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Uno studio dell’economista lucano Leonardo Cuoco invita a puntare su mobile, tessile e altre eccellenze interne per permettere che crescita e sviluppo non si “volatilizzino” ma arricchiscano il territorio

POTENZA – «Lo sviluppo delle attività di esportazione di beni e servizi costituisce la strada maestra per mettere in moto l’economia della Basilicata ai ritmi necessari per occupare l’offerta di lavoro preesistente ed aggiuntive, quelle che entrano, per scorrimento delle classi giovanili di età nel mercato del lavoro»: in sintesi, «esportare di più beni e servizi per esportare di meno il capitale umano giovanile». Lo ha scritto l’economista lucano Leonardo Cuoco nella presentazione di uno studio, intitolato «L’interscambio verso l’estero della Basilicata», pubblicato sul numero di luglio-agosto di «SpazioAperto», rivista di «Territorio». Lo studio – ha sottolineato Cuoco – ha analizzato una quantità notevole di dati, tenendo sullo sfondo il «rischio di irreversibilità del declino della regione, in assenza di politiche innovative», che non va considerato «una ‘ricercatezza’ intellettuale». Fra i tanti indicatori considerati nell’analisi, va evidenziato quello del «peso che le esportazioni regionali hanno sul totale nazionale» dal 1991 al 2015, che mostra «in tutta evidenza che le esportazioni della Basilicata sono state costantemente inferiori, e di molto, al peso che la popolazione ha nel contesto nazionale (0,97 per cento)». Infatti, «nella gran parte del periodo 1991-2015, il peso delle esportazioni regionali si è attestato tra lo 0,3 e lo 0,5 per cento del totale nazionale».

Neanche l’inserimento del settore automobilistico – «fortemente orientato all’esportazione» – ha modificato la situazione della Basilicata, ma senza l’esportazione di prodotti «interni» la regione «non sarà in grado di superare l’attuale posto marginale nella graduatoria nazionale». I dati dicono che nel 2015 l’esportazione di autoveicoli in Basilicata ha raggiunto «un peso percentuale sul totale regionale pari al 78,26 per cento», ma in totale le “componenti esterne» dell’esportazione – cioè da imprese con centri decisionali esterni alla regione – «sono costantemente al di sopra dell’85 per cento del totale regionale, raggiungendo addirittura il 94,33 per cento nel 2015». Le esportazioni “interne» lucane hanno come «due più importanti categorie i prodotti agroalimentari e i mobili”: esse «non solo hanno un peso marginale nel totale regionale, dominato dall’automobile, ma hanno un peso ‘irrilevantè anche a livello nazionale (0,2 i prodotti agroalimentari e 0,67 per cento i mobili)». Sottolineato quindi il «profondo squilibrio» tra esportazioni regionali frutto di componenti esterne e interne – «che a sua volta riflette il profondo squilibro tra ‘economia localizzata in Basilicata’ ma fortemente connessa a decisioni e strategie di soggetti esterni, ed ‘economia interna’ localizzata in Basilicata, che si incardina sulla utilizzazione di risorse locali e sul sistema delle decisioni dei soggetti pubblici e privati regionali» – lo studio evidenzia che «qualora gli orientamenti dei decisori regionali, anziché concentrarsi sul sostegno dell’’economia internà, si dirigano verso il sostegno dell’economia esterna, non si arresterebbe il declino».

C’è di più, secondo «Territorio». Analizzando i dati delle esportazioni dai «Sistemi locali di lavoro», emerge che «l’85 per cento delle esportazioni regionali sono concentrate in tre soli Sll: l’automobile a Melfi (undici comuni), il mobile a Matera (otto comuni) e il tessile a Pisticci (tre comuni)», mentre il sistema locale di Potenza (32 comuni) è l’unico «prossimo alla soglia di 100 milioni di esportazioni». Quindi, «si sta formando nel territorio regionale un nuovo profondo squilibrio – misurabile nel rapporto tra esportazioni e popolazione – tra i sistemi con esportazioni pro capite molto elevate e sistemi locali caratterizzati da un valore molto modesto di questo indicatore».

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