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Valerio Tramutoli

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POTENZA – Lega, Pd e 5 stelle uguali sono quando si parla di alcuni temi come migranti e Sud. Per questo pensare di vincere «con accordicchi», per ritrovarsi ad amministrare il giorno dopo «con le mani legate», non serve. E non porta nemmeno i voti necessari per raggiungere il traguardo. Così a Potenza l’anno scorso, tra un mese ad Avigliano e Lagonegro, e la prossima primavera a Melfi e Rionero. A costo di rimandare l’appuntamento di altri 5 anni spianando la strada agli altri. Ne resta convinto Valerio Tramutoli, presidente di La Basilicata Possibile (Lbp), un anno dopo l’exploit alle regionali del 24 marzo, col 4% complessivo e il 9% raccolto nel capoluogo, seguito dalla sconfitta per un pugno di voti, tre mesi più tardi, alle comunali di Potenza.

Il professore di telerilevamento ambientale dell’Università della Basilicata nelle scorse settimane si è seduto più volte ai tavoli convocati dal centrosinistra per provare a proporre delle candidature unitarie nei centri più importanti che andranno al voto a settembre. Ma alla fine non se n’è fatto nulla.

I 5 stelle aprono a livello nazionale ad alleanze per le elezioni comunali e regionali in chiave anti Lega e centrodestra, mentre Lbp e Pd non riescono a trovare un’intesa nemmeno in uno dei comuni lucani che andranno al voto il 20 e il 21 settembre, col rischio di condizionarne l’esito in maniera irreversibile. Come mai?

«(Ride). Mi chiedo su quali elementi valoriali e programmatici pensano di trovare un accordo a livello nazionale. Lbp esiste per provare a dare una rappresentanza alla brava gente del centrosinistra e a chi segue il pensiero di Papa Francesco su accoglienza e ambiente. Non c’è nessuna novità in questo accordo tra Pd e 5 stelle da questo punto di vista se penso all’autonomia differenziate, alla divisione tra richiedenti asilo e migranti economici, decreto sicurezza, agli accordi con la Libia per rendere più efficienti i loro lager, alla ripartizione della spesa pubblica tra Nord e Sud. Si affidano questi temi a satrapie locali per cui in Emilia Romagna si sostiene un candidato che vuole l’autonomia differenziata senza prima fissare i livelli essenziali delle prestazioni, che lo Stato deve garantire ai cittadini secondo la Costituzione, e a Reggio Calabria si sostiene una cosa diversa. Sono anni che al Mezzogiorno vengono sottratti 60 miliardi e più sulla spesa in sanità, scuola e infrastrutture. Io sono stato contento che hanno fatto questo governo perché cristallizzare la peggiore Lega sarebbe stato un dramma, e nell’emergenza credo che siano state fatte anche cose buone. Penso al sisma bonus che noi avevamo proposto in campagna elettorale. Penso al ministro Francesco Boccia che ora dice di voler utilizzare i fondi in arrivo dall’Europa per i livelli essenziali delle prestazioni. Ma se si parla solo di 6/7 miliardi per infrastrutture al Sud mentre negli ultimi 18 anni ne sono stati tolti 900, restiamo alla filosofia nordista. Se per lisciare il pelo ai 5 stelle il Pd si schiera per il referendum sul taglio dei parlamentari si commette di nuovo lo stesso disastro fatto con la riforma del titolo V della Costituzione abbracciando l’antipolitica. Quindi di che centrosinistra parliamo? Dopo di che se a livello locale ci possono essere deviazioni o condivisioni dipende dal livello locale, ma anche da questi discorsi valoriali che per qualcuno non contano più. Perché abbiamo candidati buoni sia per il centrosinistra che per la destra, saltafossi, chi si maschera dietro liste civiche. Perciò quando dicono “facciamo la barriera contro la destra” mi facessero capire in concreto quale è la differenza. Questa roba qui a livello locale si traduce in una politica di opportunisti in cui ci si mette la maglietta di chi vince. Così il Pd è ridotto a un’organizzazione per bande più che per correnti, dove non si vota il partito ma l’uno o l’altro non per il partito ma a seconda di dove ci si posiziona. Ed è una cosa inguardabile che sarebbe tollerabile in una regione ricca ma è inaccettabile in Basilicata dove ragazzi sono costretti ad andarsene. Non ce lo possiamo permettere».

A proposito di cose concrete. Lei è consigliere comunale a Potenza dove Lbp è stata accusata da Pd e alleati di “intelligenza col nemico”, vale a dire l’amministrazione guidata dal leghista Mario Guarente, per non aver alzato le barricate rispetto al cambio ai vertici dell’Acta, la municipalizzata di rifiuti, verde pubblico e parcheggi del Comune, tra lo speranziano Enrico Spera e il forzista Camillo Naborre. Non vi convincevano i rilievi avanzati dal resto dell’opposizione?

«Sono state dette cose false e in maniera sguaiata, screditando una posizione politica con metodi che non appartengono alla tradizione del centrosinistra. Io non ho il piacere di conoscere Naborre. Trovo curioso però che le critiche vengano da chi ha amministrato la città negli ultimi 5 anni e ha nominato il suo predecessore con metodi analoghi. Acta è una società del Comune di Potenza, interviene su temi determinanti per la qualità della vita delle persone. È normale che il suo responsabile sia di fiducia del sindaco, che se lavora bene o male ne risponderà comunque al 100%. Se poi è una persona brava e competente meglio. Ma non facciamo i sepolcri imbiancati. Non mi pare che in passato questo incarico sia stato affidato per competenza. Valuteremo Naborre su quello che farà. Chiederemo un incontro come Lbp e vedremo se è disposto a sentire nostre proposte. Sui revisori dei conti non abbiamo espresso alcuna preferenza. Non abbiamo trovato nessun profilo adeguato tra i nostri e abbiamo valutato gli altri. Ci accusano di non aver partecipato a una riunione per discutere di questa cosa col resto dell’opposizione. Non è vero. L’unica riunione a cui non abbiamo partecipato è quella sull’assegnazione della vicepresidenza della sesta commissione che era del nostro Franco Casella, dimessosi dal consiglio, per cui ci pareva naturale che fosse indicato il consigliere subentratogli, Vincenzo Biscaglia. Invece si è deciso in nostra assenza che andasse ad Angela Blasi».

È vero che prima del ballottaggio alle comunali di Potenza le era stato offerto il sostegno di parte del centrosinistra in cambio di un’assicurazione sulla conferma di Spera ai vertici dell’Acta?

«Questo non me lo ricordo. Avevamo capito che c’era forte interesse su questa nomina, ma non c’è stato alcun tipo di discussione, di trattativa, o di accordo sulla base di Acta».

Ad Avigliano, quando avete presentato la candidatura a sindaco di Adriana Rosa, a chi le chiedeva se non pensavate di avvantaggiare il centrodestra lei ha risposto che non l’ha appassiona il tema dell’unità a sinistra, e che a Potenza lei ha perso al ballottaggio, come noto, non per la mancanza di voti a sinistra ma per i voti passati da sinistra a destra, per permettere a qualcuno rimasto fuori dal consiglio di recuperare un seggio. È sicuro di non farsi condizionare dal desiderio di rivalsa personale per l’accaduto?

«Ma no, figuriamoci. Noi abbiamo questo difetto di dire sempre cose semplici così evitiamo di smentirci come i bugiardi che dimenticano quanto detto prima. Se c’è un giudizio negativo sull’amministrazione precedente, e questa secondo il senso comune era la situazione a Potenza ed è la situazione ad Avigliano, è ovvio che se vuoi rappresentare l’alternativa alla destra devi rappresentare un cambiamento più forte, più qualificato e più credibile. Mi meraviglia che alcuni nostri ex consiglieri comunali, come Angela Fuggetta e Pierluigi Smaldone, passati al gruppo misto e poi nel centrosinistra a trazione Roberto Falotico, abbiano dimenticato che se siamo arrivati al ballottaggio è stato perché abbiamo lottato per il cambiamento. Non contro la destra. A noi l’antifascismo e l’antisovranismo non ci basta. Non siamo mica sardine. Non basta essere contro. Ad Avigliano come a Potenza se vuoi essere cambiamento non puoi dare l’idea di essere in continuità, e se si annuncia che Fratelli d’Italia potrebbe sostenere un candidato di centrosinistra vuol dire che ci si veste di bandiere solo per prendere in giro la brava gente e costruire carriere personale. Ad Avigliano la lotta è tra noi e la destra, perché il centrosinistra, come avviene a Potenza, è la forza più conservatrice che ci sia perché deve difendere quello che è stato fatto, anche di male. Noi non possiamo pensare di governare con chi ci dice “ma questa cosa è fatta bene”, o che se andiamo a guardare dentro le carte ci dice di non farlo. Al di là della qualità delle persone. Se il giudizio sulla qualità dell’amministrazione fosse diverso, penso a Tito dove c’è Graziano Scavone ed è più che buono, avremmo detto benissimo, andiamo in continuità e cercare di fare meglio. Altrove, imbarcare pezzi vecchia amministrazione toglierebbe credibilità quando si parla di discontinuità. Altrimenti si rischia non solo di perdere ma di non rappresentare più nulla. Di rientrare nel gioco della politica in cui pur di vincere uno fa accordi di basso profilo. Noi non ci stiamo e pensiamo che questa cosa la gente la capisce. Noi non facciamo vincere la destra, proviamo a vincere noi».

A Lagonegro che succede? Quali sono le ragioni alla base del no alla candidatura dell’ex vicensindaco Giovanni Santarsenio dopo l’accordo con chi gli contendeva la candidatura, vale a dire quel Salvatore Falabella su cui Lbp, in precedenza, si era espresso favorevolmente?

«A Lagonegro abbiamo un giudizio negativo sulla vecchia amministrazione per questo non riteniamo che sia opportuno imbarcarne pezzi, tuttalpiù persone che vengono da quei partiti. Noi vogliamo l’unità, ma sul rinnovamento. Falabella è un esponente del Pd, con un ruolo a livello nazionale. A lui saremmo stati favorevoli. Ma questo giochetto con Santarsenio per decidere chi fa il sindaco e chi fa altro non ci appassiona. Ovviamente c’è Lagonegrese possibile che con diverse associazioni prenderà le decisioni conseguenti».

A Matera invece?

«A Matera abbiamo sostenuto il progetto di Coalizione civile che voleva essere un’occasione per allargare il campo sull’onda di quanto fatto da Lbp. Ora che questa cosa si sia risolta nella decisione di saltare questo turno è una cosa che non mi entusiasma, visto che è un processo partito anche bene da un anno, con gruppi di lavoro, scrittura del programma eccetera. È una decisione che devo rispettare naturalmente. Lbp però mantiene la sua autonomia e nel prossimo direttivo valuteremo se su Matera ci sono proposte che rappresentano al meglio le nostre politiche a cui esprimere sostegno. Visto spettacolo dato da Matera negli ultimi mesi penso che una lista così sarebbe proprio necessaria per evitare di dover decidere tra vecchio e vecchissimo».

Quindi lei non crede al civismo, che in questa come in tante altre consultazioni amministrative, soprattutto nei comuni più piccoli, riesce a mettere insieme persone con orientamenti politici diversi?

«Io non sono un civico. Bisogna fare la politica. Il civismo è una cosa un po’ asessuata che non mi appartiene».

Cosa risponde a chi le dice che le gloriose sconfitte vanno bene per i film ma la politica è amministrare per il bene dei cittadini, anche a costo di sporcarsi le mani?

«Le gloriose sconfitte dovrebbe attribuirsele chi le ha determinate. Noi siamo nati ieri e siamo diventati la prima forza politica a Potenza, con una seconda lista che ha preso gli stessi voti del Pd. Non facciamo testimonianza. Siamo un po’ radicali sull’attaccamento ai valori della Costituzione, ma non parliamo di portare i cosacchi nelle piazze lucane. Noi non preferiamo perdere pur di non sporcarci le mani ma abbiamo rispetto dei cittadini che spero che sappiano associare lo schifo che vedono al voto che esprimono. Altrimenti sarebbero masochisti. Il nostro bacino è molto valido. Se invece facessimo accordicchi, vincere che che senso avrebbe? Con le mani legati con quelli di prima per le solite spartonze. Io penso che i cittadini non voterebbero in massa una forza politica che dicendo di essere realista vuole solo la conservazione di quello che c’è».

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