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Il luogo del delitto

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MATERA – Restano in carcere, Michele Masiello e Alberto Lopatriello, i due giovani pisticcesi di 23 e 21, arrestati lo scorso 10 settembre con le accuse di violenza sessuale di gruppo, lesioni aggravate e continuate e cessione di stupefacenti, nell’ambito dell’indagine sulle due ragazzine inglesi stuprate in una villa alla periferia di Marconia. Ieri, infatti, il tribunale del Riesame di Potenza, si è pronunciato negativamente rispetto al ricorso per alleggerire o revocare la custodia cautelare in carcere, presentato dai difensori dei due indagati, gli avvocati Emilio Nicola Buccico e Roberto Cataldo.

Con Masiello e Lopatriello, sono detenuti anche Alessandro Zuccaro e Giuseppe Gargano, di 21 e 19 anni, in manette dal primo giorno, la cui udienza al Riesame è fissata per martedì prossimo. In aula, il pubblico ministero Anna Franca Ventricelli, aveva chiesto la conferma del regime di detenzione in carcere, evidenziando soprattutto il fatto che il reato sarebbe stato commesso con le due vittime nella quasi totale incapacità di difendersi, essendo state drogate, come testimoniano le tracce di cocaina rinvenute nelle urine.

Dal canto loro, gli avvocati della difesa hanno rilevato come, durante il controesame dell’incidente probatorio, le due ragazzine sarebbero cadute più volte in contraddizione proprio sulla questione del presunto drink con dentro la cocaina. In particolare, la 15enne di origini marconesi, ha dichiarato di aver bevuto un Gin Lemon, offertole da Masiello, dopo il quale sarebbe entrata in uno stato di confusione. L’amica 16enne, invece, alla fine avrebbe dichiarato di aver solo sorseggiato una birra, che le aveva servito il barman della festa e che quasi subito avrebbe preso Lopatriello. Quindi, almeno per lei, non sarebbe chiaro chi, come e quando sarebbe stata drogata.

Resta il fatto che, evidentemente, il giudice del Riesame ha rilevato sia le argomentazioni della pm Ventricelli, che quanto specificatamente scritto dal Gip nell’ordinanza di arresto, laddove giudica i quattro in regime di detenzione preventiva, in grado di “commettere ancora reati della stessa specie” (reiterazione), considerando “l’estrema gravità, brutalità ed efferatezza degli episodi criminali, commessi mediante modalità subdole (il riferimento è proprio alla cessione delle droga contro la loro volontà per stordirle ndr), da reputare frutto di una collaudata preparazione e pianificazione, replicabile agevolmente con le stesse modalità operative, nei confronti di altre donne inermi”.

Il Gip, Angelo Onorati, scrive anche che gli arrestati sono potenzialmente “capaci di influenzare con violenza o minacce le persone offese e/o le persone informate sui fatti, al fine di indurle a ritrattare le loro dichiarazioni (inquinamento delle prove ndr)”. Tutti elementi che rafforzano la nacessità della custodia cautelare in carcere, poiché anche i domiciliari “sono inadeguati -scrive il Gip- in considerazione dell’eccessiva aggressività dimostrata dagli indagati, totalmente privi di freni inibitori sul piano sessuale”, quindi ogni misura meno afflittiva sarebbe insufficiente.

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