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POTENZA – Raddoppiare il numero dei tamponi effettuati e processati quotidianamente in vista del 3 giugno, con la fine delle limitazioni agli spostamenti tra regioni. Perché a quel punto sarà praticamente impossibile costringere chi arriva in Basilicata a restare in quarantena preventiva per giorni in attesa del suo turno, come avvenuto dall’inizio della fase 2.

E’ questo l’obiettivo emerso ieri pomeriggio dall’ultima riunione della task force regionale incaricata della gestione della crisi sanitaria. Una riunione che nelle intenzioni sarebbe dovuta servire a fare il punto sulla ripartenza, già avvenuta, delle visite ambulatoriali all’interno delle strutture sanitarie lucane, e quella ancora di là da venire del resto delle attività non collegate all’epidemia di covid 19. In particolare ricoveri e interventi programmabili.

Il cambio di programma è seguito alla presa d’atto di una serie di problematiche che obbligherebbero ad attendere indicazioni da parte del ministero della Salute. Nella speranza che non vi siano fughe in avanti di altre regioni, capaci di scatenare una migrazione sanitaria di massa di chi attende da 3 mesi la sostituzione di un catetere o un trattamento per i calcoli ai reni.

Al centro della discussione, quindi, sono finiti i contagi “di ritorno” registrati negli ultimi giorni, che rappresentano la massima parte del totale dei nuovi casi. Un dato che testimonia l’efficacia delle limitazioni imposte anche dall’ultima ordinanza del governatore Vito Bardi, con la conferma della quarantena quindicinale obbligatoria per chi entra in Regione, a meno che non si sottoponga “volontariamente” a un tampone. Limitazioni che nel giro di due settimane, però, rischiano di essere travolte dalla revoca del divieto di trasferimenti da una regione all’altra, che oggi sono consentiti senza far scattare la quarantena solo «in ragione di comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute», e per chi ha incarichi istituzionali.

Altro tema affrontato, collegato al precedente, sono stati i presunti “falsi positivi” asintomatici, con l’esigenza, se non si riesce a migliorare l’accuratezza dei test, di accelerare i tempi dei tamponi di riscontro che oggi si aggirano attorno a una settimana.

Proprio ieri un ultimo caso di possibile “falso positivo” è stato denunciato, ancora una volta, dalla sindaca di Pisticci, Viviana Verri, citando quanto accaduto a una farmacista, risultata positiva all’inizio del mese, per sollecitare proprio un’accelerazione dei tamponi di riscontro.

Un nuovo contagio “di ritorno”, invece, è stato annunciato in tarda serata dal sindaco di Valsinni, Gaetano Celano, parlando di una persona «di rientro da altra regione», che va a sommarsi agli ultimi due pazienti registrati martedì: la badante rientrata da Torino nella sua Lavello e il militare tornato a Banzi sempre dal Piemonte, risultati entrambi positivi ai tamponi effettuati dagli operatori dell’Asp dopo l’auto-denuncia del loro arrivo in Basilicata (si precisa che il militare non era stato sottoposto ad altri tamponi prima della partenza come erroneamente riportato nella precedente edizione a causa della confusione tra i due casi).

Ieri sui rischi della mobilità tra regioni è intervenuto anche il sindaco di Montalbano Piero Marrese, rivolgendo un appello a Bardi per l’istituzione di «una rete di servizi a tutela di chi viaggia per lavoro, motivi di salute o per rientrare nella propria residenza, che permetta di intensificare i controlli e assicurare sistemi coordinati di controllo in ambito nazionale». Un modo per evitare quanto appena accaduto nel centro affacciato sulla piana del metapontino, dove una cittadina è stato raggiunta dall’esito dei tamponi effettuati in Lombardia quando era già arrivata a destinazione nella sua casa di famiglia.

Un episodio che, a detta di Marrese: «è stato anche oggetto di sciacallaggio politico nei miei confronti da una piccola parte dell’opposizione, che con attacchi strumentali ha cercato di speculare politicamente situazioni così delicate come questa».

Sempre nella serata di ieri è arrivato anche l’annuncio che nelle prossime settimane, forse entro il 2 giugno, riapriranno in Basilicata altri musei, probabilmente in provincia di Potenza. Lo ha spiegato ai giornalisti in serata, a Matera, la direttrice del polo museale lucano, Marta Ragozzino. Nei giorni scorsi hanno riaperto il museo di Palazzo Lanfranchi a Matera, l’area archeologica di Venosa e il museo della Siritide di Policoro.

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