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POTENZA – E’ stata avviata una «revisione» dei dati «per tamponi totali effettuati e casi testati e per totale casi positivi residenti» nella Regione Basilicata. E’ questo il messaggio che a ieri sera campeggiava sul sito gestito dalla Protezione civile nazionale, accessibile anche dal portale del Ministero della Salute, dove ogni giorno vengono riportati i numeri della pandemia in Italia. La verifica sulle cifre fornite da via Verrastro è scattata dopo settimane in cui il caos sui dati lucani si è riproposto in più occasioni. Anche a prescindere dai persistenti “black out” comunicativi durante il fine settimana per l’indisponibilità del personale addetto. Cosa che non avveniva in primavera durante la prima ondata pandemica.

Al centro dell’attenzione dei tecnici di Regione e ministero della Sanità ci sono, ovviamente, i numeri su sui vengono sviluppati i 21 indicatori da cui secondo il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre dipende la classificazione del rischio sanitario per un territorio e l’adozione delle restrizioni previste per aree rosse, arancioni e gialle. Non è sfuggito, infatti, il repentino passaggio della Basilicata, in meno di due settimane, dalle zone ad alto rischio indicate dall’Istituto superiore, a quelle a rischio inferiore, e poi di nuovo a rischio elevato col passaggio, mercoledì, dalla zona gialla a quella arancione. Una giostra accompagnata da un flusso di informazioni singhiozzante anche per quanto riguarda l’indice di trasmissione del contagio, dati i ritardi nelle interviste che andrebbero effettuate ai nuovi pazienti registrati.

Ieri l’ennesima figuraccia si è concretizzata con la pubblicazione del monitoraggio dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) sull’occupazione dei posti letto ospedalieri in Italia. Il report ha evidenziato come all’11 novembre il 53% dei posti letto nei reparti di medicina, a livello nazionale, è ormai occupato da pazienti covid (+1 rispetto ai dati del 10 novembre), e il valore del 40% definito come “soglia critica” è superato da 12 regioni. Occupato da pazienti covid anche il 34% delle terapie intensive italiane (-3% rispetto ai dati del 10 novembre), con il valore del 30%, definito come “soglia critica”, viene superato in 10 regioni.

Ma i dati (basati su una rielaborazione di quelli forniti dalla Protezione Civile) non includono quelli della Basilicata, che sul sito dell’Agenas (ente pubblico che svolge una funzione di supporto tecnico e operativo alle politiche di governo dei servizi sanitari di Stato e Regioni, ndr) risulta l’unica regione «non pervenuta». Ieri dubbi sui dati lucani sono stati sollevati anche dal consigliere regionale pugliese di FdI, Renato Perrini, che ha chiesto all’amministrazione guidata dal governatore Michele Emiliano di fare chiarezza sulla circostanza per cui «un quinto dei positivi registrati dalla regione Basilicata, è residente in Puglia». «Questo – sostiene Perrini – oltre ad aumentare il tasso dei contagi della Basilicata, falsa completamente tutta l’analisi dei dati alla base dell’algoritmo dell’Istituto Superiore della Sanità con cui il ministero della Salute decide il colore delle zone per le restrizioni delle regioni».

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