Macchia Romana, una delle due sedi potentine dell’Unibas

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MATERA – Trentotto studenti lucani dell’Unibas, tutti partecipanti al progetto Erasmus+, sono da giorni bloccati in Spagna, in attesa di capire come tornare a casa, abbandonati di fatto sia dall’ateneo, che dalla Farnesina. Il tutto mentre lo Stato spagnolo ha chiuso le università, e per loro ormai non c’è ragione di restare in un Paese, che tra l’altro sta gestendo l’emergenza Coronavirus in modo molto meno restrittivo dell’Italia, quindi con seri rischi per la salute.

L’ultima doccia fredda è arrivata ieri proprio dall’Unibas, che dopo aver chiesto loro se fossero intenzionati a tornare, avendo ricevuto risposta affermativa via mail, ha avviato le interlocuzioni con la Farnesina. Dopo due giorni di attesa, ieri è arrivata la risposta disarmante, quanto inaccettabile dell’ateneo, che ha la piena responsabilità del loro soggiorno in Spagna: i ragazzi si devono arrangiare da soli, facendo capo solo all’Ambasciata.

«Vi riporto i consigli dell’Unità di crisi del ministero degli Esteri. -scrive agli studenti Mariangela Colucci, responsabile della Mobilità internazionale dell’Unibas- Tuttavia, vi ricordo che la situazione è in continua evoluzione, il capo dell’Unità di Crisi ha rivolto l’invito a tutti gli italiani interessati al rientro a consultare il sito http://www.viaggiaresicuri.it/home, aggiornato costantemente sulla situazione Paese per Paese e sul quale vengono fornite indicazioni su come far rientro in Italia anche da Paesi dove siano stati annullati i voli diretti: Consultare sempre il portale http://www.viaggiaresicuri.it/home; contattare le ambasciate e i consolati del Paese estero nel quale ci si trova in quel momento: alcune Ambasciate hanno già attivato una taskforce Coronavirus. Le Ambasciate, in coordinamento con l’Unità di crisi della Farnesina e le compagnie aeree, si stanno attivando per organizzare voli ad hoc; contattare, solo in casi di estrema urgenza, l’Unità di crisi a Roma; provare a rientrare in Italia con voli con scali, provando diverse combinazioni e tenendo presente che, per adesso, sono consigliati i voli attraverso Germania, Svizzera e Francia perché, ad oggi, continuano ad essere garantiti. Meglio comunque consultare i siti delle compagnie aeree e degli aeroporti e prediligere sempre le compagnie di bandiera (es. Air France, Lufthansa, Alitalia); valutare anche i viaggi in nave (dalla Spagna, per esempio, Grimaldi Lines garantisce ancora la tratta Barcellona-Civitavecchia) e i treni a lunga percorrenza (Tgv, le ferrovie svizzere, ecc.)».

E poi il consiglio a dir poco superfluo: «Seguite scrupolosamente le disposizioni in materia di prevenzione e sicurezza prescritte dalle Istituzioni e dai Paesi in cui vi trovate. Informate sempre e in tempo reale il Consolato del Paese ospitante, l’università ospitante (che è chiusa, ndr) e l’Università della Basilicata su ogni vostro spostamento. Vi raccomandiamo di non prendere decisioni affrettate, di tenere in debita considerazione i rischi di tipo sanitario e logistico legati agli spostamenti, e di seguire le indicazioni e gli aggiornamenti forniti dalla Farnesina. Non esitate a contattarci per qualunque necessità». Quindi, come dire: questi sono i riferimenti, arrangiatevi.

Gli studenti si trovano in alcune città spagnole per seguire il progetto Erasmus+, finanziato con regolare Borsa di studio dell’Unibas. A denunciare la forte preoccupazione per l’assenza di notizie e disposizioni in merito, è stato un genitore che preferisce restare anonimo. I ragazzi lo scorso 12 marzo alle ore 19 avevano ricevuto una mail che recitava: “Gentilissimi studenti, il ministero degli Affari Esteri e il ministero dell’Università e della Ricerca, d’intesa con la Fernesina, sta organizzando il rientro degli studenti italiani Erasmus +, attualmente presenti sul territorio spagnolo e che desiderano rimpatriare in Italia a seguito del propagarsi del Covid-19. Considerata l’urgenza ed al fine di consentire l’organizzazione del vostro eventuale trasferimento dalla Spagna all’Italia, probabilmente con partenza da Madrid e arrivo a Ciampino, si chiede di compilare ed inviare urgentemente entro e non oltre le ore 20 del 12 marzo il modulo allegato. Qualora non dovesse pervenire nessuna comunicazione alcuna in merito, si darà per assunto la volontà di non voler rientrare in Italia. Si ringrazia per la collaborazione”.

«Non sappiamo con esattezza quanti ragazzi hanno potuto agire tempestivamente -ci ha spiegato il genitore di uno dei trentotto- nel rispondere alla mail. In questi giorni ho anche provato a chiamare al numero della Farnesina, pubblicizzato dal Ministro Dimaio, ma non mi ha risposto nessuno. Ho vietato a mio figlio di prendere iniziative e di restare in attesa di avere il giusto supporto Istituzionale per il rientro». Inizialmente i ragazzi avevano pensato a un rientro fai dai te in prima battuta con dei voli arei, ma hanno scoperto essere soppressi; poi l’ipotesi di noleggiare una macchina e rientrare, ipotesi bocciata proprio dai genitori. «Assistere al vuoto istituzionale anche della Regione Basilicata, nella gestione delicata di tale operazione di rientro, mi lascia una profonda amarezza nel cuore».

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