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POTENZA – Quarantena e censimento obbligatori estesi a «tutti i soggetti che facciano ingresso in Basilicata da altre regioni o dall’estero, e vi soggiornino anche temporaneamente».
E’ quanto deciso ieri dal governatore Vito Bardi «con decorrenza immediata e fino al 3 aprile 2020» per «contrastare e contenere il diffondersi del Covid 19».

La nuova ordinanza di Bardi, la quinta pubblicata sul bollettino ufficiale dall’inizio della crisi sanitaria, amplia il novero dei soggetti che devono comunicare il loro arrivo in regione «al proprio medico di medicina generale ovvero pediatra di libera scelta», per i residenti che rientrano a casa, «ovvero al numero verde appositamente istituito dalla Regione 800996688», per i non residenti, «con l’obbligo (…) di osservare la permanenza domiciliare con isolamento per 14 giorni, con divieto di contatti sociali, spostamenti o viaggi, e di rimanere raggiungibili per le attività di sorveglianza».

Se prima, quindi, l’obbligo di comunicazione e quarantena era limitato a chi arrivava dalla Lombardia e dalle 14 province della ex zona rossa “allargata” prima dell’estensione all’intero territorio nazionale delle limitazioni agli spostamenti (Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia), da ieri si estende anche a chi arriva da Napoli o da Bari.

L’ordinanza ribadisce le esenzioni già note, dettate a livello nazionale, per: «comprovate esigenze lavorative, ivi compreso il transito e il trasporto delle merci; situazioni di necessità, ivi comprese quelle correlate alle esigenze primarie delle persone e degli animali di affezione; spostamenti per motivi di salute». Esenzioni valide anche rispetto al divieto «su tutto il territorio regionale (…) di allontanarsi dal proprio domicilio, abitazione o residenza», con cui Bardi ha voluto ribadire e specificare il senso di quello disposto la scorsa settimana dal premier Giuseppe Conte proibendo in maniera generica qualsivoglia spostamento.

«Ho emanato un’ordinanza più restrittiva della precedente perché abbiamo la necessità di limitare fortemente la circolazione delle persone. Dobbiamo fare questo sforzo per diminuire il più possibile la possibilità di diffusione del virus». Così il generale ha voluto spiegare, in una nota diffusa dall’ufficio stampa della Regione, il suo ultimo provvedimento.
«Osservare tali disposizioni – ha aggiunto Bardi – è un nostro preciso dovere, non solo verso noi stessi, ma soprattutto per le persone che ci circondano, per i nostri cari, per i figli e per i nipoti. Rivolgo ancora una volta un appello ai lucani perché rimangano nelle loro abitazioni ed escano solamente nei casi previsti».
Il governatore ha voluto cogliere l’occasione anche per rivolgere un plauso «ai medici e agli infermieri, a tutti i volontari della Croce rossa, dalle Protezione civile e delle associazioni che sono protagonisti indiscussi di questi giorni». Un modo per stemperare gli animi dopo le lamentele degli ultimi giorni per la mancanza di mascherine, tute e presidi sanitari per chi si trova in prima linea nella lotta al contagio.

«La mia gratitudine e la gratitudine e quella del popolo lucano va anche ai sindaci e a tutti coloro che, soprattutto nei comuni, sono in prima linea».
L’ordinanza appena pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione Basilicata ripropone anche le avvertenze sulle conseguenze legali in caso di violazioni delle prescrizioni appena imposte.

«Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto degli obblighi di cui alla presente ordinanza è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale». Così l’articolo 2 del testo, con un rinvio alla norma che prevede «l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro».

Nel provvedimento si aggiunge, infine, che «i prefetti territorialmente competenti assicurano l’esecuzione delle misure disposte dalla presente ordinanza». Sul punto, però, è ormai nota la resistenza del Ministero dell’interno che già la scorsa settimana ha avuto modo di precisare come: «ferma restando l’autonomia di ciascun ente nelle materie di competenza nei limiti della legislazione vigente, non risultano coerenti con il quadro normativo le ordinanze delle regioni contenenti direttive ai prefetti, che, in quanto autorità provinciale di pubblica sicurezza, rispondono unicamente all’autorità nazionale».

Nei prossimi giorni, quindi, è probabile che l’applicazione delle nuove prescrizioni venga demandata, ancora una volta a comuni, polizia locale e associazioni di volontariato, con le forze dell’ordine a vigilare a distanza che tutto avvenga senza eccessivi problemi.

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