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Una delle immagini simbolo del terremoto 1980: i morti davanti alla scuola elementare di Balvano, nel Potentino

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POTENZA – Sono passati ormai più di 40 anni dal terremoto del 1980 ma la fase della ricostruzione è ben lontana dall’essere realtà. In 40 anni i nostri Comuni, soprattutto quelli più piccoli, hanno cambiato volto, hanno perso abitanti, hanno visto invecchiare e diventare ruderi quelle che erano abitazioni da ricostruire.

Ma i soldi non sono arrivati e, ancora una volta, i sindaci dell’oggi si ritrovano a gestire l’emergenza di ieri. A cui, lo scorso anno, si è aggiunta l’emergenza mondiale. Una gestione che, in alcuni casi, è quasi solitaria, con uffici tecnici che hanno anche un solo dipendente. Così capita che si sia in «ritardo nella comunicazione dello stato di avanzamento dei finanziamenti» relativo alla ricostruzione post sisma.

E la giunta regionale, con delibera del 28 gennaio, decida di revocare i fondi a diversi Comuni: Abriola (340.000 euro); Genzano di Lucania (1.695.158.68 euro); Maratea (620.000); Maschito (681.359,52 euro); Moliterno (1 milione); Rionero in Vulture (400.000 euro); Sant’Arcangelo (150.000 euro); Spinoso (290.679,76 euro).

E non è che non sia vero che parliamo di una storia di 40 anni e il capitolo dovrebbe essere chiuso.

Ma – contestano i sindaci – non così, non senza una interlocuzione con gli amministratori del territorio, non senza ascoltare e capire le ragioni. Senza contare «le comunicazioni regolarmente protocollate fin dal mese di maggio 2020 e anche nell’autunno scorso da parte dei Comuni che, in ragione delle difficoltà legate all’emergenza sanitaria in corso, avevano chiesto alla Regione di soprassedere sulla revoca dei contributi dovendosi dotare, nel frattempo di un temporaneo servizio tecnico a supporto del responsabile».

La Regione, sempre più un castello arroccato e chiuso su se stesso, «non ha mai risposto ai sindaci in merito a questa richiesta e ha deciso così, in modo unilaterale di procedere alla revoca».

A guidare la “rivolta” dei sindaci è Rossana Musacchio Adorisio, primo cittadino di Maschito. Ma è un malessere che si allarga a vista d’olio: «Bardi – dice Musacchio Adorisio – si era presentato dicendo di essere il presidente di tutti: cominci a fare il presidente, perché noi sindaci, al di là del colore politico, siamo lasciati soli tutti i giorni a combattere su ogni fronte. E se io non ho la dotazione organica sufficiente per poter far andare avanti le graduatorie, cosa devo fare? Lo stesso tecnico deve candidare i bandi, fare le assegnazioni. E ora, con il Covid, la situazione è anche peggiore. Io sindaco posso dare l’atto di indirizzo, ma è l’ufficio tecnico che deve svolgere questo lavoro. Ma una sola persona non può fare tutto. Lo so bene anch’io che parliamo di una storia di 40 anni fa, ma ci si metta anche nei panni di chi da anni aspetta quei soldi che oggi vengono tolti senza una parola».

La verità è che tanti hanno lasciato quelle case. Dal 1980 i nostri piccoli Comuni sono stati interessati da un continuo e costante spopolamento.

«Non a caso – sottolinea il sindaco di Maschito – nei nostri centri storici ci sono ormai dei ruderi. Perché se quei soldi fossero arrivati con la giusta tempistica, il proprietario avrebbe sistemato gli stabili. Ora la situazione di quegli immobili è peggiorata e, se dovessero mai arrivare, probabilmente neppure basterebbero più quei fondi».

Quello che chiedono i sindaci non sono i “soldi a pioggia”. Il quadro è cambiato, lo sanno bene. Sanno che potrebbero esserci altre priorità, si potrebbe lavorare su altro.

«Chiediamo una cosa semplice – dice Musacchio Adorisio – un tavolo tecnico, convocato dalla Regione, per capire come meglio spendere quei fondi. Ma non devono essere tolti al Comune al quale sono stati assegnati, questo sarebbe ingiusto. Anche perché questa è stata una fase di emergenza per tutti, specie per i piccoli Comuni. E magari quei fondi, attesi per 40 anni, potrebbero davvero ora essere utili per ridare un po’ di fiato alla nostra economia, partirebbe qualche cantiere, un po’ di lavoro. Ma con gli amministratori del territorio bisogna parlare, confrontarsi, non chiudersi nel silenzio».

Complessivamente ai Comuni sono stati sottratti, con la delibera della giunta Bardi, 5 milioni e 177.197,96 euro, «che verrebbero – denunciano i sindaci – destinati alla costituzione di un non ben precisato fondo». Così anche i sindaci Antonio Rubino (Moliterno), Romano Triunfo (Abriola), Daniele Stoppelli (Maratea), Lino De Luise (Spinoso), Salvatore Lagrotta (Sant’Arcangelo) e Luigi Di Toro (Rionero) chiedono al presidente della giunta, Vito Bardi, «la revoca immediata della delibera di giunta dello scorso 28 gennaio, al fine di non gravare anche in questa situazione sulle amministrazioni comunali che, altrimenti, si vedrebbero costrette a contestare la decisione con tutti i mezzi a disposizione».

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