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Anziana in una casa di riposo

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POTENZA – Altri 2 morti e 16 nuovi contagiati. Inclusi 12 anziani residenti nella casa di riposo di San Giorgio Lucano, che a ieri risultavano «asintomatici», e ora si spera che lo restino fino alla fine. E’ una doccia fredda quella arrivata dall’esame dei tamponi prelevati martedì mattina in Basilicata, all’indomani dell’annuncio della prima giornata a «zero contagi» da un mese a questa parte.

La notizia dei 15 positivi al covid 19 di San Giorgio Lucano, 12 anziani e 3 operatori della casa di riposo, si è diffusa rapidamente confermando l’allarme scatenatosi, la scorsa settimana, dalla scoperta di un primo contagio tra gli ospiti della casa di riposo “Santa Rita” del vicino paese di Noepoli, seguito da quello di un operatore.
Le due strutture, infatti, appartengono alla stessa proprietà, che ne ha in gestione diverse sparse in tutta la regione, e condividerebbero anche parte degli operatori impiegati. Tra questi, in particolare, ci sarebbe una coppia di fratelli risultati negativi al test nonostante la positività della madre. Una circostanza che ricorda da vicino quanto accaduto al polo riabilitativo Don Gnocchi di Tricarico. Anche lì, infatti, il “paziente zero” non è mai stato trovato, ma i sospetti si sono concentrati su un infermiere risultato negativo ai test circondato da familiari ammalati.

Il sospetto, quindi, è si tratti di negatività sopravvenute a un periodo di convivenza “pacifica” col virus, che ha utilizzato i soggetti in questione, senza dare segnali della sua presenza, come cavalli di Troia per diffondersi tutt’attorno a loro.
I tamponi nelle case di riposo di San Giorgio Lucano e Valsinni, dove invece non risultano ancora casi di contagio accertato, sono stati i primi effettuati dalla decisione della Regione di avviare controlli approfonditi sulle residenze sanitarie assistite per anziani. Una decisione particolarmente opportuna se dovesse trovare conferma l’indiscrezione raccolta dal Quodiano del Sud sulla febbre che nei giorni scorsi avrebbe colpito diversi dei 12 anziani risultati positivi, per i quali era stato chiesto inutilmente un tampone già allora.

L’obiettivo di via Verrastro resta, comunque, la ricerca dei cosiddetti «asintomatici». Ovvero di quei vettori umani sostanzialmente immuni agli effetti peggiori del covid 19, che rappresentano il principale fattore di rischio per tutti gli altri, e un’enorme incognita sui piani per la ripartenza delle attività fermate per evitare il propagarsi del contagio. Per il pericolo che scatenino una seconda ondata di contagi di qui a qualche mese.
Di quest’ombra che si allunga sul prossimo futuro ieri aveva parlato anche il governatore Vito Bardi, che in un’intervista ad Adnkronos aveva annunciato, tra l’altro, la fine delle zone rosse lucane (Moliterno, Tricarico e Irsina) per il 26 maggio.

Il governatore aveva individuato come la prossima sfida della sua amministrazione proprio «asintomatici, pauci-sintomatici» e i «5mila», tra «anziani e assistenti sanitari a loro dedicati», delle case di riposo della regione. Aggiungendo di aver già scelto le strutture per ospitare i primi.
«Gli asintomatici saranno ricoverati a Matera dove gli è stato dedicato un intero piano dell’ospedale – così il presidente della Regione – a Potenza e nell’ex ospedale di Venosa, dove abbiamo realizzato 100 posti; ed in un presidio isolato a Villa D’Agri».

Bardi aveva confermato il gradimento del progetto, tanto caro al sindaco di Moliterno Giuseppe Tancredi e già avviato dalle amministrazioni di Bernalda e Latronico, di «uno screening a tappeto della popolazione, con tamponi e analisi sierologica, per verificare se ci sono positività ed identificare asintomatici e pauci-sintomatici».
«Se continua il trend positivo, dovremo prepararci alla fase due. Stiamo mettendo a punto un piano strategico per il turismo e l’agricoltura», aveva aggiunto il governatore.
Evidenziando che rispetto all’«altro grosso problema» degli impianti balneari «qualche apertura bisognerà farla». Mentre per le scuole «spaventa la possibilità di nuovi picchi ad ottobre».

«Dobbiamo valutare sulla riapertura a settembre, essere attenti e sicuri di quello che si fa». Così ancora il generale, aggirando la domanda sulla possibilità di una apertura posticipata a dicembre ed evidenziando come la pandemia rappresenti uno stimolo ulteriore anche per l’istituzione di una facoltà di medicina dell’Università della Basilicata.
Dunque le parole d’ordine non cambiano. «Evitare assembramenti, riunioni. Mai abbassare la guardia, tanto più che ad ottobre è prevista una nuova ondata, ancora più forte nelle regioni del Mezzogiorno». Stessi concetti sottolineati annunciando che la Protezione civile ha consegnato alla Regione: «62 mila mascherine chirurgiche, 21 mila mascherine ffp2-kn95, mille mascherine ffp3, 10 mila mascherine monovelo, 20 mila guanti monouso, 2.200 camici protettivi, 200 tute protettive e 21 mila tamponi più i reagenti».
Per Bardi, insomma: «non abbiamo ancora superato l’emergenza ma stiamo facendo il possibile per alleviare i disagi ed assicurare un aiuto a chi ha bisogno».

Nel frattempo è salita a 22 la triste conta dei morti lucani del coronavirus: 24 se si considerano un anziano di Rivello morto a Sala Consilina, e un cittadino di Pisticci da anni residente a Mantova (non pare annoverabile tra questi, invece, la donna di Valsinni morta lunedì a Matera, dopo essere stata dichiarata guarita, a causa di «eventi clinici non specificamente ascrivibili a covid 19»).

Tra ultimi due decessi registrati c’è un 71enne potentino morto nella notte tra martedì e mercoledì, che era ricoverato al San Carlo da metà marzo e come altri in quei giorni, quando non era ancora chiara a molti la presenza del contagio in città, avrebbe atteso non poco perché la sua richiesta di un tampone venisse accolta.
A distanza di qualche ora, a Matera, si è poi spento anche un 78enne del posto, ex professore in pensione, affetto da una serie di altri problemi di salute pregressi.

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