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Giulio Ferrara, Giuseppe Vinella e Adolfo Caldarelli

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POTENZA – La Regione ha prorogato il contratto del trasporto pubblico locale fino al 31 marzo, con una legge ad hoc approvata in Consiglio. Ma le province non danno applicazione a quanto disposto da via Verrastro, e rifiutano le fatture presentate dalle aziende per il trimestre in corso. Senza neanche attendere che la Corte costituzionale si esprima sulla legge in questione dopo l’impugnativa del governo. È quanto denunciato ieri a Potenza, nella sede di Confindustria, nel corso di una conferenza stampa, dai presidenti regionale e nazionale dell’Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori (Anav), Giulio Ferrara e Giuseppe Vinella, e il responsabile del settore trasporti di Confindustria, Adolfo Caldarelli. Ferrara e Vinella hanno evidenziato come senza quelle fatture le 37 aziende del Cotrab, il consorzio che di proroga in proroga da oltre 12 anni gestisce il trasporto pubblico locale in Basilicata, si sono viste chiudere i rubinetti del credito dagli istituti bancari. Per questo, e per l’incertezza legata a quanto accadrà il 1 aprile, hanno spiegato di aver avviato le pratiche per i licenziamenti collettivi di buona parte degli oltre mille lavoratori impiegati, e di non essere più in grado di garantire né le prestazioni degli stessi né la manutenzione dei mezzi. Con le intuibili conseguenze sul servizio.

«I gravissimi ritardi nell’erogazione dei corrispettivi dovuti dalla Regione Basilicata – hanno aggiunto i due dirigenti del’Anav in una nota diffusa a margine della conferenza stampa – sono la causa delle difficili condizioni economiche in cui versano le aziende: l’arretrato, superiore ai 40 milioni di euro, pone gli operatori nell’impossibilità di onorare i contratti con i fornitori e di garantire il puntuale pagamento degli stipendi, mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro». Nonostante la proroga del contratto del servizio di trasporto pubblico regionale al 31 marzo 2020, i rappresentanti dell’Anav hanno evidenziato come a oggi i pagamenti delle due province, per conto di via Verrastro, siano fermi al primo trimestre 2019. Ferrara ha aggiunto che alla base del rifiuto delle fatture del primo trimestre del 2020 da parte delle province ci sarebbe la richiesta da parte di queste ultime di una serie di «chiarimenti» sulla proroga del servizio, e di provvedimenti «amministrativi e finanziari» conseguenti alla stessa da parte della Regione.

«Province e Regione devono riavviare un dialogo tra loro», è stato l’appello in viva voce di Vinella, patron della Sita, che è anche il socio più importante del Cotrab. «Noi chiediamo soltanto chiarezza – ha aggiunto – e che i soldi trasferiti alla Regione per i trasporti vadano alle aziende, come nel resto d’Italia, e non vengano utilizzati per fare il gioco delle tre carte, come avviene da troppo tempo in Basilicata deviandoli su altre uscite».

Quanto alle gare più volte annunciate il patron di Sita non ha nascosto una certa aria di sfida, mista a ironia per la suddivisione del territorio in 9 bacini distinti da mettere a bando separatamente. «Di questo passo faremo le gare per singola corsa. Nonostante senza un’area utile è chiaro che il sistema non potrà reggere. Ma se così deve essere vuol dire che le aziende faranno le loro valutazioni. Mi domando soltanto chi sarà interessato a venire a lavorare qui e se alla fine le gare non andranno deserte».

La proroga del servizio attualmente in essere scadrà quindi il 31 marzo prossimo, «e se non ci sono novità, la Regione – hanno concluso i rappresentanti dell’Anav – potrebbe emettere un obbligo di prosecuzione del servizio, per l’attuale gestore o, in caso di rifiuto, con un altro gestore, ma c’è una procedura di mobilità alla fine di marzo, e in ogni caso servono i fondi per pagare i fornitori e i dipendenti». La «condizione per il superamento della crisi» sarà pertanto l’accettazione con regolarità da parte delle Province delle fatture emesse e la certificazione del credito relativo al quarto trimestre 2019. Più soldi e in tempi ragionevoli insomma. Ferrara e Vinella hanno poi ricordato che il motivo della crisi «ancora una volta, non è attribuibile alle imprese, ma discende dai ritardi delle amministrazioni nel finalizzare il processo di riprogrammazione dei servizi, propedeutico all’avvio delle nuove procedure di gara per l’aggiudicazione dei servizi stessi, nonché dalla scelta sbagliata di prevedere per via legislativa l’ulteriore proroga in emergenza dei contratti in essere, scaduti ormai dal dicembre 2017».

Le imprese hanno infine confermato «la ferma volontà di tener fede agli impegni assunti con il prefetto di Potenza, i sindacati e la Regione nella riunione del 29 novembre 2019, non appena la Regione dia seguito agli impegni, imprescindibili per consentire il regolare svolgimento dei servizi, ovvero l’erogazione di dieci milioni per il ristoro di contributi arretrati per il rinnovo del contratto per il periodo tra il 2017 e il 2019 unitamente alle trimestralità arretrate per il 2019, per un totale di 40 milioni di euro». All’esterno della sede di Confindustria un presidio di protesta è stato organizzato da una delegazione di lavoratori delle imprese di trasporto pubblico.

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