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L’intervento degli inquirenti nella villa dove si è svolta la festa

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MARCONIA di PISTICCI (MATERA) – «La brutalità, la gravità ed efferatezza delle violenze commesse con modalità subdole, avrebbero potuto essere reiterate nei confronti di altre donne». Non ha dubbi, il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Matera, Angelo Onorati, quando nell’ordinanza di arresti cautelari in carcere delinea il profilo dei primi quattro membri del branco, che la notte di una settimana fa hanno selvaggiamente stuprato due 15enni inglesi (una originaria di Marconia), durante la festa di compleanno di un 47enne, in una villa di via San Giovanni Bosco a Marconia di Pisticci.

Alberto Lopatriello (22), Alessandro Zuccaro (21) e Giuseppe Gargano (19) non hanno avuto ancora alcun pentimento, né sembrano aver realizzato la gravità di quanto commesso, come racconta al Quotidiano l’avvocato di una delle due vittime, Giuseppe Rago, il quale parla di un’uscita dal commissariato di Marconia con lo sguardo spavaldo e di sfida, tipico di chi non prova rimorso, né pentimento.

Qualche traccia di questi nobili sentimenti, seppure conseguenti a un grave errore commesso, l’avrebbe manifestata il più grande del gruppo, il 23enne Michele Masiello, l’unico che ha chiesto di essere sentito dal pubblico ministero Anna Franca Ventricelli. Lui ha cercato di alleggerire la sua posizione, parlando goffamente di un “rapporto consenziente” e riducendo la sua partecipazione alla violenza, tuttavia agevolando l’individuazione degli altri del branco.

E’ certo che le due ragazzine siano state intenzionalmente drogate (LEGGI LA NOTIZIA), prima di subire lo stupro: «Siamo andate alla festa senza conoscere nessuno. -hanno dichiarato agli inquirenti- All’inizio c’erano una ventina di persone, poi sono venuti altri (in totale c’erano almeno 40 partecipanti ndr). Abbiamo bevuto qualche bicchiere di Gin Lemon, offertoci da alcuni ragazzi che noi non conoscevamo, poi ci hanno chiesto anche l’età. Subito dopo, però, io e la mia amica ci siamo sentite male. Non abbiamo fatto uso di droghe. Qualcuno ha messo qualcosa nel nostro drink».

La richiesta dell’età, rappresenta certamente un’aggravante, perché significa che gli arrestati (certamente non gli unici responsabili del fattaccio), erano ben consapevoli di aver drogato e di voler violentare due minorenni, seppure poco più giovani di loro. Un gesto premeditato, dunque, considerato dai membri del branco “normale, ordinario”, come conferma il fatto che i quattro arrestati avevano fornito poco prima alle due ragazzine i dati del loro profilo Instagram (Lopatriello e Masiello), consentendo loro di riconoscerli ed individuarli. Cosa che non è stata ancora possibile per gli altri stupratori, almeno altri 4, sui quali si stanno concentrando le indagini. «Uno dei ragazzi, che mi disse di chiamarsi Michele (Masiello ndr) -ha testimoniato ancora una delle ragazze, sentite alla presenza di un assistente sociale e di un interprete- mi ha chiesto di andare fuori con lui. Mi ha portato nel retro della casa e ho visto che ci seguivano anche i suoi amici. Ho provato a ritornare verso la festa, ma ricordo che loro hanno iniziato a baciarmi e toccarmi, spingendomi verso il retro. Non so cosa stesse facendo la mia amica ma ricordo che era anche lei con un ragazzo che ha detto di chiamarsi Alberto (Lopatriello ndr)».

Il racconto si fa drammatico: «Mi spingevano verso un’auto. Erano almeno in cinque. La zona era poco illuminata. Mi hanno colpito e, a turno, hanno approfittato di me». Parole come pietre, confermate dai filmati delle telecamere di sorveglianza interne della villa, che però non hanno potuto riprendere le fasi della violenza vera e propria, perché commessa in un angolo buio e nascosto del giardino. Non si sa se questa sia stata una scelta consapevole, oppure mossa solo dalla necessità di agire lontano dagli occhi indiscreti. Le due ragazze, secondo il racconto del procuratore capo, Pietro Argentino, «dopo la violenza sono tornate verso il luogo della festa, hanno ritrovato la sorella maggiore trentenne con la quale avevano raggiunto quel luogo, si sono chiuse in bagno con lei e le hanno raccontato il tutto e una volta a casa hanno chiamato il 118». Nel frattempo, una delle invitate, avrebbe esclamato verso la sorella maggiorenne delle ragazzine: «Non rovinate la festa. Non chiamate la polizia perché questa è la festa di un mio amico».

Nella prossima settimana l’incidente probatorio e gli interrogatori di garanzia dei quattro giovani arrestati venerdì dalla polizia e degli altri tre indagati a piede libero, Rocco Lionetti, Michele Leone e Egidio Andriulli. Sono, invece, ancora da definire il ruolo e l’eventuale responsabilità di un ottavo giovane, che avrebbe fatto parte del branco. Le due ragazzine dovranno restare in Italia almeno fino all’incidente probatorio. Intanto proseguono le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Matera, per far luce anche sulla circostanza che prima di essere stuprate le due minorenni siano state drogate. La polizia sta continuando ad ascoltare altre persone presenti alla festa in villa ed effettuando ulteriori rilievi anche sul materiale sequestrato agli indagati, tra cui anche i telefoni cellulari, con cui (come spesso accade) potrebbero aver filmato lo stupro. Un episodio gravissimo, che appesantisce ulteriormente l’alone nero intorno alla comunità di Marconia, troppo spesso teatro di violenze e reati efferati. Come quello della nipote che ha ucciso il nonno per l’eredità, o l’omicidio Barbalinardo, un altro brutto caso che ha coinvolto due ragazzi da poco maggiorenni.

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