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Il tribunale di Matera

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DOVRA’ scontare 6 anni di reclusione, e a seguire 2 anni di libertà vigilata, il 45enne pluripregiudicato materano Antonio Largo. Lo ha deciso, ieri, il giudice della città dei Sassi, Rosa Bia, rivedendo al rialzo le richieste avanzate dall’accusa nei confronti dell’uomo, imputato per maltrattamenti, minacce e sequestro di persona ai danni dell’ex compagna. I fatti si sarebbero protratti per circa 5 anni. Tanto sarebbe durato il rapporto tra la vittima e Largo, figlio del più noto Donato alias “Ninì Uagliò”, pure pregiudicato per una lunga serie di estorsioni nei Sassi e reati vari.

«Tu non sei padrona neanche di te stessa e mi devi avvisare di tutto… anche quando vai a gettare la pattumiera, mi devi avvisare… e potrai uscire a casa solo quando ti ho autorizzato io, altrimenti devi restare chiusa in casa». Questo sarebbe stato il tenore dei discorsi dell’uomo, stando a quanto riferito dalla donna agli agenti della Questura di Matera. Quando la paura di trasformarsi nell’ennesima vittima di femminicidio l’ha spinta a raccogliere le sue cose e a scappare via. Approfittando dell’assenza di Largo, impiegato nella raccolta dei rifiuti urbani.

Agli investigatori l’ex compagna del 45enne, giudicata credibile anche dal Tribunale, ha parlato della loro relazione come un «tunnel», da cui avrebbe provato a uscire senza successo. A causa della violenza, prima verbale e poi fisica, con cui Largo l’avrebbe soggiogata. Una violenza sfrenata, accompagnata da minacce e insulti di ogni tipo. Irripetibili. «Ora ti faccio vedere chi comanda qua…» Queste, ancora, le parole dell’uomo riferite agli investigatori. «Puoi gridare quanto vuoi, non ti sente nessuno… E anche se dovesse sentirti qualcuno stai tranquilla che non viene nessuno ad aiutarti».

La donna ha raccontato di essere stata pestata in più occasioni, «sfinita» di pugni dietro alla nuca e lasciata a terra, quando non aveva più le forze nemmeno per rialzarsi. Mentre lui si metteva a tavola a mangiare come se niente fosse. Ha aggiunto di aver riassaporato la libertà, dopo l’arresto di Largo per una tentata estorsione a un ristoratore. Ma ha ammesso di essere ricaduta nella trappola a distanza di pochi mesi, quando ha scoperto di essere incinta e si è illusa che il compagno potesse davvero cambiare. «Successivamente a tale periodo – ha spiegato ancora agli investigatori – sono state talmente tante le volte in cui sono stata aggredita da Largo che non riesco neanche a ricordare, tando da considerarla, ormai, la normalità».

La violenza sarebbe scattata anche per motivi banali. Come il fatto di essere svegliati nel sonno dal pianto del figlio appena nato. E anche un primo tentativo di fuga durato un paio di mesi, durante i quali la donna avrebbe trovato rifugio dai genitori, sarebbe fallito di fronte alle rassicurazioni dell’uomo. Rassicurazioni smentite subito dopo, nonostante la “concessione” dell’uso di un vecchio telefonino, senza connessione a internet.

In seguito alla denuncia dell’ex compagna, a marzo di quest’anno, Largo era già finito agli arresti domiciliari. Ieri il giudice ha disposto nei suoi confronti anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la sospensione della potestà genitoriale e un risarcimento di 10mila euro alla donna, e di 2mila all’Associazione Telefono donna.

Proprio la presidente dell’associazione, Cinzia Marroccoli, ieri ha espresso soddisfazione per il verdetto pronunciato. «Sottolineiamo – ha aggiunto Marroccoli – che la denuncia, fatta a gennaio di quest’anno dalla signora Maria (nome di fantasia), difesa dalla nostra consulente legale avvocato Ottavia Murro, ha fatto sì che scattasse velocemente la misura cautelare del carcere e che, dopo il rito immediato, si sia arrivate alla sentenza in meno di un anno. L’associazione Telefono donna non ha mai fatto mancare il suo sostegno concreto a Maria, anche attraverso la presenza nel processo come parte civile, tramite la sua consulente legale, l’avvocato Rosadele Giugliano».

«A Maria, e alla sua piccola, che ha sempre dimostrato grandissima forza – ha concluso Marroccoli -, va l’abbraccio di noi tutte con la speranza di una vita serena e finalmente libera dalla violenza».

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