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Angelo Festa, presidente dell’associazione antiracket e antiusura “Famiglia e Sussidiarietà”

Tempo di lettura 6 Minuti

COLOSSI bancari sempre più potenti, risparmiatori sempre più piccoli e indifesi: e i soggetti che cercano di mediare per accedere a misure di sostegno hanno sempre più difficoltà, con il potere decisionale delegato a centri lontanissimi, quasi smaterializzati. Angelo Festa, presidente dell’associazione antiracket e antiusura “Famiglia e Sussidiarietà”, nell’ultima relazione-consuntivo ha fornito un quadro allarmante sul fenomeno credito e sulle ricadute della pandemia.

Dal vostro particolare osservatorio, com’è cambiata la percezione dei bisogni dei lucani nell’anno della pandemia?
«La pandemia ha sconvolto le nostre vite soprattutto per chi ha dovuto piangere la perdita di familiari o amici. Ma sono tanti coloro che, a causa della pandemia, hanno perso o hanno visto ridursi il proprio lavoro, con gravi conseguenze sui redditi, sulle opportunità di crescita, sulle prospettive per il futuro. In Basilicata l’emergenza pandemica si è tradotta più in uno tsunami dal punto di vista economico e sociale che sanitario. Molti progetti e iniziative imprenditoriali e di sviluppo messi in campo in particolar modo con Matera Capitale Europea della Cultura 2019 sono in difficoltà e rischiano di chiudere o sono già chiuse. Tutti noi siamo consapevoli che niente sarà come prima. Siamo consapevoli che se pure ripartiamo dobbiamo per forza cambiare abitudini, cambiare modi di fare commercio e di fare produzione. Quello che bisogna capire, così come ha affermato Papa Francesco, è: “Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa”. Ci siamo trovati su una stessa barca fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari, chiamati a remare insieme e a confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. E ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo. Ma solo insieme. Nessuno si salva da solo».

Nel 2021 ricorre il decimo anno della Costituzione dell’Associazione Antiracket e Antiusura “Famiglia e Sussidiarietà”: come è cambiata la tipologia del cittadino-tipo che si rivolge alla vostra associazione? Pensa che si sia abbassata la soglia della povertà?
Ogni giorno ascoltiamo, consigliamo e interveniamo su situazioni di sovraindebitamento delle famiglie e delle piccole imprese a rischio di usura. In questo periodo di pandemia sono aumentate le richieste di aiuto da parte di chi non riesce a rimborsare una rata di mutuo, a pagare i suoi fornitori, a far fronte alle spese di affitto del negozio o a pagare le bollette delle utenze domestiche a causa della sospensione dal lavoro o per la chiusura dell’attività. A fronte delle numerose richieste e del rischio a cui vanno incontro i nostri assistiti abbiamo attivato trattative con le finanziarie per una transazione con le società finanziarie o intervenendo con contributi a fondo perduto, messi a disposizione della Regione Basilicata. Nei casi di una esorbitante debitoria siamo ricorsi alla legge 3/2012, poco conosciuta, detta “legge salva suicidi”, che permette al cittadino e consumatore e alle imprese non fallibili di proporre ai creditori un piano di rientro per cancellare i propri debiti. Se guardiamo i dati pubblicati dall’Istat sulla povertà ci rendiamo conto che sono oggettivamente drammatici. Nel 2020 le famiglie in Italia in povertà assoluta sono circa 5,6 milioni con un aumento di circa 335mila famiglie rispetto al 2019. In Basilicata sempre secondo i dati Istat gli indicatori di povertà sono decisamente più elevati rispetto a quelli nazionali; l’incidenza della povertà relativa familiare è pari al 17,9 per cento contro l’11,8 per cento nazionale e l’incidenza della povertà relativa individuale è pari al 19,0 per cento rispetto al 15,0 per cento del totale Italia».

C’è una storia che l’ha colpita più di altre?
«Le situazioni debitorie che giornalmente affrontiamo non sono di semplice soluzione perché occorre analizzare le cause dell’indebitamento e stilare l’elenco della situazione debitoria. Un impegno non semplice. Molti perdono completamente persino il controllo dei debiti. Per ogni caso di sovraindebitamento sono necessari giorni e giorni di lavoro per avere un quadro certo dei debiti, per interpellare la Banca d’Italia, la Crif, Experian, Ctc, l’Agenzia delle entrate e così via, al fine di poter chiudere completamente una situazione debitoria e predisporre, ove è il caso, la richiesta, in base alla legge 3 del 2012, per la nomina da parte del Tribunale ove risiede il richiedente, di un professionista per l’avvio del cosiddetto “piano del consumatore” e l’esdebitazione del debito. Un caso da noi affrontato ha riguardato la situazione di sovraindebitamento di un dipendente pubblico, monoreddito, con uno stipendio di circa 1.400 euro mensili, coniugato con due figlie a carico che a causa di imprevisti, la morte di un familiare e una malattia, si sono trovati nell’impossibilità a pagare i propri debiti che nel frattempo erano lievitati in modo esponenziale. La proposta di esdebitazione presentata dai nostri legali e omologata dal Tribunale di Matera prevedeva la riduzione del debito da 145mila euro a 88mila euro e un piano di rientro rateale, di quest’ultimo importo, sviluppato su circa 180 mesi dall’omologa».

L’associazione Famiglia&Sussidiarietà, da poco riconosciuta a livello ministeriale, ha tutti gli strumenti per sostenere le famiglie?
«L’associazione, iscritta al n. 4 del 30 settembre 2013 nell’elenco delle Associazioni ed organizzazioni antiracket e antiusura presso la Prefettura di Matera, ora è stata ammessa nello speciale elenco del ministero dell’Economia e delle Finanze delle Fondazioni e Associazioni riconosciute per la prevenzione del fenomeno dell’usura, ed è risultata destinataria dei contributi previsti dalla stessa legge. Tali contributi non potranno però essere utilizzati senza la sottoscrizione di una convenzione con un istituto bancario al fine di garantire finanziamenti a singoli e famiglie in difficoltà economica e a rischio di usura. Ci auguriamo di sottoscrivere presto tale convenzione per poter intervenire in situazioni di sovraindebitamento prima che queste si incancreniscano rendendo così impossibile ogni intervento».

Quali sono gli spazi nei quali si annida la criminalità, facendo leva sui bisogni di aziende e famiglie alle prese con sovraindebitamenti e nuove povertà?
«L’usura è un fenomeno carsico e anche per noi, che giornalmente incontriamo persone sovraindebitate, è difficile individuarlo. Le vittime dell’usura non denunciano sia perché si sentono colpevoli della loro situazione e sia perché domina l’idea che chi ti presta i soldi è un tuo amico, pronto a sostenerti e vi è quindi una certa riconoscenza. In questo periodo di lockdown le piccole e medie imprese costituiscono il comparto economico che soffre maggiormente delle difficoltà dovute alla pandemia e, quindi, più esposte a intimidazioni, usura ed estorsione, insieme ai lavoratori autonomi e i liberi professionisti con partita Iva. Occorre quindi vigilare sulle attività sospette perché laddove vi è una crisi entra in gioco la criminalità il cui interesse è arricchire se stesse e far morire d’asfissia tutto il resto».

Le prossime iniziative di informazione e assistenza?
«Il 6 febbraio 2021 abbiano sottoscritto un protocollo d’intesa con il Comune di Montalbano Ionico per l’apertura di uno sportello per assistere le famiglie e le imprese sovraindebitate e a rischio di usura. È un’iniziativa importante. Si è creata una sinergica fra Istituzione e società civile e realizzato un presidio di legalità sulla fascia ionica aperto ogni giovedì dalle 15,00 alle 18,30. Lo sportello antiusura è destinato ad assistere i cittadini, consumatori e imprenditori, vittime di usura ed estorsione anche mediante un’attività di prevenzione del fenomeno con interventi in favore di tutti i soggetti in stato di sovraindebitamento. L’assistenza sarà garantita da professionisti nel pieno rispetto della riservatezza e della privacy. È prevista altresì la costituzione di un Organismo di Composizione della Crisi -Occ – ai sensi della legge 108/96. Infine, continueremo a operare a Policoro, Matera e Potenza ove abbiamo creato una rete di collaborazione».

Ha un messaggio da mandare alle istituzioni lucane per chiedere qualche intervento in particolare a sostegno delle fasce più deboli e ai cosiddetti “marginali”?
«Questo momento ci fa capire che stiamo vivendo un momento delicatissimo e niente sarà come prima. Stiamo cominciando a capire, dopo uno shock iniziale, che se pure ripartiamo dobbiamo per forza cambiare abitudini, cambiare modi di fare commercio, di fare produzione. Tanti non riapriranno perché non ce la fanno. La lotta alla povertà sarà ancora centrale nei prossimi anni per le conseguenze che questa crisi avrà su un’ampia parte della popolazione. Occorre quindi rafforzare e migliorare il Reddito di Cittadinanza. Infine, molte aziende ridurranno la forza lavoro e ci saranno molti disoccupati in più. Forse occorre ripensare e ragionare su una vecchia idea della Cisl di lavorare meno e lavorare tutti».

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