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Una bambina in un asilo

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Tempo di lettura 3 Minuti

POTENZA – Ci sono servizi che, se rafforzati, possono rispondere a molteplici bisogni: creare nuovi posti di lavoro, dare slancio all’occupazione femminile e dare una qualità educativa maggiore ai bambini. Gli asili nido rispondono a tutti questi requisiti.

Eppure la Basilicata – come del resto tutto il Sud – rimane ancora ben al di sotto dell’offerta richiesta dall’Europa. Con una significativa eccezione: la città di Matera, addirittura di poco sopra la media europea con 33,9 posti ogni 100 bambini.

Questo quanto emerge dal Rapporto nazionale sugli asili nido, promosso da “Con i Bambini” e “Openpolis”, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
A emergere l’ampio divario interno, non solo Nord-Sud, ma anche centri urbani e aree interne. E le regioni del Sud, economicamente più fragili, sono sia quelle dove l’occupazione femminile è più bassa che quelle dove l’estensione dei servizi prima infanzia è inferiore.

Nel consiglio europeo di Barcellona, nel 2002, è stato fissato come target per gli stati europei di raggiungere i 33 posti ogni 100 bambini, sfida poi recepita anche nella normativa nazionale.
Ora, a fronte di un Centro-Nord che, con 32 posti ogni 100 bambini, ha quasi raggiunto l’obiettivo europeo del 33% e dove in media 2/3 dei comuni offrono il servizio, nel Mezzogiorno i posti ogni 100 bambini sono solo 13,5 e il servizio è garantito in meno della metà dei comuni (47,6%). La differenza tra le due aree è di 18,5 punti.

In Basilicata le cose vanno leggermente meglio che in Campania o Calabria – 16,7 posti ogni 100 bambini – ma è chiaro che c’è davvero moltissimo da fare e, considerato il dato di Matera, che risulta in questo senso tra le città virtuose, il lavoro che va fatto è soprattutto nel Potentino. Un piccolo passo avanti è stato registrato dal 2015, ma praticamente impercettibile.

E questa carenza di asili nido, probabilmente è la causa del fenomeno degli anticipatari nel Sud. In Italia sono circa 70mila i bambini che all’età di 2 anni frequentano già la scuola dell’Infanzia. Il dato supera il 20% in gran parte delle regioni meridionali, con picchi del 29,1% in Calabria, del 25% in Campania e del 23,7% proprio in Basilicata. Dove sono più sviluppati i servizi prima infanzia, come in Valle d’Aosta ed Emilia Romagna, gli anticipatari sono rispettivamente il 5,4% e il 6,7 per cento.

E’ chiaro quindi che se vogliamo dare qualche possibilità in più alle nuove generazioni – ma anche ai territori interni, che si stanno spopolando in maniera preoccupante – è su questo fronte che bisogna investire in maniera decisa, soprattutto tenendo conto dei divari esistenti e non spostando le risorse laddove i servizi già ci sono: ecco perché questo Rapporto è importante, per avere un quadro chiaro della situazione.

«La povertà educativa dei bambini e delle bambine – spiega nel Rapporto Raffaela Milano direttrice Programmi Italia-Eu Save the Children Italia onlus – affonda le radici già nella prima infanzia, e si consolida ben prima della scuola primaria. D’altro canto, è dimostrato come un asilo nido di qualità rappresenti, per i bambini, uno strumento efficacissimo di riduzione delle diseguaglianze di ingresso nel sistema scolastico ed un investimento fondamentale per prevenire la dispersione».

Il Nido, quindi «è un servizio non solo sociale, ma educativo. Le basi gettate nei primi anni di vita condizioneranno tutto il percorso successivo». E non è un caso che proprio nei territori dove c’è maggior povertà educativa e dispersione scolastica mancano gli asili nido e questo rende anche più difficile, per le giovani donne, l’ingresso nel mondo del lavoro.

Ora il prossimo 30 aprile il Governo presenterà il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che destina ai servizi all’infanzia 4,6 miliardi di euro. Un’ultima occasione che non possiamo permetterci di sprecare.

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