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Reddito minimo d'inserimento, tra alti e bassi (e qualche risultato) la Basilicata fa scuola

Basilicata
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La card presentata nell'agosto 2017 alla vigilia del varo del programma regionale
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FORSE bisognerà rivedere qualcosa, e magari la misura regionale potrà essere corretta in meglio. Di certo il Reddito minimo d’inserimento lucano sarà uno strumento nelle mani dei tecnici del ministero del Lavoro che stanno limando quello di cittadinanza prefigurato nel programma dell’esecutivo Conte: dai punti di forza (e sofferenza) dell’iniziativa regionale potrà venire qualche spunto per quella nazionale.

Il paradosso politico di una regione a traino Pd presa quasi a modello dal “governo del cambiamento” può essere visto, però, solo come elemento di contorno in una vicenda che, dopo anni di attesa, è partita poco più di un anno fa. Tra alti e bassi e con una correzione estiva che ha permesso di estendere la platea e intervenire su uno dei nervi scoperti della Basilicata: la forestazione. Due mesi fa la Giunta regionale – d’intesa con Cgil, Cisl e Uil – ha infatti deciso di impiegare i beneficiari di fascia A del Rmi per 3 anni in attività lavorative con il contratto idraulico-forestale; 574 i lavoratori nel 2018, che supereranno i 1.200 nel 2019, «un patrimonio – hanno commentato i sindacati – che deve essere curato come risorsa e per far questo dobbiamo uscire dalla gestione emergenziale, che è quella predominante degli ultimi 20 anni e che rappresenta la vera criticità per i circa 4.700 lavoratori interessati. Solo con misure specifiche, tarate sulle caratteristiche dei destinatari, sarà possibile fare in modo che il Reddito minimo non diventi un mero “ambito di attesa” o, peggio, di assistenzialismo, dando invece la possibilità a lavoratori espulsi dal ciclo produttivo di rientrare sul mercato del lavoro e maturare anche i contributi necessari alla pensione».

Si tratta di lavoratori ex mobilità in deroga assunti, per lo svolgimento di 102 giornate lavorative con contratto idraulico-forestale, a partire dal 1° luglio 2018: il soggetto attuatore è il Consorzio di Bonifica.

Intanto, dall’Agenzia regionale del Lavoro (Lab – Lavoro e Apprendimento Basilicata) confermano che i pagamenti degli stipendi procedono con regolarità – dal giorno 15 al 20 di ogni mese – e il bilancio del primo anno di attività è positivo, tanto per i 2.636 beneficiari (1.100 nella provincia di Matera e 1.536 nella Provincia di Potenza) quanto per i Comuni che se ne sono serviti per i lavori più disparati, dalla manutenzione scolastica alla cura del verde. Calcolando una media di 450 euro mensili (contro i 780 della misura nazionale) si arriva a quasi 1,2 milioni.

«Nei Comuni abbiamo riscontrato la massima disponibilità – commenta Antonio Fiore, direttore di Lab, da Roma dove si trova per alcuni impegni istituzionali –, la misura lucana non è assolutamente cumulabile con le altre a carattere nazionale e comunque anche per il Reddito di cittadinanza bisognerà attendere le direttive specifiche che seguiranno all’approvazione della finanziaria». Residua il rebus Centri per l’Impiego: «Qui una riorganizzazione nei territori è assolutamente urgente e il governo centrale sta affrontando anche questo nodo proprio in questi giorni», specifica Fiore.

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