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POTENZA – L’Italia soffre, il Sud di più, in Basilicata è emergenza. Che il 2019 sia stato un anno da dimenticare per il fenomeno dello spopolamento lo dicono gli indicatori demografici pubblicati ieri dall’Istat. E, in particolare, lo racconta bene un dato: lo scorso anno in Italia sono nati 67 bambini a fronte di 100 decessi. È il più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918.

Una fotografia allarmante su cui si è soffermato anche il Presidente della Repubblica Mattarella: «Il tessuto del nostro Paese si indebolisce – ha dichiarato ieri mattina al Quirinale dove ha accolto una delegazione del Forum delle Associazioni Familiari – e va assunta un’iniziativa immediata per contrastare questo fenomeno». Ed è la Basilicata a ottenere un record (negativo) nei record: assieme al Molise è la regione che ha perso più abitanti , l’1% in meno. Anche qui incidono il bilancio negativo della dinamica naturale (morti-nascite), la massiccia emigrazione verso altre regioni (-5,3 per mille residenti, fa peggio solo la Calabria) e l’apporto non sufficiente dato dai nuovi cittadini stranieri. La Basilicata è anche la regione che perde più cittadini italiani (-11,3 per mille abitanti). Bassa, infine, l’aspettativa di vita che qui è pari a 80,2 anni per gli uomini e a 84,5 per le donne. Numeri in linea con il resto del Mezzogiorno, ma di gran lunga meno lusinghieri rispetto a quelli fatti registrare nel Nord.

DATI GENERALI

Nel 2019 le tendenze demografiche sono da un punto di vista congiunturale in linea con quelle mediamente espresse negli anni più recenti. Continua a diminuire la popolazione, che al 1° gennaio 2020 ammonta a 60 milioni 317mila persone, 116mila in meno su base annua. Nonostante l’ennesimo record negativo di nascite, la fecondità rimane costante al livello espresso nel 2018, ossia 1,29 figli per donna.

CHI ENTRA E CHI ESCE

Il saldo migratorio con l’estero nel 2019 risulta positivo per 143mila unità, in virtù del fatto che a fronte di 307mila iscrizioni anagrafiche dall’estero (25mila ingressi in meno rispetto al 2018 e 34mila sul 2017) si hanno solo 164mila cancellazioni. Il dato risulta in evidente calo se confrontato con quello del biennio precedente (in media oltre 180mila unità aggiuntive annue) e persino al di sotto della media degli ultimi cinque anni (+156mila). Per giungere al dato delle 143mila persone in più presenti nel nostro Paese bisogna prendere in considerazione 220mila stranieri arrivati dall’estero e 77mila italiani che hanno compiuto il percorso inverso.

PIÙ MORTI CHE NATI

La popolazione, che risulta ininterrottamente in calo da cinque anni consecutivi, registra nel 2019 una riduzione pari al -1,9 per mille residenti. Come detto, la riduzione si deve al rilevante bilancio negativo della dinamica naturale (435mila nascite e 647mila decessi) risultata nel 2019 pari a -212mila unità. Basti pensare che dieci anni fa si registravano 96 neonati per 100 decessi (lo scorso anno sono stati 67). Si alza di conseguenza l’età media che si attesta a 45,7 anni.

IL SUD

Il calo della popolazione si concentra prevalentemente nelle regioni del Mezzogiorno (-6,3 per mille). Particolarmente critica la dinamica demografica di Molise e Basilicata che nel volgere di un solo anno perdono circa l’1% delle rispettive popolazioni. Al Sud il bilancio demografico complessivo presenta per l’ennesima volta (dal 2014) segno negativo (-129mila residenti). A tale situazione concorrono sia le poste demografiche relative alla dinamica naturale (-2,9 per mille), sia soprattutto quelle relative alle migrazioni interne (-3,8 per mille). La questione accomuna tutte le regioni del Meridione – presentano tutte saldi migratori interni negativi – pur se all’interno di un contesto eterogeneo nel quale i margini di grandezza variano dal -1 per mille della Sardegna al -5,8 per mille della Calabria. In Basilicata il dato è al -5,5 per mille abitanti.

SPERANZA DI VITA

Nel 2019 migliorano le condizioni di sopravvivenza della popolazione e si registra un ulteriore aumento della speranza di vita alla nascita. A livello nazionale gli uomini sfiorano gli 81 anni, le donne gli 85,3. Dopo decenni di costanti e consistenti incrementi è da sottolineare, tuttavia, come la speranza di vita abbia iniziato a rallentare il suo ritmo di crescita. In tutto il Nordest si riscontrano condizioni di sopravvivenza assai favorevoli. Il Mezzogiorno, al contrario, gode di condizioni di sopravvivenza meno favorevoli, in virtù di una speranza di vita alla nascita di 80,2 anni tra gli uomini e di 84,5 tra le donne. Esattamente gli stessi dati rilevati proprio in Basilicata.

MENO ITALIANI

Il ricambio demografico debole determina effetti soprattutto sulla popolazione di cittadinanza italiana, il cui ammontare continua a decrescere di anno in anno. Con la sola eccezione del Trentino-Alto Adige, tutte le regioni sono interessate da un processo di riduzione della popolazione di cittadinanza italiana. La questione colpisce particolarmente regioni demograficamente depresse o a più forte invecchiamento. Come ad esempio la Basilicata (-11,3 per mille), il Molise (-10,4) e la Calabria (-9,1) nel Mezzogiorno, ma anche regioni nel Nord del Paese come la Liguria (-8,7).

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