica della idoneità biennale da parte della ditta di lavorazione del plasma sui locali atti al prelievo».

Dire che «tutte le sedi sono state accreditate» sarebbe falso dato che «gli stessi dati associativi, resi noti nella scorsa assemblea regionale, riportavano l’inattività di circa 40 sedi sulle 96 esistenti». Insomma sarebbe stato «più opportuno invogliare la cittadinanza a donare il sangue piuttosto che, come è stato fatto, non dire il vero».

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