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Lo stadio di Tricarico

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POTENZA – Trenta anni dopo c’è una sentenza che dice che il Comune di Tricarico deve qualcosa come due milioni di euro ai frati cappuccini, per i terreni dove è stato realizzato il nuovo stadio. Peccato che non più tardi di tre anni fa, quando questa storia pareva destinata a trascinarsi in eterno, il Comune era riuscito a strappare alla Curia provinciale dei frati minori un accordo “al buio” per un quarto di quella cifra. Con tanto di clausola “null’altro a pretendere”.

E’ una beffa cocente quella arrivata ieri mattina dal Tar Basilicata per l’ordine monastico presente nel centro arabo normanno dal lontano 1479, quando era ancora sede dell’omonima contea.

Al centro del contenzioso con l’amministrazione comunale erano finiti alcuni dei possedimenti accumulati dai frati cappuccini nel corso dei secoli. Quattro particelle di terreno, per la precisione, e neanche tanto pregiate vista l’esposizione a nord. Solo che nel 1985 sono state espropriate dal Comune per «la costruzione di impianti sportivi».

Nella sentenza del collegio presieduto da Fabio Donadono (consiglieri Pasquale Mastrantuono e Benedetto Nappi) si ricorda che a seguito di quell’esproprio il nuovo stadio venne effettivamente realizzato e poi intitolato a Paolo Carbone (fratello dell’attuale primo cittadino, Vincenzo). Il Comune, ad ogni modo, non avrebbe mai emanato «il provvedimento di espropriazione definitiva entro il termine perentorio di 5 anni di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità ed indifferibilità ed urgenza». Di qui l’inizio della battaglia legale che nel 2008 è approdata al Tribunale di Matera con la richiesta, da un lato, di risarcimento «dei danni, derivanti dal loro mancato utilizzo, quantificati in 1.410.720,34 euro», e di restituzione dei terreni, dall’altro, previa demolizione del campo sportivo dove di recente è stata attrezzata anche una superficie per l’atterraggio in notturna delle eliambulanze del 118.

Dieci anni più tardi, nel 2018, la causa è stata trasferita da Matera a Potenza, nelle aule del Tar Basilicata. A questo punto, però, è intervenuta anche la mediazione tra l’amministrazione comunale, che all’epoca era guidata dall’ex sindaco Antonio Melfi, e la Curia provinciale dei cappuccini. Accordo firmato da ambo le parti con pagamento di poco successivo a definizione dello stesso di circa mezzo milione di euro da parte del Comune ai frati minori.

«Non abbiamo mai voluto davvero che fosse abbattuto il campo sportivo. La nostra intenzione era sempre quella di trovare una mediazione con l’amministrazione». Questo il commento al Quotidiano del Sud dell’avvocato della curia provinciale dei cappuccini, Elisa Di Peso, che ha confermato la validità degli accordi stipulati nel 2018 nonostante da allora non vi sia mai stata alcuna formale rinuncia al ricorso al Tar.

«Certo, adesso spiace aver fatto quella transazione». Ha aggiunto il legale, ironizzando sull’importo riconosciuto dai giudici di quasi quattro volte quello oggetto della mediazione. «Ma non avremmo mai potuto volere nemmeno il dissesto del Comune di Tricarico. Perciò va bene così».
L’amministrazione comunale è stata condannata anche a pagare 3mila euro di spese legali.

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